A Vicenza si vota comunque, nonostante il Consiglio di Stato

2 ottobre 2008

Il Consiglio di Stato ha reso inutile e irrealizzabile il referendum sulla costruzione della nuova base militare USA a Vicenza.

L’appiglio giuridico di questa sentenza tutta politica, è nel considerare la consultazione popolare sulla “sdemanializzazione dell’area” come inutile perché domanda dalla risposta ovvia. Ha anche aggiunto “è come chiedere ad un privato cittadino se sia favorevole ad aumentare il proprio patrimonio personale”.
Il quesito era nato per far esprimere, attraverso uno strumento di democrazia diretta, la volontà popolare: “È lei favorevole all’adozione da parte del Consiglio comunale di Vicenza, nella sua funzione di organo d’indirizzo politico amministrativo, di una deliberazione per l’avvio del procedimento di acquisizione al patrimonio comunale, previa sdemanializzazione, dell’area aeroportuale “Dal Molin” – ove è prevista la realizzazione di una base militare statunitense – da destinare a usi d’interesse collettivo salvaguardando l’integrità ambientale del sito?”

Il Consiglio di Stato ha detto che la risposta è ovvia ed è “SI”.
E per questo motivo ha annullato il referendum.
E’ come dire: giochiamo a questo gioco solo se vinciamo, altrimenti non si gioca.

E’ del tutto evidente la volontà di fermare un movimento popolare democratico e nonviolento e di favorire l’emergere di fazioni violente che possano giustificare, anche qui, l’intervento dell’esercito.

Fanno bene allora il sindaco, le organizzazioni e i movimenti a continuare, invitando i cittadini a votare comunque negli stand allestiti per le strade. E fanno bene i vicentini a votare, a esprimersi e ad alzare la voce della nonviolenza. La questione non è solo pacifista. È la difesa dell’espressione e della volontà popolare.

Nella speranza che qualche autorità discuta la sentenza come incostituzionale (l’articolo 1 dice che “la sovranità appartiene al popolo” … e non al Consiglio di Stato), è opportuna non solo una riflessione, ma anche un’azione di difesa della democrazia dai molteplici attacchi che subisce anche dagli organi di più elevato valore costituzionale.

L’attuale democrazia è puramente formale -e questo di Vicenza ne è l’ennesimo esempio- ma vorremmo abbandonare questa formalità in cambio di una democrazia reale. Non di una dittatura.

Attacco alla diversità

20 settembre 2008

di Vito Coreddu (Help to Change)
Quello che si respira oggi nella società, alimentato dai mass media e da scelte populiste e scellerate degli ultimi governi, è un vero proprio attacco alla diversità.
Chi non si omologa ai dettami e alle sirene del sistema, chi non piega la testa di fronte alle ingiustizie, chi non accetta contratti di lavoro capestro, chi appartiene a religioni, culture e tradizioni diverse, chi ha un orientamento sessuale diverso, chi non ha un permesso di soggiorno, chi vive al di sotto della soglia di povertà è percepito come una minaccia e diventa il principale colpevole degli innumerevoli problemi che oggi attanagliano la nostra società.

Questo atteggiamento così avverso alla diversità non è il frutto di una deriva razzista, xenofoba, discriminatoria nella società.
I disvalori quali l’egoismo, l’individualismo, l’arrivismo, il nazionalismo, il razzismo, il conformismo erano già presenti, non sono un fenomeno nuovo. In questo senso questi disvalori non hanno fatto nuovi adepti negli ultimi anni. Ciò che c’è di nuovo in questo momento è che quelle forze progressiste che un tempo arginavano questi disvalori introducendo continuamente nuovi spunti di riflessione e discussione e contribuendo a mantenere alto il livello culturale di questa società, quelle forze progressiste, hanno smesso di compiere il loro prezioso lavoro, quelle forze progressiste si sono ammutolite. In questo senso hanno una grande responsabilità. Bisognerebbe dire che dappertutto, piuttosto che occuparsi di essere traino verso la costruzione di una società migliore, assistiamo ancora al totale disorientamento che ha procurato la caduta del muro di Berlino, come se quel muro rappresentasse allegoricamente l’ultimo argine a difesa dell’utopia di un mondo migliore. Se i segnali di questo fenomeno si potevano cogliere ancor prima, quel momento segnerà una spartiacque dove ciò che rimane è una certa e triste nostalgia per i tempi andati.

In questo paesaggio che s’inserisce la Manifestazione Nazionale Antirazzista del 4 ottobre 2008 con la giusta pretesa di rompere questo clima così nefasto.

E’ una manifestazione costruita dal basso, da quelle organizzazioni che umilmente e senza secondi fini si sono adoperate per la difesa dei diritti umani, per la difesa della diversità, trovando nell’umanesimo socialista, cristiano, esistenzialista e anarchico e universalista una fonte di ispirazione per reagire all’ingiustizia e guardare con altri occhi al futuro.

E’ una manifestazione che esprime la diversità, la diversità etnica, religiosa, culturale e politica. Ed è per questo motivo che questa manifestazione continua ad essere taciuta dai mass media e osteggiata dalle grandi sigle sindacali o da quei partiti della “sinistra” che un tempo si trovavano in parlamento.

E’ una manifestazione che si ricollega storicamente alla manifestazione del 3 febbraio ‘96 quando 50.000 persone scesero in piazza per contestare apertamente il Decreto Dini sull’immigrazione. Anche in quel momento quelle stesse forze oltre che disertare cercarono di boicottare, salvo poi fare il mea culpa il giorno dopo.

Questa manifestazione, certamente potrà dar fastidio a molti e molti vorrebbero che questa fallisca magari facendo in modo che qualche “imbecille” cominci a giocare con la polizia al “piccolo teppistello”, permettendo ai mass media di riempire il giorno dopo alcune pagine dei loro giornali con la descrizione di arresti e incidenti, alimentando ancora nell’opinione pubblica razzista e violenta la convinzione che gli immigrati e chi li difende sono un virus per questa società.

Questa manifestazione deve essere pacifica e soprattutto nonviolenta. Dovrà evidenziare la nonviolenza come risposta alla logica violenta di questo sistema quindi non solo per una questione di convenienza ma anche morale, dovranno essere isolati e “cortesemente”. espulsi dal corteo tutti coloro che intendono manifestare con altri intenti. Con questo voglio pensare ai centinaia di immigrati che nella condizione di clandestini si troveranno fortemente esposti alle forze dell’ordine. Questi esseri umani coraggiosi ma privi del permesso di soggiorno, l’ultima cosa di cui avrebbero bisogno è quella di assistere ed essere coinvolti in scontri violenti con la polizia.

In ultimo, se questa manifestazione è antirazzista non lo è solo per negare quell’atteggiamento negativo quale il razzismo ma anche per salutare l’immigrazione e la diversità come un elemento prezioso per questa società decadente affinché trovi nuovi modi di essere e di percepire l’esistente.

Evo ed il popolo boliviano affrontano il razzismo e l’odio dell’antiumanesimo

15 settembre 2008

di Tomás Hirsch
Portavoce del Nuovo Umanesimo per l’America Latina


L’opposizione boliviana non ha ottenuto l’appoggio popolare nel recente referendum, dove è stata sconfitta con più del 66% dei voti. Non ha nemmeno ottenuto l’appoggio internazionale per abbattere il governo di Evo Morales.
Invece di accettare la sconfitta come avviene in un processo democratico, ha preso una decisione abominevole e mostruosa: destabilizzare il governo boliviano a qualunque prezzo, senza occuparsi della vita delle persone, mettendo in pericolo tutta la società nel disprezzo dei loro stessi figli e del loro stesso sangue.

Nonostante al governo Bush restino pochi mesi, c’è ancora tempo sufficiente per continuare a procurare disastri all’umanità, in Georgia, in Iraq, in Afghanistan ed ora anche in Bolivia.
L’espulsione dell’ambasciatore nordamericano a La Paz è un atto coraggioso ed un appello a tutta la comunità internazionale affinché si ostacoli l’interventismo nordamericano che appoggia un’opposizione malata di odio e violenza.

Chiediamo a tutti i governi del mondo che convochino l’ambasciatore degli Stati Uniti in ogni paese per dare spiegazioni di quello che sta succedendo in Bolivia. Non possono permettere questo intervento senza una minima dimostrazione di preoccupazione. Gli Stati Uniti devono sapere che il mondo è cambiato e che non si può incentivare la divisione in fazioni all’interno dei paesi.

Chiediamo al popolo boliviano, in particolare a quello che appoggia l’opposizione, che non si lasci trascinare dai discorsi accesi e non si lascino contagiare dall’odio, gli insulti, il razzismo, l’isteria dei leader irresponsabili che rischiano le vite altrui per i propri interessi.

Chiediamo al popolo boliviano, a quello che sta con Evo ed il processo di trasformazione, che resista in forma nonviolenta ad ogni provocazione, che resista alle offese e continui la sua lotta nonviolenta, che si unisca in questo momento intorno alla figura di Evo Morales perché non è il momento per discussioni né divisioni; è il momento di resistere attraverso la nonviolenza, di unirsi ed avanzare verso il referendum sulla Costituzione.

Gli umanisti del mondo sono uniti nell’esigere dai governi il ripudio dell’intervento nordamericano in Bolivia.
Chiediamo ai nostri governi che appoggino con decisione il mandato popolare che il popolo boliviano ha espresso democraticamente nel recente referendum.

Da parte nostra, esprimiamo la nostra totale solidarietà ed appoggio al Presidente della Bolivia, Evo Morales ed al popolo boliviano che cerca di costruire un futuro migliore.

info: www.tomashirsch.org

La Nonviolenza al centro dell’Europa

8 settembre 2008

Tre giorni di conferenze, tavole rotonde, dibattiti, laboratori, testimonianze e spettacoli, esposizioni di artisti vari. 10.000 partecipanti previsti da tutta Europa. Centinaia di associazioni e persone impegnate nel mondo del pacifismo e del volontariato che lavoreranno per la costruzione di un’Europa aperta al futuro, ricca nelle sue diversità, accogliente nelle istituzioni, nonviolenta e solidale. Con il patrocinio di: Comune di Milano, Provincia di Verbano Cusio Ossola, Comune di Cinisello Balsamo, Comune di Agrate Brianza, Provincia di Ferrara, Provincia di Pesaro e Urbino, Provincia di Rovigo.

I Forum Umanisti iniziano nel 1993, con il Primo Forum Mondiale che si è svolto a Mosca il 7 Ottobre, il secondo nel 1994 a Città del Messico e il terzo nel 1995 a Santiago del Cile.
Negli anni successivi si è avviato un processo di regionalizzazione. Vaste aree geografiche, nelle quali i popoli che lì risiedono condividono storia, tradizioni e cultura comuni, hanno cominciato ad assumere un’importanza crescente nel contesto più generale della mondializzazione. Si è reso quindi necessario l’incontro fra i popoli che convivono all’interno di queste grandi regioni e così hanno iniziato a svilupparsi i Forum Umanisti Regionali.
In Europa il primo Forum Umanista, si è tenuto a Lisbona nel novembre 2006, preceduto dagli incontri di Madrid (1999), Praga (2003) e Budapest (2004).
Nell’anno 2006 si sono realizzati il primo Forum Africano, il primo Forum Asiatico-Pacifico, il primo Forum Latino-Americano e il primo Forum Europeo. Nel 2007 a New York, si è svolto il primo Forum della regionale Nord Americana.


Elenco dei testimonial che hanno confermato ad oggi la loro presenza:

Luisa Morgantini Italia – Vice-presidente del Parlamento Europeo
Ottavia Piccolo Italia – attrice
Maria Cuffaro Italia – giornalista
Giulietto Chiesa Italia – Europarlamentare
Monica Frassoni Italia- Europarlamentare e presidente del Gruppo dei Verdi al Parlamento Europeo
Pina Grassi Italia – Addio Pizzo, Libero Futuro, Associazione antiracket Libero Grassi
Giovanni Impastato Italia – Associazione Peppino Impastato – Casa Memoria di Cinisi
Paolo Bolognesi Italia – Presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980
Angelo Baracca Italia – Professore di Fisica all’Università di Firenze
Pol D’Huyvetter Belgio – International Office, Mayors for Peace 2020 Vision Campaign
Rita Borsellino Italia – Progetto L’altra Storia
Esteban Elmer Catarina Bolivia – Ambasciatore della Bolivia in Italia
Hans Kristensen USA – Director, Nuclear Information Project, Federation of American Scientists, Washington, D.C. (videomessaggio)
Emilio Molinari Italia – Presidente del Comitato Italiano Contratto Mondiale sull’Acqua
Jan Tamas Repubblica Ceca – Portavoce del movimento contro le basi in Repubblica Ceca
Angelica Romano Italia – Comitato Pace, Disarmo e Smilitarizzazione del territorio, Napoli
Noam Livne Israele – Refusnik e attivista antimilitarista
Lindis Percy Gran Bretagna – Coordinatore Campaign for the accountability of American bases – CAAB
Massimo Zucchetti Italia- Professore di Impianti Nucleari dell’Università di Torino
Marco Deriu Italia – sociologo
Roberto Burlando Italia- economista presso le Università di Torino ed Exeter
Guido Morisco Italia – Presidente del Consiglio Nazionale dei Bahá’í d’Italia e Membro della consulta interreligiosa del Comune di Roma
Giuseppe Robiati Italia – Co-fondatore dell’EBBF – European Bahà’ì Business Forum
Marco Romoli Italia – Presidente Un tempio per la pace Firenze
Gabriele Mandel Italia – Vicario generale per Italia della Confraternita Sufi Jerrahy Halveti
Vittorio Bellavite Italia – Coordinatore nazionale di Noi Siamo Chiesa, affiliata a “International Movement We Are Church” (IMWAC)
Manuela Sadun Paggi Italia – Comunità Ebraica Firenze
Dijana Pavlovic Italia – artista e scrittrice comunità Rom
Mouelhi Mohsen – rappresentante Sufi
Carlo Giudicepietro Italia – portavoce Centro delle Culture
Manuela Dviri Vitali Norsa Israele – Giornalista, scrittrice ed esponente del movimento pacifista israeliano
Giuseppe Santagada Italia – Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada
Deborah Lambillotte Belgio – International Lesbian and Gay Association (ILGA)
Peter Tatchell Gran Bretagna – Outrage
Andrea Barberini Italia – Gruppo Emmanuele, Associazione Gay Cattolici, Padova
Marianella Kloka Grecia – Redattore della rivista LGBT City Uncovered
Grigoris Vallianatos Grecia – attivista LGBT, avvocato e membro del PASOK
Luca Poma Italia – portavoce nazionale “Giù le mani dai bambini”
Antonio M.C. Monopoli Italia – Esperto in roboetica

Programma
Venerdì 17 ottobre dalle 15.30 alle 24.00
al Palazzetto dello sport – Palalido

Sabato 18 ottobre dalle 10.00 alle 19.00
all’Università degli studi di Milano – Bicocca.
Dalle 21.30 Concerto per la Nonviolenza
al Palazzetto dello sport – Palalido

Domenica 19 ottobre dalle 14.30 alle 19.00
al Palazzetto dello sport – Palalido

Sposati con chi vuoi tu!

13 febbraio 2008

Gli umanisti di Roma il 14 febbraio dalle ore 15 a Ponte Milvio organizzano un San Valentino molto speciale: “Giornata della libera celebrazione del matrimonio”.

Il motto della giornata sarà: “Le vie dell’amore sono infinite. Il 14 febbraio sposati con chi vuoi tu”.
Con questo evento si vuole riportare l’attenzione non solo sul tema della tutela delle coppie di fatto, ma anche sul dare la possibilità a coppie dello stesso sesso di potersi sposare. Il Partito Umanista crede fermamente nella libertà di scelta e nella tutela dei diritti civili per tutti gli esseri umani a prescindere dal loro orientamento sessuale. Per gli Umanisti il matrimonio è sacro sancendo, da secoli e nelle più differenti culture, un vero e proprio passaggio di stato dinnanzi alla società di appartenenza. Ogni essere umano ha il diritto di poter sperimentare questo passaggio e questo diritto non può essere pregiudicato dall’orientamento sessuale di chi decide di compiere questo passo. In questa prospettiva è un dovere morale e civile dare l’opportunità anche alle coppie omosessuali di potersi sposare e di legittimare la loro unione. Ogni Essere Umano deve avere diritto a vivere la sua vita pienamente, ha diritto ad essere felice e, se vuole, ha diritto a sposarsi. Attraverso il matrimonio, oltre alla sua valenza interna e simbolica, vengono riconosciuti e tutelati molti diritti. E i diritti umani devono essere universali, non solo per gli eterosessuali.

L’obiettivo della giornata è sposare “simbolicamente” tantissime coppie, di ogni orientamento sessuale. Un modo originale per dare voce a chi vuole veder tutelati i propri diritti senza dover essere necessariamente etero e riportare l’attenzione sul tema dei PACS, DICO ecc., trascurato e messo in sordina da quasi tutte le forze politiche perché spinoso. Invitiamo più coppie possibili a sposarsi simbolicamente. Invitiamo a partecipare inoltre tutti coloro che vogliono dare voce ad una politica che vuole essere realmente a tutela dell’individuo, di qualsiasi etnia, religione, sesso e anche di qualsiasi orientamento sessuale. Le vie dell’amore sono infinite. Scegli la tua e rispetta quella degli altri. Perché ogni essere umano ha diritto alla libertà di scelta.

Il caso di European Telecom International contro la Bolivia deve essere bloccato

15 gennaio 2008

863 gruppi di cittadini chiedono al presidente della Banca Mondiale di rispettare il ritiro della Bolivia dalla corte arbitrale. È necessaria una visione indipendente sull’arbitraggio investitori-stato, sui diritti umani e sulla povertà globale

Martedì 15 gennaio più di 800 gruppi di cittadini di 59 paesi in tutti i continenti presenteranno una petizione al Presidente della Banca Mondiale Robert B. Zoellick, esprimendo preoccupazione sul Centro Internazionale per la Risoluzione delle Controversie sugli Investimenti (ICSID, International Center for the Settlement of Investment Disputes), il cui presidente del Consiglio di Amministrazione è il sig. Zoellick.

Nel maggio scorso il governo della Bolivia è diventato il primo paese al mondo a ritirarsi dall’ICSID, citando la documentazione della corte come in favore di limitati interessi aziendali rispetto al bene pubblico. Tale corte ora si rifiuta di rispettare le azioni del governo boliviano e ammette il proseguimento di un caso presentato da una società di telecomunicazioni europea.

La petizione globale riflette le crescenti preoccupazioni nel mondo rispetto a un sistema di diritti degli investitori che indebolisce la democrazia e i diritti umani. Molti gruppi firmatari hanno conosciuto questi problemi attraverso il noto caso di Betchel contro la Bolivia. Nel 2001 una filiale di Betchel ha citato in giudizio il paese più povero del Sud America rispetto a un progetto di privatizzazione dell’acqua fallito. Dopo cinque anni di pressione pubblica, la società ha abbandonato il caso nel 2006.

Come si indica nella petizione, la Bolivia è solo uno dei numerosi governi che stanno sfidando le protezioni eccessive degli investitori negli accordi di libero commercio e nei trattati bilaterali di investimento. ICSID è il meccanismo più utilizzato per far rispettare tali regole.

Sebbene il governo boliviano abbia seguito procedure corrette nel ritiro dall’ICSID, è prevista la creazione di un tribunale in tempi brevi per esaminare un caso presentato da Euro Telecom International (ETI), una società costituita nei Paesi Bassi tra i cui proprietari si trovano Telecom Italia e la spagnola Telefónica. ETI possiede il 50% di ENTEL, che fornisce oltre il 60% dei servizi telefonici della Bolivia.

Tra i firmatari si trovano 863 organizzazioni sindacali, ambientali, religiose, di consumatori, di piccoli agricoltori, per i diritti umani, di donne, per lo sviluppo e per la pace di cinque continenti. L’Institute for Policy Studies, un’organizzazione di ricerca con sede a Washington, DC, è stato il promotore iniziale della petizione.

Per avere copie complete della petizione dei cittadini in:
Inglese
Spagnolo
Italiano
Portoghese
Francese

Pierino torna a scuola

16 dicembre 2007

Affrontare concretamente il problema della repressione della vivacità delle nuove generazioni, impedire l’utilizzo del potente psicofarmaco “Ritalin”: l’Associazione umanista “Nessuno Tocchi Pierino” realizza una doppia vittoria, la convocazione di un tavolo tecnico nel IV Municipio di Roma e l’apertura delle scuole per la realizzazione di un percorso formativo nonviolento

IL 22 novembre, in una biblioteca del IV Municipio di Roma, c’è stata un’Assemblea pubblica “sull’iperattività ed i nuovi disagi infantili” contro l’uso degli psicofarmaci ai bambini.
Un centinaio di persone hanno partecipato con interesse ai temi proposti da Monia Felli, portavoce dell’associazione umanista Nessuno Tocchi Pierino e dei 6 relatori presenti.
E’ stato coinvolto il presidente del IV Municipio che, grazie alla pressione dei “Pierini”, ha convocato un tavolo tecnico entro la fine dell’anno, per discutere il tema con esperti, istituzioni e associazioni. Inoltre il presidente dell’Istituto di Ortofonologia, Federico Bianchi, ha messo a disposizione il suo staff per il tavolo tecnico e per le iniziative che ne seguiranno.
Ad intervenire tra l’altro c’è stata Marina Cornacchia (presidente della Consulta Capitolina sulla Salute Menatale) che si è data disponibile ad un incontro per coinvolgere il Comune di Roma.
Con i pedagogisti e gli psicologi dell’Associazione Aurora, intervenuti tra i relatori, verrà preparata la relazione per il tavolo tecnico al municipio.
Tra i presenti i dirigenti scolastici delle scuole del Municipio, insegnanti, psicologi e addetti ai lavori e anche l’assessore del Comune di Roma per per politiche educative e scolastiche.
A seguito dell’incontro i dirigenti scolastici hanno aperto le porte delle scuole ai volontari di Nessuno Tocchi Pierino per la realizzazione di un percorso formativo basato sulla nonviolenza e il ludismo nelle scuole, con l’obiettivo di proteggere e incoraggiare la vivacità mentale delle nuove generazioni, quelle che trasformeranno il mondo.
www.nessunotocchipierino.it

Agnoletto: “Incomprensibili le dichiarazioni di Napolitano”

14 dicembre 2007

Sabato 15 dicembre grande corteo a Vicenza, contro la base militare USA, contro la guerra e contro la totale subalternità dell’Italia e dell’Europa alla politica militare degli Stati Uniti.

«Trovo incomprensibile che il Presidente della Repubblica confermi e rassicuri l’amministrazione Usa su un atto di subalternità del nostro Paese, mentre dovrebbe garantire e rappresentare l’autonomia dell’Italia. Domani a Vicenza migliaia di persone manifesteranno per chiedere al governo di bloccare il progetto di ampliamento della base americana ma anche per dire ‘no’ a questa totale subalternità dimostrata dall’Italia e anche dall’Europa verso le scelte degli Usa». Così Vittorio Agnoletto, eurodeputato della Sinistra unitaria europea, ex portavoce del Genoa social forum, alla vigilia del corteo di domani, organizzato dal comitato No Dal Molin. «La sudditanza alla strategia nordamericana risulta ancora più inaccettabile nel momento in cui negli stessi Stati Uniti cresce il dissenso interno all’opinione pubblica proprio su come l’amministrazione Bush ha gestito la politica estera e i conflitti armati. Anche l’accelerazione che gli Stati Uniti vogliono imporre al percorso verso l’indipendenza del Kosovo altro non è che una vergognosa espressione della volontà degli Usa di dislocare e potenziare le loro basi militari. Vicenza e il Kosovo sono due facce della stessa medaglia e da una parte all’altra dell’Adriatico il governo degli Stati Uniti avrà realizzato i suoi obiettivi neocoloniali se il governo italiano non ripenserà alla sua decisione».

Liberare il pianeta dalla schiavitù del Pil

4 dicembre 2007

di Franco Mostacci
Il prodotto interno lordo, misura statistica che condensa in un unico numero il valore della produzione di una economia nazionale, è ormai divenuto una vero e proprio assillo. L’incremento del Pil rappresenta l’obiettivo primario di ciascun Governo, da realizzare a qualunque costo: il voto sulla pagella che determina la promozione o la bocciatura della politica economica. Rispetto al Pil sono ancorati due dei cinque criteri di convergenza previsti dal Trattato di Maastricht, cui devono attenersi i paesi dell’euro per garantire la stabilità della moneta unica, sotto la stretta vigilanza della Banca Centrale Europea.
Agenzie interne ed internazionali monitorano in continuazione l’andamento del Pil e delle sue componenti, producendo nuove stime e previsioni per il breve e medio termine. Una crescita del Pil inferiore a quella di altri Paesi può causare un declassamento da parte delle agenzie di rating con conseguenze nefaste per la finanza pubblica e per le imprese che operano sul mercato interno. Ma, nonostante tutto ruoti intorno al Pil, questo numero non è un indice credibile del benessere, dello sviluppo sociale o del progresso di una nazione. Come ebbe a dire Robert Kennedy quaranta anni fa il Pil “misura tutto, tranne ciò che rende la vita degna di essere vissuta”. Va anche oltre Pierangelo Dacrema: “Il Pil è un’ossessione collettiva che ha fatto di esso la bandiera economica e politica… E’ inaccettabile che il Pil sia il metro incontestabile del successo economico di una collettività, e quasi un sintomo della sua felicità… Il Pil non tiene conto non solo della qualità dell’aria, della sanità o dell’istruzione pubblica, del grado di sicurezza o dell’igiene dei centri abitati, ma anche del livello della convivenza civile e dell’educazione civica, dei rapporti sociali e individuali in azienda e in famiglia” (”La dittatura del Pil”; Marsilio Editore). Ma se da un lato il Pil difetta di contenuti, dall’altro eccede nel considerare crescita economica tutto ciò che produce ricchezza monetaria, anche se superflua o in danno all’ambiente circostante e alle generazioni future. Analogamente al colesterolo, è il caso di distinguere la omponente “buona” del Pil da quella “cattiva”, per utilizzare solo la prima come parametro di valutazione della politica economica.
Ad ogni modo, la società globale del XXI secolo avverte la necessità di un cambio radicale di paradigma, che tolga centralità al Pil, come misura statistica di riferimento, in favore di un concetto multidimensionale di benessere, che comprenda i vari aspetti della vita umana. E’ quanto emerge non solo dalla Dichiarazione di Istanbul del 30 giugno, ma anche dalla conferenza “Beyond GDP”, tenutasi nei giorni scorsi a Bruxelles, sotto l’egida dell’Unione Europea. Anche se al momento non esiste una convergenza su indicatori complementari o alternativi rispetto al Pil pro-capite, si iniziano a porre le basi per la costruzione di statistiche che offrano risposte alle nuove esigenze demografiche, ambientali, di sicurezza in un’ottica di sviluppo sostenibile, distribuzione del reddito (riduzione della povertà), progresso sociale e culturale, qualità della vita. Si tratta di una sfida ambiziosa, che si prefigge un obiettivo tutt’altro che banale: liberare il pianeta dalla schiavitù del Pil.

Bolivia: il difficile cammino della nuova costituzione

30 novembre 2007

Domenica 25 novembre si è svolto il 2° Forum Umanista Internazionale a La Paz, Bolivia, con più di 2500 partecipanti, che ha dato pieno appoggio politico e sociale al governo di Evo Morales.
Il Forum, per bocca del portavoce umanista latinoamericano Tomi Hirsch, ha respinto e denunciato la violenza scatenata dalle forze contrarie all’Assemblea Costituente.
Ha deciso di denunciare a livello internazionale la manipolazione dei fatti successi in Bolivia ad opera dei mezzi di comunicazione degli oppositori.
Per questo di fronte ad un giornalismo che fa disinformazione in Bolivia, l’Umanista raccoglie l’appello del Forum e si impegna ad un’operazione di trasparenza cercando di far conoscere testimonianze e realtà che non passano attraverso il mainstream dell’informazione.

Dall’elezione di Evo Morales i giornalisti in Bolivia hanno messo da parte i principi che non sono solo giornalistici ma umani, per vendersi corpo ed anima ai mezzi di comunicazione controllati dalla ricca oligarchia che si oppone al presidente Morales. I mezzi di informazione, fondamentalmente il canale cattolico e quello universitario, hanno gravi responsabilità nella manipolazione dei sentimenti degli abitanti di Sucre. Hanno generato un clima di tensione e fomentato gli scontri agitando la popolazione con false informazioni, dicendo che “la polizia massacrava il popolo sucrense” che “la città di Sucre era violata a casa sua” e chiamando alla resistenza tutto il paese. L’abile disinformazione di questi giorni tragici a Sucre è un chiaro tentativo di destabilizzazione ed un attentato alla democrazia boliviana a favore dei potenti.

TESTIMONIANZA DI REBECA DELGADO, DEPUTATA COSTITUENTE DEL “MOVIMIENTO AL SOCIALISMO”
La cosa importante è che vogliamo far sapere che le aggressioni personali subite nei giorni precedenti dai Costituenti sono state gravi. Non è stato possibile riunirsi nel Teatro Mariscal A.J. di Sucre vista l’atmosfera che c’era e a causa della presenza degli aggressori non solo in città, ma anche sui colli e intorno all’Istituto La Glorieta.
Abbiamo cercato senza successo di riunirci in quattro diverse occasioni, ma c’era una grande ostilità in città a causa del tema della Capitale. Ci sono state aggressioni e sequestri per forzarci a decidere sulla capitale e ottenere così uno scontro (innecessario) tra La Paz e Sucre.

Davanti alle ultime minacce ed aggressioni ai Costituenti, che si aggiungevano alle aggressioni da parte di alcuni gruppi avvenute nei giorni precedenti, abbiamo deciso, per garantire la sicurezza personale, di trasferirci al Liceo Militare La Glorieta, situato a 5 km dalla città, ma sempre dentro il Municipio. Un’ubicazione che rispettava i requisiti di legalità e che dava legittimità alle sessioni: è parte del municipio e risponde alla Legge di Convocazione, pertanto è assolutamente legale.
Ci siamo riuniti senza chiedere la protezione della polizia.

In primo luogo abbiamo approvato la modifica del regolamento per dare vita alla Nuova Magna Carta entro il 14 dicembre, data fissata per legge.
Sono state approvate tutte le relazioni delle commissioni fino a quando sono cominciati gli scontri tra i gruppi appostati sui colli e i contadini e gli indigeni che sono arrivati a proteggere la nostra riunione. Le organizzazioni di contadini ci hanno difeso.
Si è pensato di sospendere la sessione ma la maggioranza ha deciso, di fronte al sabotaggio, di continuare i lavori fino alle 20. Abbiamo approvato tutto il testo, la struttura generale di tutto quello che è stato letto. Abbiamo preso questa decisione per sicurezza, perchè approvando tutto il contenuto di fondo, si approva tutto il testo costituzionale in generale.

Alle 21 sapevamo già che c’era un morto. Sapevamo anche che non c’ erano solo petardi ma anche bombe Molotov ed armi tra i gruppi che tentavano di ostacolare ad ogni costo la riunione.
Scortati dalla polizia , siamo finalmente usciti alle 3 di notte quando si sono calmate le aggressioni e la violenza. La Polizia ci ha difeso ed è rimasta tutto il giorno attorno all’edificio dove eravamo riuniti in sessione.
Abbiamo dovuto percorrere strade che erano state evacuate fino a Yotala dove abbiamo trovato un blocco stradale e gas; mentre gli aggressori si disperdevano siamo scappati verso Potosí.
Eravamo più di 130 Costituenti, 120 del MAS, siamo saliti su vari autobus. C’erano anche altri gruppi politici e 3 Costituenti di Podemos che è all’opposizione.
Altri gruppi della Concertacion come il NAL. Movimento Originario Popolare MOP, Austria, Alleanza Sociale ASP, Sovranità dei Paesi SDP, Unità Nazionale UN, Movimento senza Paura MSM, Movimento Bolivia Libera MBL e Podemos. In totale eravamo nove forze politiche più il MAS.
Abbiamo saputo che ci sono stati anche ostaggi, non sappiamo chi sono.
Da Potosí siamo arrivati a Oruro, e poi a Cochabamba.

Pensiamo che ora il testo approvato debba essere sottoposto a Referendum. L’altra opzione possibile è lavorare sul testo, in maniera dettagliata , con la minoranza che è rimasta a Sucre.
Esiste la possibilità di approvare il testo dettagliatamente, però in un’altra sede perché l’opposizione è molto distruttiva. Personalmente credo che sarebbe meglio la via del Referendum. L’opposizione non conosce neanche il testo promosso.
Noi non abbiamo potuto portar fuori documenti per la loro pubblicazione, non abbiamo potuto prendere neanche le valigie, non ce lo hanno permesso.
Sugli eventi violenti che hanno causato morti deve esserci un’indagine rigorosa perché, ripeto, c’erano oltre a pietre e bastoni anche bombe ed armi da fuoco.
Invece posso dire ed assicurare che i contadini e la gente dell’Alto di La Paz che sono venuti a soccorrerci erano completamente disarmati.
Agli oppositori non interessa quale sarà la capitale, quello che vogliono è che non esca la nuova C.P.E
Siamo tutti traumatizzati dalla persecuzione e dalle aggressioni fisiche avvenute a Sucre.

Morales denuncia il boicottaggio dell’opposizione

29 novembre 2007

Il presidente della Bolivia Evo Morales ha affermato che il suo governo sta affrontando il boicottaggio di gruppi imprenditoriali e di autotrasportatori come successe in Cile all’epoca di Salvatore Allende ed ha assicurato che nonostante il desiderio dei suoi oppositori. “In Bolivia non ci sarà un Pinochet”.
Stanno cercando di indebolire il mio governo perché l’oligarchia non accetta di essere governata da un indio ed alcuni oligarchi vorrebbero un Pinochet, ma non ci sarà mai un Pinochet” ha detto venerdì sera durante l’inaugurazione del Forum Umanista Latinoamericano a cui hanno assistito leaders sociali della regione.
“Invano battono i quartieri, invano sabotano, ma non ci riusciranno perché io lotto per liberare il paese”.
Il presidente ha fatto riferimento allo sciopero “ingiustificato” degli autotrasportatori la scorsa settimana per la scarsità di diesel e l’ aumento dei prezzi degli alimenti che sono parte “della guerra economica delle oligarchie” che stanno cercando di logorarlo per provocare la sua caduta.
Alcuni giorni fa ha affermato che il suo governo sta affrontando una guerra politica ed economica di gruppi oppositori che cercano il fallimento dell’Assemblea Costituente, e inoltre “nascondono alimenti ed alzano i prezzi” per danneggiarlo.
La situazione si è deteriorata venerdì con una virtuale rottura nell’ Assemblea Costituente. La maggioranza filogovernativa ha continuato le sue sedute in una zona militare della città di Sucre, mentre gli oppositori decidevano di non partecipare.
Il forum legislativo era fermo da più di tre mesi per proteste contro il suo governo a Sucre.

Finanziaria, armi e politica: che vergogna!

20 novembre 2007

Alex Zanotelli scrive al popolo della pace. Pubblichiamo il suo appello

Rimango esterrefatto che la Sinistra Radicale (la cosiddetta Cosa Rossa) abbia votato, il 12 novembre, con il Pd e tutta la destra, per finanziare i CPT, le missioni militari e il riarmo del nostro paese. Questo nel silenzio generale di tutta la stampa e i media. Ma anche nel quasi totale silenzio del “mondo della pace!”.

Ero venuto a conoscenza di tutto questo poche ore prima del voto. Ho lanciato subito un appello in internet: era già troppo tardi. La “frittata“ era già fatta. Ne sono rimasto talmente male, da non avere neanche voglia di riprendere la penna. Oggi sento che devo esternare la mia delusione, la mia rabbia. Delusione profonda verso la Sinistra Radicale che in piazza chiede la chiusura dei “lager per gli immigrati”, parla contro le guerre e l’mperialismo e poi vota con la destra per rifinanziarli.

E sono fior di quattrini! Non ne troviamo per la scuola, per i servizi sociali, ma per le armi SI! E tanti!!!
Infatti la Difesa per il 2008 avrà a disposizione 23,5 miliardi di euro: un aumento di risorse dell’11 rispetto alla finanziaria del 2007, che già aveva aumentato il bilancio militare del 13%. Il governo Prodi in due anni ha già aumentato le spese militari del 24%!!
Ancora più grave per me è il fatto dei soldi investiti in armi pesanti. Due esempi sono gli F35 e le fregate FREMM. Gli F35 (i cosiddetti Joint Strike Fighter) sono i nuovi aerei da combattimento (costano circa 110 milioni di Euro cadauno). Il sottosegretario alla Difesa Forcieri ne aveva sottoscritto, a Washington, lo scorso febbraio, il protocollo di intesa.

In Senato, alcuni (solo 33) hanno votato a favore dell’ emendamento Turigliatto contro il finanziamento degli Eurofighters, ma subito dopo hanno tutti votato a favore dell’ articolo 31 che prevede anche il finanziamento ai satelliti spia militari e le fregate da combattimento FREMM.
Per gli Eurofighters sono stati stanziati 318 milioni di Euro per il 2008, 468 per il 2009, 918 milioni per il 2010, 1.100 milioni per ciascuno degli anni 2011 e 2012!
Altrettanto è avvenuto per le fregate FREMM e per i satelliti spia.

E’ grave che la Sinistra, anche la Radicale, abbia votato massicciamente per tutto questo, con la sola eccezione di Turigliatto e Rossi, e altri due astenuti o favorevoli. Purtroppo il voto non è stato registrato nominativamente! Noi vogliamo sapere come ogni senatore vota !
Tutto questo è di una gravità estrema! Il nostro paese entra così nella grande corsa al riarmo che ci porterà dritti all’attacco all’Iran e alla guerra atomica.
Trovo gravissimo il silenzio della stampa su tutto questo: una stampa sempre più appiattita!

Ma ancora più grave è il nostro silenzio: il mondo della pace che dorme sonni tranquilli. E’ questo silenzio assordante che mi fa male. Dobbiamo reagire, protestare, urlare!
Il nostro silenzio, il silenzio del movimento per la pace significa la morte di milioni di persone e dello stesso pianeta. La nostra è follia collettiva, pazzia eretta a Sistema. E’ il trionfo di ”O’ Sistema”. Dobbiamo riunire i nostri fili per legare il Gigante, l’Impero del denaro. Come cittadini attivi nonviolenti dobbiamo formare la nuova rete per dire No a questo Sistema di Morte e un Sì perché vinca la Vita.

Alex Zanotelli

Le firme di adesione vanno inviate a:

alex.zanotelli@libero.it