Il caso di European Telecom International contro la Bolivia deve essere bloccato

15 Gennaio 2008

863 gruppi di cittadini chiedono al presidente della Banca Mondiale di rispettare il ritiro della Bolivia dalla corte arbitrale. È necessaria una visione indipendente sull’arbitraggio investitori-stato, sui diritti umani e sulla povertà globale

Martedì 15 gennaio più di 800 gruppi di cittadini di 59 paesi in tutti i continenti presenteranno una petizione al Presidente della Banca Mondiale Robert B. Zoellick, esprimendo preoccupazione sul Centro Internazionale per la Risoluzione delle Controversie sugli Investimenti (ICSID, International Center for the Settlement of Investment Disputes), il cui presidente del Consiglio di Amministrazione è il sig. Zoellick.

Nel maggio scorso il governo della Bolivia è diventato il primo paese al mondo a ritirarsi dall’ICSID, citando la documentazione della corte come in favore di limitati interessi aziendali rispetto al bene pubblico. Tale corte ora si rifiuta di rispettare le azioni del governo boliviano e ammette il proseguimento di un caso presentato da una società di telecomunicazioni europea.

La petizione globale riflette le crescenti preoccupazioni nel mondo rispetto a un sistema di diritti degli investitori che indebolisce la democrazia e i diritti umani. Molti gruppi firmatari hanno conosciuto questi problemi attraverso il noto caso di Betchel contro la Bolivia. Nel 2001 una filiale di Betchel ha citato in giudizio il paese più povero del Sud America rispetto a un progetto di privatizzazione dell’acqua fallito. Dopo cinque anni di pressione pubblica, la società ha abbandonato il caso nel 2006.

Come si indica nella petizione, la Bolivia è solo uno dei numerosi governi che stanno sfidando le protezioni eccessive degli investitori negli accordi di libero commercio e nei trattati bilaterali di investimento. ICSID è il meccanismo più utilizzato per far rispettare tali regole.

Sebbene il governo boliviano abbia seguito procedure corrette nel ritiro dall’ICSID, è prevista la creazione di un tribunale in tempi brevi per esaminare un caso presentato da Euro Telecom International (ETI), una società costituita nei Paesi Bassi tra i cui proprietari si trovano Telecom Italia e la spagnola Telefónica. ETI possiede il 50% di ENTEL, che fornisce oltre il 60% dei servizi telefonici della Bolivia.

Tra i firmatari si trovano 863 organizzazioni sindacali, ambientali, religiose, di consumatori, di piccoli agricoltori, per i diritti umani, di donne, per lo sviluppo e per la pace di cinque continenti. L’Institute for Policy Studies, un’organizzazione di ricerca con sede a Washington, DC, è stato il promotore iniziale della petizione.

Per avere copie complete della petizione dei cittadini in:
Inglese
Spagnolo
Italiano
Portoghese
Francese

Pierino torna a scuola

16 Dicembre 2007

Affrontare concretamente il problema della repressione della vivacità delle nuove generazioni, impedire l’utilizzo del potente psicofarmaco “Ritalin”: l’Associazione umanista “Nessuno Tocchi Pierino” realizza una doppia vittoria, la convocazione di un tavolo tecnico nel IV Municipio di Roma e l’apertura delle scuole per la realizzazione di un percorso formativo nonviolento

IL 22 novembre, in una biblioteca del IV Municipio di Roma, c’è stata un’Assemblea pubblica “sull’iperattività ed i nuovi disagi infantili” contro l’uso degli psicofarmaci ai bambini.
Un centinaio di persone hanno partecipato con interesse ai temi proposti da Monia Felli, portavoce dell’associazione umanista Nessuno Tocchi Pierino e dei 6 relatori presenti.
E’ stato coinvolto il presidente del IV Municipio che, grazie alla pressione dei “Pierini”, ha convocato un tavolo tecnico entro la fine dell’anno, per discutere il tema con esperti, istituzioni e associazioni. Inoltre il presidente dell’Istituto di Ortofonologia, Federico Bianchi, ha messo a disposizione il suo staff per il tavolo tecnico e per le iniziative che ne seguiranno.
Ad intervenire tra l’altro c’è stata Marina Cornacchia (presidente della Consulta Capitolina sulla Salute Menatale) che si è data disponibile ad un incontro per coinvolgere il Comune di Roma.
Con i pedagogisti e gli psicologi dell’Associazione Aurora, intervenuti tra i relatori, verrà preparata la relazione per il tavolo tecnico al municipio.
Tra i presenti i dirigenti scolastici delle scuole del Municipio, insegnanti, psicologi e addetti ai lavori e anche l’assessore del Comune di Roma per per politiche educative e scolastiche.
A seguito dell’incontro i dirigenti scolastici hanno aperto le porte delle scuole ai volontari di Nessuno Tocchi Pierino per la realizzazione di un percorso formativo basato sulla nonviolenza e il ludismo nelle scuole, con l’obiettivo di proteggere e incoraggiare la vivacità mentale delle nuove generazioni, quelle che trasformeranno il mondo.
www.nessunotocchipierino.it

Agnoletto: “Incomprensibili le dichiarazioni di Napolitano”

14 Dicembre 2007

Sabato 15 dicembre grande corteo a Vicenza, contro la base militare USA, contro la guerra e contro la totale subalternità dell’Italia e dell’Europa alla politica militare degli Stati Uniti.

«Trovo incomprensibile che il Presidente della Repubblica confermi e rassicuri l’amministrazione Usa su un atto di subalternità del nostro Paese, mentre dovrebbe garantire e rappresentare l’autonomia dell’Italia. Domani a Vicenza migliaia di persone manifesteranno per chiedere al governo di bloccare il progetto di ampliamento della base americana ma anche per dire ‘no’ a questa totale subalternità dimostrata dall’Italia e anche dall’Europa verso le scelte degli Usa». Così Vittorio Agnoletto, eurodeputato della Sinistra unitaria europea, ex portavoce del Genoa social forum, alla vigilia del corteo di domani, organizzato dal comitato No Dal Molin. «La sudditanza alla strategia nordamericana risulta ancora più inaccettabile nel momento in cui negli stessi Stati Uniti cresce il dissenso interno all’opinione pubblica proprio su come l’amministrazione Bush ha gestito la politica estera e i conflitti armati. Anche l’accelerazione che gli Stati Uniti vogliono imporre al percorso verso l’indipendenza del Kosovo altro non è che una vergognosa espressione della volontà degli Usa di dislocare e potenziare le loro basi militari. Vicenza e il Kosovo sono due facce della stessa medaglia e da una parte all’altra dell’Adriatico il governo degli Stati Uniti avrà realizzato i suoi obiettivi neocoloniali se il governo italiano non ripenserà alla sua decisione».

Liberare il pianeta dalla schiavitù del Pil

4 Dicembre 2007

di Franco Mostacci
Il prodotto interno lordo, misura statistica che condensa in un unico numero il valore della produzione di una economia nazionale, è ormai divenuto una vero e proprio assillo. L’incremento del Pil rappresenta l’obiettivo primario di ciascun Governo, da realizzare a qualunque costo: il voto sulla pagella che determina la promozione o la bocciatura della politica economica. Rispetto al Pil sono ancorati due dei cinque criteri di convergenza previsti dal Trattato di Maastricht, cui devono attenersi i paesi dell’euro per garantire la stabilità della moneta unica, sotto la stretta vigilanza della Banca Centrale Europea.
Agenzie interne ed internazionali monitorano in continuazione l’andamento del Pil e delle sue componenti, producendo nuove stime e previsioni per il breve e medio termine. Una crescita del Pil inferiore a quella di altri Paesi può causare un declassamento da parte delle agenzie di rating con conseguenze nefaste per la finanza pubblica e per le imprese che operano sul mercato interno. Ma, nonostante tutto ruoti intorno al Pil, questo numero non è un indice credibile del benessere, dello sviluppo sociale o del progresso di una nazione. Come ebbe a dire Robert Kennedy quaranta anni fa il Pil “misura tutto, tranne ciò che rende la vita degna di essere vissuta”. Va anche oltre Pierangelo Dacrema: “Il Pil è un’ossessione collettiva che ha fatto di esso la bandiera economica e politica… E’ inaccettabile che il Pil sia il metro incontestabile del successo economico di una collettività, e quasi un sintomo della sua felicità… Il Pil non tiene conto non solo della qualità dell’aria, della sanità o dell’istruzione pubblica, del grado di sicurezza o dell’igiene dei centri abitati, ma anche del livello della convivenza civile e dell’educazione civica, dei rapporti sociali e individuali in azienda e in famiglia” (”La dittatura del Pil”; Marsilio Editore). Ma se da un lato il Pil difetta di contenuti, dall’altro eccede nel considerare crescita economica tutto ciò che produce ricchezza monetaria, anche se superflua o in danno all’ambiente circostante e alle generazioni future. Analogamente al colesterolo, è il caso di distinguere la omponente “buona” del Pil da quella “cattiva”, per utilizzare solo la prima come parametro di valutazione della politica economica.
Ad ogni modo, la società globale del XXI secolo avverte la necessità di un cambio radicale di paradigma, che tolga centralità al Pil, come misura statistica di riferimento, in favore di un concetto multidimensionale di benessere, che comprenda i vari aspetti della vita umana. E’ quanto emerge non solo dalla Dichiarazione di Istanbul del 30 giugno, ma anche dalla conferenza “Beyond GDP”, tenutasi nei giorni scorsi a Bruxelles, sotto l’egida dell’Unione Europea. Anche se al momento non esiste una convergenza su indicatori complementari o alternativi rispetto al Pil pro-capite, si iniziano a porre le basi per la costruzione di statistiche che offrano risposte alle nuove esigenze demografiche, ambientali, di sicurezza in un’ottica di sviluppo sostenibile, distribuzione del reddito (riduzione della povertà), progresso sociale e culturale, qualità della vita. Si tratta di una sfida ambiziosa, che si prefigge un obiettivo tutt’altro che banale: liberare il pianeta dalla schiavitù del Pil.

Bolivia: il difficile cammino della nuova costituzione

30 Novembre 2007

Domenica 25 novembre si è svolto il 2° Forum Umanista Internazionale a La Paz, Bolivia, con più di 2500 partecipanti, che ha dato pieno appoggio politico e sociale al governo di Evo Morales.
Il Forum, per bocca del portavoce umanista latinoamericano Tomi Hirsch, ha respinto e denunciato la violenza scatenata dalle forze contrarie all’Assemblea Costituente.
Ha deciso di denunciare a livello internazionale la manipolazione dei fatti successi in Bolivia ad opera dei mezzi di comunicazione degli oppositori.
Per questo di fronte ad un giornalismo che fa disinformazione in Bolivia, l’Umanista raccoglie l’appello del Forum e si impegna ad un’operazione di trasparenza cercando di far conoscere testimonianze e realtà che non passano attraverso il mainstream dell’informazione.

Dall’elezione di Evo Morales i giornalisti in Bolivia hanno messo da parte i principi che non sono solo giornalistici ma umani, per vendersi corpo ed anima ai mezzi di comunicazione controllati dalla ricca oligarchia che si oppone al presidente Morales. I mezzi di informazione, fondamentalmente il canale cattolico e quello universitario, hanno gravi responsabilità nella manipolazione dei sentimenti degli abitanti di Sucre. Hanno generato un clima di tensione e fomentato gli scontri agitando la popolazione con false informazioni, dicendo che “la polizia massacrava il popolo sucrense” che “la città di Sucre era violata a casa sua” e chiamando alla resistenza tutto il paese. L’abile disinformazione di questi giorni tragici a Sucre è un chiaro tentativo di destabilizzazione ed un attentato alla democrazia boliviana a favore dei potenti.

TESTIMONIANZA DI REBECA DELGADO, DEPUTATA COSTITUENTE DEL “MOVIMIENTO AL SOCIALISMO”
La cosa importante è che vogliamo far sapere che le aggressioni personali subite nei giorni precedenti dai Costituenti sono state gravi. Non è stato possibile riunirsi nel Teatro Mariscal A.J. di Sucre vista l’atmosfera che c’era e a causa della presenza degli aggressori non solo in città, ma anche sui colli e intorno all’Istituto La Glorieta.
Abbiamo cercato senza successo di riunirci in quattro diverse occasioni, ma c’era una grande ostilità in città a causa del tema della Capitale. Ci sono state aggressioni e sequestri per forzarci a decidere sulla capitale e ottenere così uno scontro (innecessario) tra La Paz e Sucre.

Davanti alle ultime minacce ed aggressioni ai Costituenti, che si aggiungevano alle aggressioni da parte di alcuni gruppi avvenute nei giorni precedenti, abbiamo deciso, per garantire la sicurezza personale, di trasferirci al Liceo Militare La Glorieta, situato a 5 km dalla città, ma sempre dentro il Municipio. Un’ubicazione che rispettava i requisiti di legalità e che dava legittimità alle sessioni: è parte del municipio e risponde alla Legge di Convocazione, pertanto è assolutamente legale.
Ci siamo riuniti senza chiedere la protezione della polizia.

In primo luogo abbiamo approvato la modifica del regolamento per dare vita alla Nuova Magna Carta entro il 14 dicembre, data fissata per legge.
Sono state approvate tutte le relazioni delle commissioni fino a quando sono cominciati gli scontri tra i gruppi appostati sui colli e i contadini e gli indigeni che sono arrivati a proteggere la nostra riunione. Le organizzazioni di contadini ci hanno difeso.
Si è pensato di sospendere la sessione ma la maggioranza ha deciso, di fronte al sabotaggio, di continuare i lavori fino alle 20. Abbiamo approvato tutto il testo, la struttura generale di tutto quello che è stato letto. Abbiamo preso questa decisione per sicurezza, perchè approvando tutto il contenuto di fondo, si approva tutto il testo costituzionale in generale.

Alle 21 sapevamo già che c’era un morto. Sapevamo anche che non c’ erano solo petardi ma anche bombe Molotov ed armi tra i gruppi che tentavano di ostacolare ad ogni costo la riunione.
Scortati dalla polizia , siamo finalmente usciti alle 3 di notte quando si sono calmate le aggressioni e la violenza. La Polizia ci ha difeso ed è rimasta tutto il giorno attorno all’edificio dove eravamo riuniti in sessione.
Abbiamo dovuto percorrere strade che erano state evacuate fino a Yotala dove abbiamo trovato un blocco stradale e gas; mentre gli aggressori si disperdevano siamo scappati verso Potosí.
Eravamo più di 130 Costituenti, 120 del MAS, siamo saliti su vari autobus. C’erano anche altri gruppi politici e 3 Costituenti di Podemos che è all’opposizione.
Altri gruppi della Concertacion come il NAL. Movimento Originario Popolare MOP, Austria, Alleanza Sociale ASP, Sovranità dei Paesi SDP, Unità Nazionale UN, Movimento senza Paura MSM, Movimento Bolivia Libera MBL e Podemos. In totale eravamo nove forze politiche più il MAS.
Abbiamo saputo che ci sono stati anche ostaggi, non sappiamo chi sono.
Da Potosí siamo arrivati a Oruro, e poi a Cochabamba.

Pensiamo che ora il testo approvato debba essere sottoposto a Referendum. L’altra opzione possibile è lavorare sul testo, in maniera dettagliata , con la minoranza che è rimasta a Sucre.
Esiste la possibilità di approvare il testo dettagliatamente, però in un’altra sede perché l’opposizione è molto distruttiva. Personalmente credo che sarebbe meglio la via del Referendum. L’opposizione non conosce neanche il testo promosso.
Noi non abbiamo potuto portar fuori documenti per la loro pubblicazione, non abbiamo potuto prendere neanche le valigie, non ce lo hanno permesso.
Sugli eventi violenti che hanno causato morti deve esserci un’indagine rigorosa perché, ripeto, c’erano oltre a pietre e bastoni anche bombe ed armi da fuoco.
Invece posso dire ed assicurare che i contadini e la gente dell’Alto di La Paz che sono venuti a soccorrerci erano completamente disarmati.
Agli oppositori non interessa quale sarà la capitale, quello che vogliono è che non esca la nuova C.P.E
Siamo tutti traumatizzati dalla persecuzione e dalle aggressioni fisiche avvenute a Sucre.

Morales denuncia il boicottaggio dell’opposizione

29 Novembre 2007

Il presidente della Bolivia Evo Morales ha affermato che il suo governo sta affrontando il boicottaggio di gruppi imprenditoriali e di autotrasportatori come successe in Cile all’epoca di Salvatore Allende ed ha assicurato che nonostante il desiderio dei suoi oppositori. “In Bolivia non ci sarà un Pinochet”.
Stanno cercando di indebolire il mio governo perché l’oligarchia non accetta di essere governata da un indio ed alcuni oligarchi vorrebbero un Pinochet, ma non ci sarà mai un Pinochet” ha detto venerdì sera durante l’inaugurazione del Forum Umanista Latinoamericano a cui hanno assistito leaders sociali della regione.
“Invano battono i quartieri, invano sabotano, ma non ci riusciranno perché io lotto per liberare il paese”.
Il presidente ha fatto riferimento allo sciopero “ingiustificato” degli autotrasportatori la scorsa settimana per la scarsità di diesel e l’ aumento dei prezzi degli alimenti che sono parte “della guerra economica delle oligarchie” che stanno cercando di logorarlo per provocare la sua caduta.
Alcuni giorni fa ha affermato che il suo governo sta affrontando una guerra politica ed economica di gruppi oppositori che cercano il fallimento dell’Assemblea Costituente, e inoltre “nascondono alimenti ed alzano i prezzi” per danneggiarlo.
La situazione si è deteriorata venerdì con una virtuale rottura nell’ Assemblea Costituente. La maggioranza filogovernativa ha continuato le sue sedute in una zona militare della città di Sucre, mentre gli oppositori decidevano di non partecipare.
Il forum legislativo era fermo da più di tre mesi per proteste contro il suo governo a Sucre.

Finanziaria, armi e politica: che vergogna!

20 Novembre 2007

Alex Zanotelli scrive al popolo della pace. Pubblichiamo il suo appello

Rimango esterrefatto che la Sinistra Radicale (la cosiddetta Cosa Rossa) abbia votato, il 12 novembre, con il Pd e tutta la destra, per finanziare i CPT, le missioni militari e il riarmo del nostro paese. Questo nel silenzio generale di tutta la stampa e i media. Ma anche nel quasi totale silenzio del “mondo della pace!”.

Ero venuto a conoscenza di tutto questo poche ore prima del voto. Ho lanciato subito un appello in internet: era già troppo tardi. La “frittata“ era già fatta. Ne sono rimasto talmente male, da non avere neanche voglia di riprendere la penna. Oggi sento che devo esternare la mia delusione, la mia rabbia. Delusione profonda verso la Sinistra Radicale che in piazza chiede la chiusura dei “lager per gli immigrati”, parla contro le guerre e l’mperialismo e poi vota con la destra per rifinanziarli.

E sono fior di quattrini! Non ne troviamo per la scuola, per i servizi sociali, ma per le armi SI! E tanti!!!
Infatti la Difesa per il 2008 avrà a disposizione 23,5 miliardi di euro: un aumento di risorse dell’11 rispetto alla finanziaria del 2007, che già aveva aumentato il bilancio militare del 13%. Il governo Prodi in due anni ha già aumentato le spese militari del 24%!!
Ancora più grave per me è il fatto dei soldi investiti in armi pesanti. Due esempi sono gli F35 e le fregate FREMM. Gli F35 (i cosiddetti Joint Strike Fighter) sono i nuovi aerei da combattimento (costano circa 110 milioni di Euro cadauno). Il sottosegretario alla Difesa Forcieri ne aveva sottoscritto, a Washington, lo scorso febbraio, il protocollo di intesa.

In Senato, alcuni (solo 33) hanno votato a favore dell’ emendamento Turigliatto contro il finanziamento degli Eurofighters, ma subito dopo hanno tutti votato a favore dell’ articolo 31 che prevede anche il finanziamento ai satelliti spia militari e le fregate da combattimento FREMM.
Per gli Eurofighters sono stati stanziati 318 milioni di Euro per il 2008, 468 per il 2009, 918 milioni per il 2010, 1.100 milioni per ciascuno degli anni 2011 e 2012!
Altrettanto è avvenuto per le fregate FREMM e per i satelliti spia.

E’ grave che la Sinistra, anche la Radicale, abbia votato massicciamente per tutto questo, con la sola eccezione di Turigliatto e Rossi, e altri due astenuti o favorevoli. Purtroppo il voto non è stato registrato nominativamente! Noi vogliamo sapere come ogni senatore vota !
Tutto questo è di una gravità estrema! Il nostro paese entra così nella grande corsa al riarmo che ci porterà dritti all’attacco all’Iran e alla guerra atomica.
Trovo gravissimo il silenzio della stampa su tutto questo: una stampa sempre più appiattita!

Ma ancora più grave è il nostro silenzio: il mondo della pace che dorme sonni tranquilli. E’ questo silenzio assordante che mi fa male. Dobbiamo reagire, protestare, urlare!
Il nostro silenzio, il silenzio del movimento per la pace significa la morte di milioni di persone e dello stesso pianeta. La nostra è follia collettiva, pazzia eretta a Sistema. E’ il trionfo di ”O’ Sistema”. Dobbiamo riunire i nostri fili per legare il Gigante, l’Impero del denaro. Come cittadini attivi nonviolenti dobbiamo formare la nuova rete per dire No a questo Sistema di Morte e un Sì perché vinca la Vita.

Alex Zanotelli

Le firme di adesione vanno inviate a:

alex.zanotelli@libero.it

Chomsky: lo scudo in Repubblica Ceca è una dichiarazione di guerra

15 Novembre 2007

Noam Chomsky scrive a Jan Tamás, leader di Ne Základnám in Repubblica Ceca, a proposito dello scudo stellare americano. Che tanto difensivo come scudo non è….

L’installazione di un sistema missilistico di difesa nell’Europa orientale è virtualmente una dichiarazione di guerra. Immaginate semplicemente come reagirebbero gli Stati Uniti se la Russia o la Cina o, di fatto, una qualsiasi potenza straniera avesse l’ardire anche solo di pensare di istallare un sistema missilistico di difesa, per non parlare di farlo effettivamente, alla frontiera americana o vicino ad essa. In tali circostanze inimmaginabili, una reazione americana violenta non solo sarebbe quasi certa ma anche comprensibile per motivi che sono semplici e chiari.

È ben noto a tutti che la difesa missilistica è un’arma “first strike”, di primo colpo. Esperti analisti statunitensi descrivono la difesa missilistica come “non semplicemente uno scudo ma un abilitatore di offensive americane”. Esso “faciliterà l’applicazione più efficace della potenza militare americana all’estero”. “Isolando la patria dalle rappresaglie, [la difesa missilistica] garantirà la capacità e la volontà degli Stati Uniti di ‘plasmare’ gli assetti geopolitici altrove”. “In realtà, la difesa missilistica non ha lo scopo di proteggere l’America. E’ uno strumento per la dominazione globale”. “La difesa missilistica ha a che fare con la preservazione della capacità americana di esercitare il suo potere all’estero. Non ha a che fare con la difesa. Ha a che fare con l’offensiva. E questo è proprio il motivo per cui ne abbiamo bisogno”. Tutte queste citazioni da fonti liberali e mainstream rispettabili favorevoli allo sviluppo del sistema e alla sua sistemazione ai limiti più remoti del dominio globale statunitense.

La logica è semplice e ben assimilata. Un sistema di difesa missilistico informa i bersagli potenziali che “vi attaccheremo come ci piace e voi non potrete vendicarvi, perciò non ci potete dissuadere”. Si sta vendendo il sistema agli europei come se fosse una difesa dai missili iraniani. Ma anche se l’Iran avesse delle armi nucleari e dei missili a lunga gittata, la probabilità che li utilizzi per attaccare l’Europa è minore della probabilità che l’Europa venga colpita da un asteroide, per cui, se il motivo è la difesa, la Repubblica ceca dovrebbe istallare un sistema per difendersi dagli asteroidi. Se l’Iran dovesse mostrare anche la minima intenzione di una tale mossa, verrebbe vaporizzato. Il sistema è certamente puntato sull’Iran ma come un’arma di primo colpo. E’ un componente delle minacce americane sempre più forti di attaccare l’Iran, minacce che sono già per sé una violazione grave della Carta dell’Onu, anche se, dichiaratamente, questo problema non si pone negli stati fuori legge.

Quando Gorbaciov permise ad una Germania unificata di unirsi ad un’alleanza militare ostile, stava accettando una minaccia molto severa alla sicurezza russa per motivi che sono troppo noto per richiamarli. In risposta, il governo statunitense fece un giuramento risoluto di non espandere la Nato verso l’Est. Il giuramento fu violato qualche anno dopo con pochi commenti nell’Occidente ma aumentando la minaccia di un conflitto militare. La cosiddetta “difesa missilistica” porta la minaccia della guerra qualche tacca più in alto. La “difesa” che fornisce consiste nell’aumentare la minaccia di aggressione nel Medioriente con conseguenze incalcolabili e la minaccia di un guerra nucleare finale.

Più di mezzo secolo fa, Bertrand Russell e Albert Einstein fecero un appello straordinario alla gente di tutto il mondo, avvertendola di trovarsi di fronte ad una scelta “tetra e orribile e imprescindibile: vogliamo mettere fine alla razza umana, o vogliamo che l’umanità rinunci alla guerra”? Accettare un cosiddetto “sistema di difesa missilistico” significa fare una scelta in favore della fine della razza umana, forse in un futuro non-troppo-lontano.

www.nezakladnam.cz

La diversità è ricchezza, Morales riceve il premio del Centro delle Culture

26 Ottobre 2007

In occasione dell’incontro tra Evo Morales e la comunità boliviana, il portavoce del Forum Umanista Europeo Giorgio Schultze e una delegazione del Centro delle Culture, consegneranno al Presidente della Bolivia il “Premio Centro delle Culture 2007″, dedicato a tutti coloro che lavorano per la costruzione di una Nazione Umana Universale.
L’assegnazione a Evo Morales nasce dal riconoscimento della sua attività politica e sociale nonviolenta e ispirata all’integrazione tra culture diverse.

Al Presidente della Repubblica di Bolivia Evo Morales Ayma

Al Presidente di tutti i boliviani, “…degli esclusi storicamente, dei maltrattati dalla vita repubblicana, dei contadini e degli indigeni”.
All’uomo dei nostri tempi, umanista coerente e nonviolento.
All’indigeno Ayma, che appartiene alla cultura del rispetto e del dialogo.

Il Centro delle Culture, organismo internazionale del Movimento Umanista, ha deciso di assegnare un premio, istituito quest’anno e ispirato dalla forza dell’azione politica e sociale del Presidente Evo Morales Ayma, con le seguenti motivazioni:

• per la grande lezione di nonviolenza e per il rispetto della diversità che rafforzano la speranza che, nonostante le enormi difficoltà, un mondo veramente umano sia possibile;

• per la forza interiore con cui difende il popolo, per il suo sguardo ampio, per aver messo la Bolivia all’avanguardia della Nazione Umana Universale, alla quale molti umanisti, molti costruttori del nuovo umanesimo, stanno lavorando in tutto il mondo;

• per aver ridato fiducia e speranza nel futuro alle minoranze sottomesse e sfruttate, facendo arrivare questo messaggio forte e nonviolento a tutti quelli che lottano ogni giorno nel mondo per affermare i diritti umani calpestati e ignorati;

• per aver dato un senso sociale e reale al principio fondamentale della nostra stessa organizzazione: “La diversità è ricchezza”.

DOMENICA 28 OTTOBRE 2007 ORE 18.00 PRESSO IL CAMPIDOGLIO DI ROMA

Stop al nucleare, la guerra fredda è finita!

25 Ottobre 2007

Sabato 20 ottobre si è tenuta a Brdy, in Repubblica Ceca, nella zona dove gli Stati Uniti vogliono costruire la base radar anti-missile, la manifestazione internazionale contro le armi nucleari e le nuove basi militari organizzata da Europe for Peace e da Ne Základnám (No alle basi). Hanno partecipato 86 sindaci della Repubblica Ceca, esponenti di organizzazioni per il disarmo e centinaia di cittadini della zona e provenienti da tutta europa, in un’atmosfera di entusiasmo, speranza e unità.

Il Sindaco di Londra, Ken Livingstone ha dato pieno sostegno all’iniziativa con un messaggio di appoggio:
“Sostengo con forza la campagna contro il progetto di installare una base radar statunitense e ritengo che il popolo ceco abbia il diritto di decidere che cosa rientra nel proprio interesse nazionale.
Gli Stati Uniti stanno spendendo miliardi in armi di distruzione di massa, nella conservazione e nel rinnovamento del loro arsenale nucleare e nelle guerre in Medio Oriente, esigendo allo stesso tempo che ad altre nazioni sia impedito di armarsi: tutto questo è estremamente ipocrita. Le enormi somme spese per le armi e la guerra sarebbero utilizzate meglio per scopi più utili, come la protezione degli abitanti di New Orleans costruendo resistenti difese contro le tempeste o investendo nella prevenzione dei disastrosi cambiamenti climatici.
Nel Regno Unito il governo ha votato di recente il rinnovamento del sistema nucleare Trident, contro cui ho sempre lottato, come membro di Campaign for Nuclear Disarmament e di Mayors for Peace. Come la gente della Repubblica Ceca, anche la maggioranza dei londinesi è contraria a questa decisione. I sondaggi commissionati negli ultimi diciotto mesi mostrano che quasi due terzi (il 69%) dei cittadini ritengono che il governo dovrebbe sostenere una convenzione internazionale per la messa al bando delle armi nucleari.
La guerra fredda è finita da tempo e le armi nucleari non servono a fermare i terroristi, come Tony Blair ha ammesso e come i londinesi hanno imparato a loro spese. Non impediscono le guerre e non offrono protezione contro la moderna minaccia del terrorismo”.