A Vicenza si vota comunque, nonostante il Consiglio di Stato
2 ottobre 2008Il Consiglio di Stato ha reso inutile e irrealizzabile il referendum sulla costruzione della nuova base militare USA a Vicenza.
L’appiglio giuridico di questa sentenza tutta politica, è nel considerare la consultazione popolare sulla “sdemanializzazione dell’area” come inutile perché domanda dalla risposta ovvia. Ha anche aggiunto “è come chiedere ad un privato cittadino se sia favorevole ad aumentare il proprio patrimonio personale”.
Il quesito era nato per far esprimere, attraverso uno strumento di democrazia diretta, la volontà popolare: “È lei favorevole all’adozione da parte del Consiglio comunale di Vicenza, nella sua funzione di organo d’indirizzo politico amministrativo, di una deliberazione per l’avvio del procedimento di acquisizione al patrimonio comunale, previa sdemanializzazione, dell’area aeroportuale “Dal Molin” – ove è prevista la realizzazione di una base militare statunitense – da destinare a usi d’interesse collettivo salvaguardando l’integrità ambientale del sito?”
Il Consiglio di Stato ha detto che la risposta è ovvia ed è “SI”.
E per questo motivo ha annullato il referendum.
E’ come dire: giochiamo a questo gioco solo se vinciamo, altrimenti non si gioca.
E’ del tutto evidente la volontà di fermare un movimento popolare democratico e nonviolento e di favorire l’emergere di fazioni violente che possano giustificare, anche qui, l’intervento dell’esercito.
Fanno bene allora il sindaco, le organizzazioni e i movimenti a continuare, invitando i cittadini a votare comunque negli stand allestiti per le strade. E fanno bene i vicentini a votare, a esprimersi e ad alzare la voce della nonviolenza. La questione non è solo pacifista. È la difesa dell’espressione e della volontà popolare.
Nella speranza che qualche autorità discuta la sentenza come incostituzionale (l’articolo 1 dice che “la sovranità appartiene al popolo” … e non al Consiglio di Stato), è opportuna non solo una riflessione, ma anche un’azione di difesa della democrazia dai molteplici attacchi che subisce anche dagli organi di più elevato valore costituzionale.
L’attuale democrazia è puramente formale -e questo di Vicenza ne è l’ennesimo esempio- ma vorremmo abbandonare questa formalità in cambio di una democrazia reale. Non di una dittatura.



Affrontare concretamente il problema della repressione della vivacità delle nuove generazioni, impedire l’utilizzo del potente psicofarmaco “Ritalin”: l’Associazione umanista “Nessuno Tocchi Pierino” realizza una doppia vittoria, la convocazione di un tavolo tecnico nel IV Municipio di Roma e l’apertura delle scuole per la realizzazione di un percorso formativo nonviolento
Agenzie interne ed internazionali monitorano in continuazione l’andamento del Pil e delle sue componenti, producendo nuove stime e previsioni per il breve e medio termine. Una crescita del Pil inferiore a quella di altri Paesi può causare un declassamento da parte delle agenzie di rating con conseguenze nefaste per la finanza pubblica e per le imprese che operano sul mercato interno. Ma, nonostante tutto ruoti intorno al Pil, questo numero non è un indice credibile del benessere, dello sviluppo sociale o del progresso di una nazione. Come ebbe a dire Robert Kennedy quaranta anni fa il Pil “misura tutto, tranne ciò che rende la vita degna di essere vissuta”. Va anche oltre Pierangelo Dacrema: “Il Pil è un’ossessione collettiva che ha fatto di esso la bandiera economica e politica… E’ inaccettabile che il Pil sia il metro incontestabile del successo economico di una collettività, e quasi un sintomo della sua felicità… Il Pil non tiene conto non solo della qualità dell’aria, della sanità o dell’istruzione pubblica, del grado di sicurezza o dell’igiene dei centri abitati, ma anche del livello della convivenza civile e dell’educazione civica, dei rapporti sociali e individuali in azienda e in famiglia” (”La dittatura del Pil”; Marsilio Editore). Ma se da un lato il Pil difetta di contenuti, dall’altro eccede nel considerare crescita economica tutto ciò che produce ricchezza monetaria, anche se superflua o in danno all’ambiente circostante e alle generazioni future. Analogamente al colesterolo, è il caso di distinguere la omponente “buona” del Pil da quella “cattiva”, per utilizzare solo la prima come parametro di valutazione della politica economica.
Il presidente della Bolivia Evo Morales ha affermato che il suo governo sta affrontando il boicottaggio di gruppi imprenditoriali e di autotrasportatori come successe in Cile all’epoca di Salvatore Allende ed ha assicurato che nonostante il desiderio dei suoi oppositori. “In Bolivia non ci sarà un Pinochet”.
Alex Zanotelli scrive al popolo della pace. Pubblichiamo il suo appello

