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	<title>l'Umanista &#187; Economia e Lavoro</title>
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	<description>Informazione dal Mondo Umanista</description>
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		<title>Implosione nell&#8217;Impero</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Oct 2008 15:14:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Palumbo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[di Guillermo Sullings
In questi giorni stiamo assistendo all&#8217;aggravarsi di una enorme crisi finanziaria, con epicentro negli Stati Uniti ma con conseguenze in tutto il mondo. Questa crisi, esplosa la scorsa estate, era già iniziata nel 2006 e le sue radici sono ancora precedenti. Potremmo sicuramente dire che la &#8220;terra fertile&#8221; per lo sviluppo di tali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <a href="http://www.guillermosullings.org/">Guillermo Sullings</a><br />
<em>In questi giorni stiamo assistendo all&#8217;aggravarsi di una enorme crisi finanziaria, con epicentro negli Stati Uniti ma con conseguenze in tutto il mondo. Questa crisi, esplosa la scorsa estate, era già iniziata nel 2006 e le sue radici sono ancora precedenti. Potremmo sicuramente dire che la &#8220;terra fertile&#8221; per lo sviluppo di tali radici, è stata arata da decenni.</em></p>
<p><img src='http://www.umanista.org/wp-content/wallstreet250.jpg' align=left alt='' /> Nel libro &#8220;Economia Mista&#8221; (2000), descrivevo &#8220;la trappola del credito&#8221;, il fenomeno con cui si stimolano le persone ad anticipare i consumi indebitandosi. In un primo momento il livello del consumo si incrementa (perché le persone spendono l&#8217;equivalente di quello che guadagnano, più i debiti), ma in un secondo momento i consumi diminuiscono perché i debiti (più gli interessi, che nel caso del credito a lungo tempo, possono arrivare a duplicare il valore di ciò che si è acquistato) costringono a ridurre le spese regolari, per poter far fronte ai debiti contratti.<br />
Da una parte si trasferiscono così le &#8220;entrate&#8221; dall&#8217;economia produttiva alla Banca e dall&#8217;altra si generano cicli di successiva espansione e contrazione nell&#8217;economia. Questo perché, quando si espande il credito, il maggior consumo genera una crescita dell&#8217;economia reale, (e quindi aumentando gli stipendi si creano le condizioni per affrontare spese e debiti), dopo però, essendo il ritmo di crescita reale sempre minore rispetto alla crescita del credito, si generano le famose &#8220;bolle&#8221;, che inevitabilmente scoppiano. </p>
<p>Sempre in &#8220;Economia Mista&#8221;, anticipai che il livello critico di indebitamento della società statunitense avrebbe, in qualche momento, raggiunto il limite, producendo un&#8217; esplosione. Anche se tutto indica che questo momento si stia avvicinando, non è semplice stimare i tempi di processi.<br />
Sulla crisi Argentina del 1998 anticipando il crollo della convertibilità della moneta, riuscimmo a realizzare un&#8217;analisi su una economia molto più piccola, più semplice e limitata ad un solo paese.<br />
L&#8217;economia degli Stati Uniti invece, oltre ad essere enormemente più grande e complessa, ha &#8220;esportato&#8221; i suoi problemi e si dovrebbe avere accesso ad una enorme quantità di informazioni da tutto il mondo, per poter fare previsioni più precise. Però non ci sono dubbi: la tendenza è che la crisi è ogni volta più profonda.</p>
<p>Prima di analizzare il detonatore dell&#8217;attuale crisi, bisogna capire come funziona la società statunitense nel nei confronti del credito, del consumo e dell&#8217;investimento speculativo.<br />
In questo paese esiste una cultura molto radicata rispetto all&#8217;uso dell&#8217;indebitamento per salire nella scala sociale (ed esprimerlo mediante il consumo). Inoltre chi ha capacità di risparmio, ha una cultura molto diffusa per l&#8217;investimento azionario,i fondi di investimento e tutta una serie di complessi strumenti finanziari, che altrove la gente comune non capisce.<br />
Negli Stati Uniti la maggior parte della popolazione si indebita per comprare elettrodomestici, auto e case e quando termina di pagarli si indebita di nuovo per rinnovarli. Anche gli studenti universitari si indebitano per pagare i loro studi. E&#8217; una società indebitata al punto tale che nel momento attuale il livello di indebitamento medio delle casalinghe, è del 120% del loro reddito annuo; in pratica se i cittadini statunitensi potessero stare un anno senza spendere un dollaro neanche per mangiare, dovrebbero ugualmente lavorare tutto l&#8217;anno e qualche mese in più per pagare tutto il debito accumulato.<br />
Il 75% di questi debiti corrispondono ai mutui, i detonanti dell&#8217;attuale crisi. Però questo livello di indebitamento dei cittadini statunitensi, non è solamente interno (tra di loro), ma va fuori sia per l&#8217;enorme deficit che ha questo paese tanto nella bilancia commerciale, come nella bilancia dei pagamenti, visto che è il governo più indebitato del pianeta.<br />
Cina e Giappone accumulano titoli del debito statunitense di un valore quasi di 2 miliardi di dollari, grazie al loro surplus commerciale con quel paese.</p>
<p><strong>Gli antecedenti della crisi attuale</strong><br />
In questo contesto di indebitamento crescente e creazione di bolle speculative comincia a crescere la bolla immobiliare tra il 2002 e il 2005.<br />
In quegli anni la Federal Reserve aveva abbassato i tassi per attivare l&#8217;economia, dopo l&#8217;impatto recessivo degli attentati dell&#8217;11 settembre.<br />
Le banche quindi potevano indebitarsi per il 2% (su base annua) e fare prestiti per l&#8217;8% a chi voleva comprare o costruire una casa. Era davvero un grande affare, però la voraci banche non si accontentavano; per attirare ancora più clienti ad accendere mutui, ammorbidirono le loro regole e i loro controlli e concessero prestiti a persone con scarse garanzie di capacità di restituzione (ipoteche &#8220;subprime&#8221;) e fu l&#8217;auge dell&#8217;affare immobiliare, che fece salire a dismisura il prezzo delle proprietà.<br />
Però a loro volta per poter prestare sempre più soldi a sempre più clienti, le banche avevano bisogno di ulteriori fondi che drenarono dal mercato finanziario offrendo in garanzia le stesse ipoteche che avevano nelle cartelle dei loro clienti.<br />
Così le ipoteche sulle case si trasformarono in supporti di tutta una complessa trama di strumenti finanziari che arrivarono a far parte dei fondi delle banche europee. </p>
<p>Milioni di risparmiatori, attraverso banche, fondi di investimento e imprese quotate in borsa hanno finanziato la crescita della bolla, la maggior parte delle volte senza sapere quali fossero le garanzie finali dei loro investimenti.<br />
Tutto questo d&#8217;accordo con la agenzie di rating che si sono tanto impegnate a squalificare le economie emergenti e mai si sono occupate di avvertire i risparmiatori sul rischio di questi irrazionali strumenti di credito del primo mondo.<br />
È stato tutto un gran bell&#8217;affare finché il valore delle proprietà saliva e a seguire la ruota degli indebitamenti e dei pagamenti delle rate. Però come tutte le bolle un bel giorno è scoppiata.<br />
La Federal Reserve cominciò ad aumentare i tassi fino a superare il 5% per contenere l&#8217;inflazione e così le banche aumentarono anche loro i tassi dei mutui già aggiudicati (quelli a tasso variabile).<br />
Molti proprietari che non erano molto solvibili, iniziarono ad entrare in mora: con l&#8217;aumento dei tassi le more si moltiplicarono e già nel 2006 si ebbero 1.200.000 esecuzioni ipotecarie. Il valore delle proprietà, che era arrivato a dei livelli irrazionali, iniziò a sgonfiarsi, prima per la logica dei valori relativi. Però questo sgonfiamento si accelerò ulteriormente quando molti proprietari misero in vendita le loro case perché non potevano pagare le rate del mutuo.<br />
Questo calo del valore degli immobili fece sì che molti proprietari si trovassero con la banca un debito maggiore del valore della loro casa, con il quale l&#8217;avevano messa in vendita, valore che a sua volta condizionato dalle vendite, continuò ad abbassarsi.<br />
Al giorno di oggi si stima che più di 5.000.000 di famiglie abbiano in vendita la loro casa perché non possono pagare l&#8217;ipoteca e ce ne sono altre 2.000.000 che stanno per perderla in una esecuzione ipotecaria.<br />
Quando scoppiò la crisi nell&#8217;agosto del 2007, si stimava che avevano morosità accumulate più di 500.000 milioni di dollari nel mercato delle ipoteche.<br />
Era però molto maggiore la perdita del valore dei titoli e delle azioni vincolati ai cosiddetti &#8220;mutui subprime&#8221; (ipoteche spazzatura). In altre parole, molte delle banche vincolate in affari immobiliari non poterono affrontare i loro debiti perché evaporarono i loro attivi, supportati da mutui non solvibili e svalutati.<br />
In questa complessa trama finanziaria, l&#8217;effetto domino iniziò a portare al fallimento di molti istituti relazionati in qualche modo con questi strumenti finanziari: i casi più risonanti furono Freddie Mac, Fannie Mae, Bearns Stearns, e più recentemente Lehman Brothers e AIG. Complessivamente un centinaio di entità danneggiate in USA più alcune in Europa.<br />
Questo effetto domino ha già un anno e ancora non è arrivato alla sua fine. Il governo degli Stati Uniti e la Federal Reserve continuano ad iniettare migliaia di milioni di dollari per contenere il terremoto, però non è sufficiente e la crisi dei mutui ha contaminato tutti i mercati finanziari. I finanziatori tolgono il denaro dalle banche e dai fondi di investimento per panico e sfiducia e con questa azione debilitano ancora più il sistema finanziario. Gli intestatari di buoni o di azioni cercano di venderli per avere contanti perché prevedono una loro maggiore svalutazione e nel farlo generano ulteriore perdita di valore. Cioè, si sta passando dalla dimensione ipotecaria (di per sé enorme), all&#8217;avverarsi della profezia di una corrida bancaria e di borsa che genera fallimenti a catena. Questo il problema che stanno affrontando gli Stati Uniti oggi.</p>
<p><strong>Fino a dove arriverà la crisi?</strong><br />
È molto difficile sapere quando si toccherà il fondo.<br />
In primo luogo perché non si sa bene fin dove è arrivata la contaminazione degli strumenti finanziari supportati con i &#8220;mutui subprime&#8221;, data la complessità di tali strumenti.<br />
In secondo luogo perché assume importanza il fattore psicologico della sfiducia dei risparmiatori, molto più difficile da misurare e prevenire, che continuerà a ripercuotersi nell&#8217;economia reale, fondamentalmente attraverso la restrizione del credito per gli investimenti e il consumo e attraverso la perdita di capacità di spendere della popolazione, accentuando così la spirale recessiva.<br />
In terzo luogo, perché la interdipendenza tra l&#8217;economia del mondo con quella degli Stati Uniti, apre una ventaglio di molteplici conseguenze che si andranno retroalimentando.<br />
L&#8217;economia degli Stati Uniti rappresenta il 25% dell&#8217;economia mondiale ed è sommamente interconnessa con quella della Cina, del Giappone e dell&#8217;Europa: implica che più del 50% dell&#8217;economia mondiale è direttamente danneggiato dalla crisi. Quindi praticamente nessun paese può considerarsi al riparo dalle conseguenze, anche se indirettamente ed in differenti gradi.<br />
Una recessione economica degli Stati Uniti significa una forte diminuzione dei consumi dei prodotti fabbricati in Cina e Giappone, di cui è il principale consumatore. Un rallentamento nell&#8217;economia cinese conseguente alla diminuzione delle esportazioni, implicherà meno importazione di materie prime.<br />
La sfiducia verso gli investimenti a maggior tasso di rischio danneggerà il flusso degli investimenti nei paesi emergenti. Però in quale profondità e per quanto tempo si darà questo è impossibile prevederlo.<br />
Il governo degli Stati Uniti, contraddicendo i propri &#8220;principi&#8221; di ortodossa neoliberista, lasciando che i mercati si autoregolino lasciando fallire chi deve fallire e sopravvivere chi deve sopravvivere, sta facendo un appello (antidottrinario secondo le logiche neoliberiste) a risorse, iniettando migliaia di milioni di dollari nel barile senza fondo della crisi finanziaria. Se lo continuerà a fare, forse eviterà l&#8217;Apocalisse di un nuovo crack (potenzialmente maggiore di quello del 1929), però a costo di portare il suo indebitamento come Stato a dei limiti inimmaginabili. Ma più in là della poca o maggiore spettacolarità che potrebbe avere la caduta, quello che è sicuro è una recessione e un indebolimento prolungato della maggiore economia del mondo.</p>
<p><strong>Conclusioni</strong><br />
In definitiva, questa crisi del capitalismo e della globalizzazione, dimostrano una volta in più che la speculazione finanziaria nel mondo va bloccata, forzando il reinvestimento produttivo dei guadagni imprenditoriali.<br />
Il mondo non può essere governato dalla tirannia del capitale speculativo, che genera povertà e caos dovunque.<br />
Il mondo deve avanzare verso una Nazione Umana Universale, nella quale i popoli, attraverso la democrazia diretta, trovino una soluzione al fatto che le immense risorse che oggi si destinano alla speculazione finanziaria, all&#8217;usura e agli armamenti, vadano invece a contribuire allo sviluppo umano e che facciano terminare la povertà.<br />
In questo senso ci sarà da stare attenti perché questa implosione finanziaria sta certamente debilitando il cuore dell&#8217;impero, ma questo, come una belva ferita, al fine di riconquistare il potere, può pretendere di ricorrere alla forza bruta, più di quanto non abbia fatto finora.</p>
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		<title>Liberare il pianeta dalla schiavitù del Pil</title>
		<link>http://www.umanista.org/04122007/liberare-il-pianeta-dalla-schiavitu-del-pil/</link>
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		<pubDate>Tue, 04 Dec 2007 10:49:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Palumbo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[di Franco Mostacci
Il prodotto interno lordo, misura statistica che condensa in un unico numero il valore della produzione di una economia nazionale, è ormai divenuto una vero e proprio assillo. L&#8217;incremento del Pil rappresenta l&#8217;obiettivo primario di ciascun Governo, da realizzare a qualunque costo: il voto sulla pagella che determina la promozione o la bocciatura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Franco Mostacci</strong><br />
Il prodotto interno lordo, misura statistica che condensa in un unico numero il valore della produzione di una economia nazionale, è ormai divenuto una vero e proprio assillo. L&#8217;incremento del Pil rappresenta l&#8217;obiettivo primario di ciascun Governo, da realizzare a qualunque costo: il voto sulla pagella che determina la promozione o la bocciatura della politica economica. Rispetto al Pil sono ancorati due dei cinque criteri di convergenza previsti dal Trattato di Maastricht, cui devono attenersi i paesi dell&#8217;euro per garantire la stabilità della moneta unica, sotto la stretta vigilanza della Banca Centrale Europea.<br />
<img src='http://www.umanista.org/wp-content/DebitoPil260.png' align=left alt='' /> Agenzie interne ed internazionali monitorano in continuazione l&#8217;andamento del Pil e delle sue componenti, producendo nuove stime e previsioni per il breve e medio termine. Una crescita del Pil inferiore a quella di altri Paesi può causare un declassamento da parte delle agenzie di rating con conseguenze nefaste per la finanza pubblica e per le imprese che operano sul mercato interno. Ma, nonostante tutto ruoti intorno al Pil, questo numero non è un indice credibile del benessere, dello sviluppo sociale o del progresso di una nazione. Come ebbe a dire Robert Kennedy quaranta anni fa il Pil &#8220;misura tutto, tranne ciò che rende la vita degna di essere vissuta&#8221;. Va anche oltre Pierangelo Dacrema: &#8220;Il Pil è un&#8217;ossessione collettiva che ha fatto di esso la bandiera economica e politica… E&#8217; inaccettabile che il Pil sia il metro incontestabile del successo economico di una collettività, e quasi un sintomo della sua felicità… Il Pil non tiene conto non solo della qualità dell&#8217;aria, della sanità o dell&#8217;istruzione pubblica, del grado di sicurezza o dell&#8217;igiene dei centri abitati, ma anche del livello della convivenza civile e dell&#8217;educazione civica, dei rapporti sociali e individuali in azienda e in famiglia&#8221; (&#8221;La dittatura del Pil&#8221;; Marsilio Editore). Ma se da un lato il Pil difetta di contenuti, dall&#8217;altro eccede nel considerare crescita economica tutto ciò che produce ricchezza monetaria, anche se superflua o in danno all&#8217;ambiente circostante e alle generazioni future. Analogamente al colesterolo, è il caso di distinguere la omponente &#8220;buona&#8221; del Pil da quella &#8220;cattiva&#8221;, per utilizzare solo la prima come parametro di valutazione della politica economica.<br />
Ad ogni modo, la società globale del XXI secolo avverte la necessità di un cambio radicale di paradigma, che tolga centralità al Pil, come misura statistica di riferimento, in favore di un concetto multidimensionale di benessere, che comprenda i vari aspetti della vita umana. E&#8217; quanto emerge non solo dalla Dichiarazione di Istanbul del 30 giugno, ma anche dalla conferenza &#8220;Beyond GDP&#8221;, tenutasi nei giorni scorsi a Bruxelles, sotto l&#8217;egida dell&#8217;Unione Europea. Anche se al momento non esiste una convergenza su indicatori complementari o alternativi rispetto al Pil pro-capite, si iniziano a porre le basi per la costruzione di statistiche che offrano risposte alle nuove esigenze demografiche, ambientali, di sicurezza in un&#8217;ottica di sviluppo sostenibile, distribuzione del reddito (riduzione della povertà), progresso sociale e culturale, qualità della vita. Si tratta di una sfida ambiziosa, che si prefigge un obiettivo tutt&#8217;altro che banale: liberare il pianeta dalla schiavitù del Pil. </p>
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		<title>Il TFR resta a casa</title>
		<link>http://www.umanista.org/03072007/il-tfr-resta-a-casa/</link>
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		<pubDate>Tue, 03 Jul 2007 09:56:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Palumbo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Politica interna]]></category>

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		<description><![CDATA[Dai primi dati risulta che il 55% dei lavoratori con contratti privati abbia scelto di mantenere in azienda il proprio Tfr. 
Finiscono nei fondi pensionistici comunque ben 7,8 miliardi di euro mentre 11,2 restano in azienda.
Non mancheranno a breve le contromisure del sistema speculativo per accaparrarsi anche questi soldi, ma intanto va segnalata la netta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dai primi dati risulta che il 55% dei lavoratori con contratti privati abbia scelto di mantenere in azienda il proprio Tfr. </em><img src='http://www.umanista.org/wp-content/denaro225.jpg' align=left alt='' /><br />
Finiscono nei fondi pensionistici comunque ben 7,8 miliardi di euro mentre 11,2 restano in azienda.<br />
Non mancheranno a breve le contromisure del sistema speculativo per accaparrarsi anche questi soldi, ma intanto va segnalata la netta sconfitta del potere finanziario e del potere politico al suo servizio, considerando l’intensa campagna mediatica sostenuta dal governo a favore del trasferimento del Tfr e da alcuni vantaggi fiscali ottenibili passando a questi fondi privati.<br />
Aumentano le espressioni non solo di dissenso, ma di vero “scollamento” tra i vertici politici e la realtà delle scelte quotidiane della gente. Ne fu prova il referendum francese e olandese che bocciò la costituzione europea, ne sono prova i comitati di difesa territoriale (No Tav, No Dal Molin, ecc.) che sorgono continuamente e che nonostante la censura e manipolazione dei media, accrescono il loro potenziale, e la loro forza.<br />
Non destinare il Tfr ai mercati finanziari speculativi può essere interpretato come un segnale di dubbio e incertezza non solo nei confronti di una scelta economica (quasi imposta), ma anche un segnale di sfiducia nel funzionamento dell’attuale sistema fondato sul denaro e sulla speculazione.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il precariato: un fenomeno non solo italiano</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jun 2007 15:19:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Brevissimo viaggio nel mondo del precariato tra lavori mal pagati e senza diritti: anche quelli ad alta qualificazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.umanista.org/wp-content/Me_at_call_center.jpg' alt='lavoratore precario' align=left hspace=5 />Il lavoro precario è stato, secondo alcuni, introdotto in Italia dalla legge Biagi. In realtà i primi attacchi ai diritti dei lavoratori nel nostro paese, sono iniziati già nei primi anni novanta sotto l&#8217;incalzare dell&#8217;ondata neoliberista che già negli anni ottanta aveva intaccato i diritti dei lavoratori in tutta l&#8217;Europa. Anche in Italia, come in Europa, il lavoro precario è stato presentato come mezzo per combattere la disoccupazione ma si è rivelato in realtà, come nel resto d&#8217;Europa, un mezzo per ridurre il costo del lavoro a vantaggio del profitto del capitale e per annullare le tutele dei lavoratori. Persino in Inghilterra il cosiddetto &#8220;aumento dell&#8217;impiego&#8221;, ottenuto a discapito dei salari e dei diritti dei lavoratori a bassa qualificazione, se guardato con la lente, appare più un mito che una realtà. In quanto all&#8217;Italia, la legge Biagi ha prodotto anche lavoratori ad alta qualifica ma con bassi stipendi o con stipendi nulli, senza possibilità di richiedere un mutuo in banca, di maturare le ferie, di ottenere diritti riconosciuti come la malattia e l&#8217;anzianità sul lavoro, e senza nemmeno ottenere, ovviamente, la sicurezza del sudetto posto.<br />
Per combattere la disoccupazione si è prodotta la sottoccupazione. Speriamo che questa tendenza presto si inverta.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La Russia &#8220;riprende&#8221; il nucleare civile</title>
		<link>http://www.umanista.org/11122006/la-russia-riprende-il-nucleare-civile/</link>
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		<pubDate>Mon, 11 Dec 2006 01:14:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[La  Russia , per il suo fabbisogno energetico, intende costruire 42 nuove centrali nucleari]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.umanista.org/wp-content/752pxKewaunee.jpg' alt='centrale nucleare'align=left hspace=5 />La Russia intende sviluppare il nucleare civile con la costruzione di 42 centrali . A dare l&#8217;annuncio il direttore del programma nazionale nucleare russo. Sulle ipotesi che hanno spinto la dirigenza russa ad imbarcarsi su quella strada si potrebbe fare l&#8217;analogia con il caso iraniano, dove esiste una difficoltà petrolifera che spinge alla divesificazione energetica: in parole povere si vuole il nucleare per avere più petrolio da esportare. Visto che però la Russia ha il precedente di Chernobyl questo non fà dormire sonni tranquilli.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Undp: 1,1 miliardi di persone senza acqua</title>
		<link>http://www.umanista.org/11112006/undp-11-miliardi-di-persone-senza-acqua/</link>
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		<pubDate>Sat, 11 Nov 2006 03:12:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Palumbo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Quasi due milioni di bambini ogni anno muoiono per la scarsità delle risorse idriche mentre 1,1 miliardi di persone non ha acqua]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.umanista.org/wp-content/LightningVolt_Deep_Blue_Sea_01.jpg' alt='Acqua' align=left hspace=5/>Il rapporto dell&#8217;Undp, United Nations Development Programme,  non ha bisogno di commenti: ogni anno quasi due milioni di bambini muoiono per mancanza di risorse idriche mentre 1,1 miliardi di persone vive senza acqua. Eppure, sempre secondo il rapporto, negli slum poveri del terzo mondo l&#8217;acqua costa molto di più che nelle zone dove vivono i ricchi e i benestanti, e in queste ultime zone l&#8217;acqua consumata per individuo è molto di più che nelle prime. Quindi, sfatando il mito che la carenza dell&#8217;acqua è dovuta alla sua scarsità, in realtà la mancanza di acqua che colpisce numerose persone del pianeta dipende dall&#8217;ineguale distribuzione della ricchezza e potrebbe essere risolta con un maggiore investimento nelle reti idriche e nelle trivellazioni per cercare falde acquifere da parte dei governi invece che spendere i soldi in armamenti. I mezzi per far cessare questa situazione ci sono: serve la volontà politica.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Se scendono i prezzi delle materie prime affondano le borse di tutto il mondo</title>
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		<pubDate>Tue, 23 May 2006 08:14:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[  E&#8217; stato un autentico terremoto quello che ha investito i mercati azionari di tutto il pianeta. L&#8217;epicentro è stato registrato sulle piazze asiatiche e la scossa si è rapidamente propagata a tutte le latitudini, provocando perdite pesantissime. L&#8217;Europa si è allineata al trend e le Borse hanno chiuso in forte ribasso, con perdite [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.umanista.org/wp-content/indici.gif' alt='' align=left hspace=5 />  E&#8217; stato un autentico terremoto quello che ha investito i mercati azionari di tutto il pianeta. L&#8217;epicentro è stato registrato sulle piazze asiatiche e la scossa si è rapidamente propagata a tutte le latitudini, provocando perdite pesantissime. L&#8217;Europa si è allineata al trend e le Borse hanno chiuso in forte ribasso, con perdite consistenti intorno al 2%, al termine di una seduta dove complessivamente sono andati in fumo 148 miliardi di euro. A Milano, dove va tenuto conto dell&#8217;effetto cedole, il Mibtel ha perso il 3,8% e l&#8217;S&#038;P/mib il 3,7%. E&#8217; andata peggio al Midex che ha accusato una flessione del 4,66%. Infine l&#8217;All Stars ha registrato un colpo del 4,8% e il Techstars del 6,2%.<br />
Diversi i fattori che hanno penalizzato Piazza Affari: le prese di beneficio dopo i ripetuti rialzi delle recenti sedute, i timori di una ripresa dell&#8217;inflazione americana e il conseguente possibile rialzo dei tassi d&#8217;interesse. A Piazza Affari ha pesato, inoltre, lo stacco dei dividendi da parte di numerose societa&#8217;, tra le quali circa 20 blue chips.<br />
Giornata nera per Alitalia addirittura sospesa per eccesso di ribasso: alla fine il calo e&#8217; stato del 10,93% a 0,766 euro per azione. Il titolo della compagnia aerea aveva chiuso la scorsa settimana con una flessione complessiva a doppia cifra dopo l&#8217;approvazione di una trimestrale deludente. Pesante calo anche per la Fiat (-5,39% a 9,39 euro).<br />
Ma se le materie prime scendono di prezzo non dovrebbe essere una cosa positiva per noi tutti? Tutto questo a dimostrazione del fatto che dove c&#8217;è una borsa, ovvero speculazione, che va bene in fondo in fondo è un male per la gente. </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Calcio, tra scommesse pressioni ad arbitri e commissariamento ci sono 41 indagati</title>
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		<pubDate>Fri, 12 May 2006 15:09:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altro]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[ Che il calcio non fosse una cosa pulita, almeno in Italia, si sapeva benissimo. Quante volte davanti al televisore avrete detto: “arbitro venduto!”… certo lo avrete detto solo nel caso non siate tifosi della squadra premiata dal presunto “direttore di gara”.
Bene sembra che, una volta per tutte, uscirà fuori la verità. Dico sembra perché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.umanista.org/wp-content/moggigiraudo_wide_01.jpg' alt='' align=left hspace=5 /> Che il calcio non fosse una cosa pulita, almeno in Italia, si sapeva benissimo. Quante volte davanti al televisore avrete detto: “arbitro venduto!”… certo lo avrete detto solo nel caso non siate tifosi della squadra premiata dal presunto “direttore di gara”.<br />
Bene sembra che, una volta per tutte, uscirà fuori la verità. Dico sembra perché anche con tangentopoli tutti si sapeva che c&#8217;erano le tangenti e tutti abbiamo creduto che una volta per tutte sarebbero finite tutte quelle ingiustizie. Non è andata così allora e niente ci assicurerà che andrà così adesso.<br />
Già, perché proporre il Gianni Letta, delfino di Berlusconi, presidente di una delle quattro squadre accusate, per sovrintendere al commissariamento della Figc mi sembra francamente una cosa poco seria… e si diceva la serietà al governo! Bella serietà quella di Prodi.<br />
Intanto a partire dai vertici della Juventus, fino agli ultimi guardalinee ci sono ben 41 persone indagate. E la pentola è stata appena scoperta. Ringraziamo Totti che sottolinea quanto il calcio vada riazzerato. Bene iniziamo a riazzerare i compensi milionari di giocatori e dirigenti che hanno talmente gonfiato quello che doveva essere solamente lo sport più praticato dagli italiani, che alla fine poteva solo scoppiare!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L’Opec chiede aiuto per calmare i prezzi. C’e pero chi propone alternative energetiche</title>
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		<pubDate>Thu, 11 May 2006 02:41:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Palumbo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Mentre l’Opec chiede aiuto a paesi concorrenti per raffreddare i prezzi c’è chi intanto insiste con le alternative al petrolio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.umanista.org/wp-content/431pxErdl_Bohrturm.jpg' alt='Petrolio' align=left hspace=5/> La notizia di per se ha dell’incredibile: tutto parte dall’innalzamento del prezzo del petrolio che sta raggiungendo quote alte ed e destinato a salire. Ebbene per cercare di raffreddare il prezzo non solo l’Opec si muove ma lo fa chiedendo aiuto addirittura ai paesi non-Opec. Il ministro dell’energia indonesiano Yusgiantoro in tal senso ha chiesto aiuto a Russia e Messico per aumentare le loro quote di produzione. Intanto c’è chi ricorda che al petrolio potrebbero esistere delle alternative se si avesse più voglia di investire in esse.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il Cda di Abertis ha dato il via alla fusione con Autostrade</title>
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		<pubDate>Wed, 03 May 2006 19:58:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Palumbo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Il consiglio d’amministrazione  di Abertis a incominciato il processo di fusione con Autostrade]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.umanista.org/wp-content/800pxAutova_de_Castilla.JPG' alt='Autostrada' align=left hspace=5/> IL consiglio d’amministrazione di Abertis ha dato il via al processo di fusione con autostrade, con l’unico voto contrario dell’ amministratore delegato Vito Gamberane, sollevato dall’incarico con giusta causa. Poi il Cda di autostrade ha conferito al presidente Gian Maria Gros Pietro pieni poteri su diversi aspetti della gestione. Si crea così, con la fusione della società italiana e spagnola, un colosso europeo della viabilità.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La Casa Bianca ordina in segreto di stampare 2 “bilioni” di dollari</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Apr 2006 02:34:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Palumbo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Senza nessun tipo di controllo, e in gran segreto, la Casa Bianca ordina alla Federal Reserv di stampare 2 “bilioni” di dollari]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.umanista.org/wp-content/605px1999_SBA_Rev_P.JPG' alt='Dollaro' align=left hspace=5/>La Federal Reserve americana, su ordine della casa Bianca, ha stampato 2 “bilioni” di dollari da immettere nel mercato americano e mondiale. Ciò è possibile perché la Federal Reserve  dal 20 marzo 2006 ha annunciato che non avrebbe più pubblicato i dati della “M3” ossia l’ammontare della moneta stampata e messa in circolazione dal governo: la Banca quindi può stampare moneta senza che nessuno sappia quanta ne viene stampata. Su queste politiche il governo americano già in passato aveva affrontato polemiche, sfociate con le dimissioni de segretario del  tesoro e del governatore della banca americana Greespan. Tale decisione è stata presa evidentemente perché svalutando il dollaro il governo americano pensa di svalutare anche i debiti rivalutando invece la bilancia commerciale in difficoltà. Al contrario il governo americano metterà in moto un processo disastroso per l’economia, anche perché molti paesi potrebbero decidere di diversificare le loro riserve attualmente in dollari verso altre monete, l’euro per esempio. </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ricucci a Regina Coeli, indagato anche un colonnello della Gdf</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Apr 2006 15:25:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altro]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[  Ricucci sarà interrogato domani, giovedì 20 aprile. Ricucci era intercettato da dicembre 2005. Arrestati, oltre a lui, Luigi Leccese, Vincenzo Tavano e Tommaso Di Lernia. &#8220;I medicinali sono scaduti. Curati&#8221;. E ancora: &#8220;sta arrivando il medico con gli infermieri&#8221;. Questo il frasario in codice usato da Vincenzo Tavano, ritenuto dalla Procura di Roma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.umanista.org/wp-content/ricucci.jpg' alt='' align=left hspace=5 />  Ricucci sarà interrogato domani, giovedì 20 aprile. Ricucci era intercettato da dicembre 2005. Arrestati, oltre a lui, Luigi Leccese, Vincenzo Tavano e Tommaso Di Lernia. &#8220;I medicinali sono scaduti. Curati&#8221;. E ancora: &#8220;sta arrivando il medico con gli infermieri&#8221;. Questo il frasario in codice usato da Vincenzo Tavano, ritenuto dalla Procura di Roma collegamento tra Ricucci e il finanziere del Nucleo valutario della Guardia di Finanza Luigi Leccese, per avvertire l&#8217;immobiliarista delle indagini sul suo conto. il gip Orlando Villoni rileva che &#8220;sussistono concreti elementi per ritenere rilevante ed attuale il pericolo che gli stessi, se lasciati liberi, possano commettere ulteriori delitti della stessa specie di quelli per i quali si procede, anche perché le indagini in corso appaiono lungi dall&#8217;essere concluse”<br />
Poi si è saputo che c&#8217;è un altro indagato nell&#8217;inchiesta, il tenente colonnello della guardia di finanza Antonio Carano, fino allo scorso novembre responsabile del nucleo speciale di polizia valutaria, delegata alle indagini proprio della vicenda Rcs. Si ipotizzano i reati di concorso in violazione di segreto di ufficio e accesso abusivo al sistema informatico.<br />
Con Ricucci, e dopo Fiorani, potrebbe aprirsi una nuova fase nelle inchieste sulla finanza italiana&#8230; cosa si nasconde dietro &#8220;i furbetti del quartierino&#8221;? Gli intrecci della finanza e della politica italiana non sono mai stati un segreto, ma fino a che punto questi intrecci siano marci bisogna ancora scoprirlo. Antonio Di Pietro già accusa una tangentopoli 2. Dopo la scorsa tangentopoli ben poco si è fatto per &#8220;pulire&#8221; la politica, l&#8217;economia e preservare legalmente i cittadini dalle &#8220;truffe legalizzate&#8221;. E quello di Ricucci potrebbe essere un nuovo caso Chiesa.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il petrolio a nuovi record storici</title>
		<link>http://www.umanista.org/19042006/il-petrolio-a-nuovi-record-storici/</link>
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		<pubDate>Wed, 19 Apr 2006 00:18:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Palumbo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche a causa delle tensioni tra occidente e Iran schizza il prezzo del petrolio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.umanista.org/wp-content/800pxPortugal_pipeline.jpg' alt='Petrolio' align=left Hpace=5/> Sta scoppiando una crisi di caro-petrolio: sia a Londra che a New York l’oro nero è andato a livelli storici. Alla borsa di Londra è arrivato a 72 dollari al barile mentre a New York l’indice è a 70,86. Questa la situazione anche a causa del clima estremamente teso tra Iran e Stati Uniti, che rischia, in caso di aggravamento del conflitto, di azzerare le forniture di petrolio iraniano all’occidente.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Le spese per gli italiani per la casa sono aumentate</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Apr 2006 15:41:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Palumbo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Ormai gli italiani hanno il problema del caro-bolletta: aumentate le spese della casa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.umanista.org/wp-content/800pxMoneybillscoins3.jpg' alt='Soldi' align=left hpace=5/>Aumentano in genere le spese per gli italiani tra imposte e bollette. Tra gli aumenti ci sono le tariffe del gas e dei combustibili liquidi; si deve poi registrare anche aumenti della bolletta dell’acqua, sui  servizi di smaltimento rifiuti e sui trasporti urbani. Oltre la media anche l’aumento delle spese per il capitolo istruzione, per alcol e tabacchi. In controtendenza si registra il calo delle spese sulle telecomunicazioni e sui medicinali. </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Presto potrebbe avvenire la fusione tra la Mediaset e la Telecom</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Apr 2006 15:25:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Palumbo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Il primo gruppo televisivo italiano, la Mediaset, e il primo gestore della telefonia fissa e mobile, la Telecom, potrebbero fondersi presto]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.umanista.org/wp-content/698pxAlt_Telefon.jpg' alt='Telefono' align=left hspace=5/> E’ stato il quotidiano Libero a far trapelare la notizia su un eventuale fusione tra il primo gruppo televisivo italiano, la Mediaset, e il primo gruppo per la gestione della telefonia fissa, mobile, nonché primo internet provider italiano, la Telecom. La smentita da parte di Telecom Italia non indica niente visti i precedenti su Seat-pg e la fusione tra Tim e Telecom Italia. In reatà sembra che sia Berlusconi che Tronchetti avrebbero bisogno di questa fusione: Berlusconi perché, nella possibilità di un eventuale restringimento degli spazi televisivi, ha bisogno di aprirsi nella nuova frontiera della televisione via telefonino e via ADSL, Tronchetti perché, dopo l’uscita dall’OPA di Gnutti, il tirarsi indietro delle banche e la perdita di fiducia degli investitori nei suoi confronti, ha bisogno di iniezioni di nuovi capitali. L’accordo, molto probabilmente sarà basato sul fatto che la Mediaset fornirà i contenuti mentre la Telecom fornirà le infrastrutture comunicative.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Esperimenti di energie alternative al petrolio</title>
		<link>http://www.umanista.org/11042006/esperimenti-di-energie-alternative-al-petrolio/</link>
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		<pubDate>Tue, 11 Apr 2006 02:29:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Palumbo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra le alternative al petrolio il governo belga sta pensando all’olio di colza]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.umanista.org/wp-content/450pxGulf_Offshore_Platform.jpg' alt='Piattaforma'align=left hspace=5 /> In un periodo nel quale il livello di accessibilità del petrolio in futuro presenta tinte fosche alcuni governi corrono ai ripari con le bioenergie. E’ il caso del governo belga dove il ministero delle finanze federale ha autorizzato l’acquisto dell’olio di colza come carburante, defiscalizzato da tutte le accise se comprato da un produttore locale: a prezzi quindi più competitivi del Diesel. Il Kit completo è disponibile anche su internet a 500 euro da istallare autonomamente. L’olio di colza in Belgio oggi come l’idrogeno ieri in Islanda, dove il governo si sta adoperando per rendere l’isola indipendente dal petrolio. E’ preoccupante che gli studi sulle energie alternative siano fermi mentre una crisi petrolifera potrebbe essere alle porte. Alcuni puntano sul gas, e ciò trasformerebbe la Gazprom russa nell’odierna OPEC, altri puntano sul nucleare, il quale, oltre che per scopi civili, può essere usato anche a fini militari. Invece bisogna puntare su energie che oltre che essere a buon mercato non hanno controindicazioni ambientali.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sale e continua a salire il debito pubblico</title>
		<link>http://www.umanista.org/06042006/sale-e-continua-a-salire-il-debito-pubblico/</link>
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		<pubDate>Thu, 06 Apr 2006 15:48:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Palumbo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Secondo i dati trimestrali di cassa pervenuti al parlamento italiano, non solo il debito pubblico è salito rispetto al 2004 ma è destinato a salire]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.umanista.org/wp-content/482pxLa_speziarimini_line.JPG' alt='Italia' align=left hspace=5/>Secondo i dati trimestrali presentati dalla Cassa al parlamento italiano, la situazione dei conti pubblici nel paese non solo non è rosea ma nel 2006 non è destinata a migliorare. Il rapporto rispetto al Pil nel 2005 è risultato essere del 106,4% contro il 103,8% del 2004 e nel 2006 salirà a 108%. Si prevede un aumento delle spese sia nel settore statale che nel settore pubblico rispettivamente di 6.464 e di 1.144 milioni di euro mentre la pressione fiscale si posizionerà al 40,6% del Pil.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Privatizzazioni in Veneto: e le bollette raddoppiano</title>
		<link>http://www.umanista.org/04042006/privatizzazioni-in-veneto-e-le-bollette-raddoppiano/</link>
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		<pubDate>Mon, 03 Apr 2006 23:02:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Palumbo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Le privatizzazioni nel Veneto hanno avuto un importante effetto: in alcune città le bollette sono raddoppiate]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.umanista.org/wp-content/450pxVicenzaingresso_al_centro_storico.jpg' alt='Vincenza'align=left hscape=5 /> Parlano tanto dei benefici delle privatizzazioni ma ogni volta che avvengono, in molti casi, il risultato è sempre quello: l’aumento delle bollette. E ciò che è successo nel Veneto dove, nelle province di Padova e Vicenza, in seguito alla nascita del gestore  unico  semiprivato dell’ETRA S.p.a., il quale si occupa della gestione dell’acqua, i cittadini si sono ritrovati le bollette raddoppiate. Benefici della privatizzazione; per chi ?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Telecom: sì al rimborso del canone, perchè illegittimo</title>
		<link>http://www.umanista.org/03042006/telecom-si-al-rimborso-del-canone-perche-illegittimo/</link>
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		<pubDate>Mon, 03 Apr 2006 12:31:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altro]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[ Potrebbero esserci venti milioni di ricorsi per Telecom. Un abbonato di Torre Annunziata, in provincia di Napoli, ha ottenuto dal locale Giudice di Pace il rimborso del canone telefonico. La sentenza dice che il canone fisso è illegittimo dal 1 gennaio 1998. Quindi l&#8217;ex monopolista deve restituire tutti i soldi ricevuti, esclusi ovviamente quelli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.umanista.org/wp-content/telecomitalia.jpg' alt='' align=left hspace=5 /> Potrebbero esserci venti milioni di ricorsi per Telecom. Un abbonato di Torre Annunziata, in provincia di Napoli, ha ottenuto dal locale Giudice di Pace il rimborso del canone telefonico. La sentenza dice che il canone fisso è illegittimo dal 1 gennaio 1998. Quindi l&#8217;ex monopolista deve restituire tutti i soldi ricevuti, esclusi ovviamente quelli generati dal traffico telefonico. </p>
<p>Si parte dal presupposto che il contratto di abbonamento telefonico é un contratto di adesione, come tale predisposto unilateralmente dalla Telecom Italia S.p.a. e che quindi nessuna clausola contrattuale sarebbe oggetto di contrattazione tra le parti che lo hanno stipulato. Di fatto, poi, nessuna norma di legge prevederebbe il famigerato canone e gli utenti finali dovrebbero essere esclusi da questo costo aggiuntivo al quale non corrisponderebbe nessun servizio erogato.</p>
<p>Secondo la decisione del Giudice di Pace la clausola che prevede il pagamento del canone produrrebbe uno squilibrio tra i diritti e gli obblighi delle parti facendo riferimento all&#8217;art. 1469 bis c.c., ed imponendo, all&#8217;utente non solo di pagare il corrispettivo dovuto per il consumo, ma anche un quid pluris rispetto alla prestazione eseguita dalla controparte e, perciò, andrebbe dichiarata inefficace, con conseguente diritto dell&#8217;istante alla restituzione di quanto versato a tale titolo.<br />
Partiranno ricorsi a raffica? Vedremo…</p>
]]></content:encoded>
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		<title>I nuovi treni in Lombardia non bastano</title>
		<link>http://www.umanista.org/28032006/i-nuovi-treni-in-lombardia-non-bastano/</link>
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		<pubDate>Tue, 28 Mar 2006 15:08:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altro]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono tornati negli orari degli interregionali lombardi 16 convogli prima cancellati. "Ma sono solo dei contentini- dice da Piacenza Franco Trespidi dell'associazione pendolari che chiede la reintroduzione dell'orario cambiato lo scorso dicembre-, piccoli miglioramenti di una situazione disastrosa. Il Parma-Milano ha visto addirittura aumentare di 15 minuti il tempo di percorrenza... almeno così i ritardi diminuiscono."]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.umanista.org/wp-content/treno.jpg' alt='' align=left hspace=5 /><br />
Sono tornati negli orari degli interregionali lombardi 16 convogli prima cancellati. &#8220;Ma sono solo dei contentini- dice da Piacenza Franco Trespidi dell&#8217;associazione pendolari che chiede la reintroduzione dell&#8217;orario cambiato lo scorso dicembre-, piccoli miglioramenti di una situazione disastrosa. Il Parma-Milano ha visto addirittura aumentare di 15 minuti il tempo di percorrenza&#8230; almeno così i ritardi diminuiscono.&#8221;<br />
Mentre da Genova Sonia Zarino del coordinamento pendolari Tigullio aggiunge: &#8221; Hanno messo delle toppe, ricucito un poco, ma manca una considerazione complessiva dei flussi dei viaggiatori. Basta pensare ai nuovi insediamenti di aziende informatiche e meccaniche tra Sampierdarena e Sestri.&#8221;<br />
I problemi riguardanti la sicurezza e la manutenzione non sono risolti, sui treni si vive meglio solo perchè è passato l&#8217;inverno e non fa più così freddo, ma arriverà il caldo e allora&#8230; &#8220;Vogliamo vedere che cosa succederà quando saremo chiusi senz&#8217;aria condizionata in vagoni con i finestrini sigillati&#8221; ci avvertono i pendolari di Lodi.<br />
Intanto cresce l&#8217;allarme sulla Brescia-Edolo. Dei 38 nuovi treni ordinati nel 2001 nessuno è previsto per questa tratta che è collegata da locomotori vetusti nonostante il gran traffico passeggeri e merci.<br />
Gli investimenti per i pendolari arrivano sempre con il contagocce, mentre si è disposti a spendere più di 15 miliardi di euro per un tunnel nella Val di Susa. Si dice che sia una questione economica, ma centinaia di migliaia di persone che arrivano regolarmente in ritardo al lavoro, che passano una media di 1-2 ore ogni giorno sui treni solo per andare o venire dal lavoro, sono anche queste questioni economiche&#8230; ma anche che riguardano la qualità della vita.<br />
Bisogna darsi delle priorità, ma che le priorità siano discusse con la gente mi sembra una priorità in se.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La UE mette dazi su scarpe cinesi e vietnamite</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Mar 2006 14:07:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Il titolare del commercio, Peter Mandelson, dopo otto mesi di negoziazione, ha aggiunto le scarpe alle altre 35 merci importate dalla Cina per "proteggere" l'Europa.
Dal 7 aprile si applicheranno per 5 mesi delle misure progressive che partono dal 4,8% fino ad arrivare al 19,4% per le calzature provenienti dalla Cina. Mentre per il Vietnam le misure saranno minori: si parte dal 4,2% fino al 16,8%. Misure, queste, che possono dare l'illusione di proteggere i produttori europei dalla concorrenza sleale dell'est asiatico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.umanista.org/wp-content/Europeanparliamentstrasbourginside_01.jpg' alt='parlamento-europeo' align=left hspace=5 />Il titolare del commercio, Peter Mandelson, dopo otto mesi di negoziazione, ha aggiunto le scarpe alle altre 35 merci importate dalla Cina per &#8220;proteggere&#8221; l&#8217;Europa.<br />
Dal 7 aprile si applicheranno per 5 mesi delle misure progressive che partono dal 4,8% fino ad arrivare al 19,4% per le calzature provenienti dalla Cina. Mentre per il Vietnam le misure saranno minori: si parte dal 4,2% fino al 16,8%. Misure, queste, che possono dare l&#8217;illusione di proteggere i produttori europei dalla concorrenza sleale dell&#8217;est asiatico. In realtà il prezzo all&#8217;entrata aumenterà al massimo di 1,5 euro, fino ad un massimo di 8,5 euro all&#8217;acquirente. La UE mette delle misure farlocche ad un problema che ha origine nelle condizioni di lavoro estreme dei lavoratori asiatici. Misure, quelle dei dazi, che penalizzeranno molto relativamente la vendita delle scarpe orientali in europa e che, presumibilmente, peggioreranno le condizioni di lavoro in quei paesi, in modo da compensare i nuovi dazi. Perfino alcune aziende europee sono contrarie a questi dazi, ma i motivi non sono certo a difesa del liberismo: sono aziende che producono integralmente in quei paesi, sfruttando la manodopera a basso costo, ma che vendono in Europa con un marchio europeo&#8230; pagheranno anche loro i dazi.<br />
I dazi sono pagliativi che non rimpinguano le casse degli stati, non bloccano la concorrenza sleale e che, soprattutto, non migliorano le condizioni deplorevoli di vita dei lavoratori cinesi e vietnamiti. Le misure necessarie prima di tutto dovrebbero essere prese contro quelle aziende europee (e tra di loro le tantissime italiane) che delocalizzano la produzione nei paesi orientali e lasciando l&#8217;ultima fase della produzione in europa per avere il marchio di qualità del made in UE (o Made in Italy). Mandare osservatori in quelle aziende che vendono in europa per verificare le condizioni di lavoro e bloccare, e non &#8220;daziare&#8221;, le importazioni di tutte quelle aziende non &#8220;in regola&#8221; dal punto di vista umano.<br />
Sarà solo col miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori cinesi e vietnamiti che nascerà una concorrenza leale!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Chirac dichiara: sull’opa Suez-Gaz de France non siamo stati protezionisti</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Mar 2006 16:59:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Palumbo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Il presidente francese Chirac ha ribattuto alle accuse di protezionismo sull’opa Suez-Gaz de France: “sono infondate”]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.umanista.org/wp-content/800pxSolar_Two_Heliostat.jpg' alt='Pannelli solari' align=left hspace=5/>Ancora battibecchi tra la Francia e l’Italia dopo che l’opa che doveva avvenire tra Enel e Suez è stata annullata per sostituirla con l’opa tra Suez e Gaz de France, gruppo francese pubblico. Il presidente Chirac difende il provvedimento in quanto, dichiara lui, l’opa Enel-Suez era un’ operazione puramente finanziaria, tesa unicamente a smantellare dall’interno la Suez, condotta dall’Enel, azienda italiana tuttora sotto il controllo del governo. Secca la risposta del vice ministro alle attività produttive Adolfo Urso, il quale ha dichiarato che le opa sono operazioni del tutto legittime e che l’atteggiamento francese conferma l’ostilità di questo paese all’Europa. </p>
]]></content:encoded>
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		<title>La Borsa di New York “quotata in borsa”</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Mar 2006 18:37:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La redazione de l'Umanista</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Una nuova tappa nella formazione del nuovo ordine mondiale: la Borsa di New York verrà presto “quotata in borsa”]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.umanista.org/wp-content/NYCSkyline2.jpg' alt='New York'align=left hspace=5 /> La Borsa di New York, l’ultima delle società private senza scopo di lucro che offre azioni al pubblico, sarà presto quotata in borsa come tutte le borse del mondo. Cosi potrà aumentare il fiume di denaro, acquisizioni e fusioni, che scorrono ogni giorno in tutto il pianeta. Ciò fa parte di un processo, partito da lontano, di internazionalizzazione dell’economia per mettere il denaro sotto controllo di gruppi privati. Quando, nel 1828, Andrew Jackson venne eletto presidente degli Stati Uniti, come primo atto portò la Banca Centrale Americana, caduta sotto il controllo di capitali privati stranieri, sotto il controllo del tesoro americano. Questa decisione venne annullata nel 1913 con l’approvazione del Federal Reserve Act, al quale Woodrow Wilson non oppose il suo veto, che rimetteva la Banca Centrale Americana sotto il controllo di capitali privati. La storia prosegue con gli emendamenti di Franklin Delano Roosevelt del 1933 e di Nixon nel 1971 che resero impossibile la conversione del biglietto americano in oro. Questo rese svincolato il biglietto verde da qualsiasi valore concreto: la Banca Centrale può stampare biglietti a volontà con conseguenze non proprio indicate dal punto di vista economico. L’altro passo è stata la creazione, verso la fine della seconda guerra mondiale, di istituzioni internazionali quali il FMI, il WTO e la Banca Mondiale, per armonizzare e controllare il sistema economico mondiale e il commercio internazionale: sono state queste istituzioni a consigliare agli ex paesi socialisti, come ad altri paesi del terzo mondo, di fondare delle borse. Tali paesi, imitando quello che fecero gli Stati Uniti negli anni ottanta, privatizzarono le proprietà dello stato, ferrovie, telecomunicazioni, servizi, per avere capitali da convertire in titoli quotabili in borsa. Oggi, oltre che assistere al lento passaggio dal controllo bancario internazionale ad uno mondiale, si assiste anche ad una “titolarizzazione” dei servizi delle banche: la banca può immettere sul mercato i propri crediti, mutui e prestiti. Questo ordine globalizzato, al di fuori di ogni controllo democratico, non promette nulla di buono.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Draghi si insedia come governatore di Bankitalia</title>
		<link>http://www.umanista.org/07032006/draghi-si-insedia-come-governatore-di-bankitalia/</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Mar 2006 01:05:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La redazione de l'Umanista</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Mario Draghi, nel suo discorso di insediamento al vertice di Bankitalia, espone la sua visione sulle banche e sugli operatori finanziari]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.umanista.org/wp-content/Bancanationala_anii1920_04.jpg' alt='Banca' align=left hspace=5/>Mario Draghi, insediatosi alla guida di Bankitalia, ha tenuto il suo discorso inaugurale. Commenti sia sull’economia italiana che su quella estera. Ha auspicato che per le OPA, operazioni di fusione tra banche italiane ed europee, ci sia meno protezionismo e più allineamento delle legislazioni nazionali: lontano da ogni dirigismo, i soggetti italiani devono competere a regole pari con i soggetti esteri. Con la speranza che i primi si adeguino per reggere il confronto con i secondi. </p>
]]></content:encoded>
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		<title>La ricetta del Fondo Monetario, tanto per cambiare, è sempre quella: privatizzare</title>
		<link>http://www.umanista.org/02032006/la-ricetta-del-fondo-monetario-tanto-per-cambiare-e-sempre-quella-privatizzare/</link>
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		<pubDate>Thu, 02 Mar 2006 22:53:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La redazione de l'Umanista</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Fondo Monetario Internazionale a prescritto all’Honduras, paese già estremamente povero e indebitato, la solita cura basata sulle privatizzazioni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.umanista.org/wp-content/IMFhq.jpg' alt='Fondo Monetario Internazionale'align=left hspace=5 />In Honduras, contro la miseria  della popolazione e la povertà del paese, il Fondo Monetario Internazionale ha proposto, tanto per cambiare, la solita cura da cavallo basata sulle privatizzazioni, che nel caso specifico riguarderanno telefonia, gas, ed elettricità. Già firmatario del trattato di libero scambio con il nordamerica, trattato che rende il paese ancora più succube degli Stati Uniti, l’Honduras vive in uno stato di povertà tale che il governo ha dovuto proclamare lo stato d’emergenza per la mancanza di medicinali primari nel 70% degli ospedali. Questo nonostante l’incondizionato aiuto dei medici cubani presenti in Honduras dal 1998, cioè da quando l’uragano Mitch ha colpito il paese. </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Per Alenia un 2006 da 12 miliardi di dollari</title>
		<link>http://www.umanista.org/26022006/per-alenia-un-2006-da-12-miliardi-di-dollari/</link>
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		<pubDate>Sun, 26 Feb 2006 20:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La redazione de l'Umanista</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Per Alenia , gruppo appartenete a Finmeccanica, il 2006 può valere 12 miliardi di dollari più altri due miliardi di euro se vanno in porto altre gare]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.umanista.org/wp-content/800pxF16_CJ_Fighting_Falcon.jpg' alt='Aereo' align=left hspace=5/> L’Alenia  Aeronautica, industria di punta per la costruzione di veicoli sia civili che militari, appartenente al gruppo Finmeccanica, sta accumulano commesse per oltre 12 miliardi di dollari. In particolare negli Stati Uniti, dove l’esercito e l’Air Force hanno unificato le gare d’appalto, l’Alenia ha in programma, in caso si aggiudicasse la gara, di aprire un impianto produttivo. L’Alenia, da sola o consorziata con altre società, sta partecipando a gare d’appalto in Canada, Turchia, Singapore, Grecia e Bulgaria.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Diritti umani e lotta all’integralismo islamico per giustificare le guerre di petrolio</title>
		<link>http://www.umanista.org/22022006/diritti-umani-e-lotta-allintegralismo-islamico-per-giustificare-le-guerre-di-petrolio/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2006 00:45:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La redazione de l'Umanista</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Il controllo del petrolio, come sempre, dietro non solo le guerre in Iraq e in Afghanistan ma anche nelle attuali minacce all’Iran]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.umanista.org/wp-content/800pxStandardOilLafayette.jpg' alt='Standard Oil' align=left hspace=5/> Facciamo degli esempi pratici: l’Italia importa petrolio per circa 40 miliardi di euro l’anno, circa il 4% del prodotto interno lordo, mentre gli Stati Uniti importano all’anno 300 miliardi, circa il 3% del prodotto interno lordo. Questo vuol dire che se il petrolio diventasse gratis l’Italia risparmierebbe all’anno 40 miliardi mentre gli Stati Uniti ne risparmierebbero 300: ciò aumenterebbe la ricchezza dei due stati mentre i paesi che come unica risorsa hanno l’esportazione del petrolio verrebbero ridotti alla miseria. Invece se il prezzo del petrolio aumentasse i paesi come Italia e Stati Uniti sarebbero costretti a spendere di più e contemporaneamente aumenterebbe la ricchezza dei paesi che esportano petrolio: se il prezzo del petrolio, cosa non impossibile, raddoppiasse, gli Stati Uniti sarebbero costretti a spendere 600 miliardi di euro l’anno, 6% del loro prodotto interno lordo, per di più nel  contesto  attuale di deficit di bilancio, già molto alto. L’unico modo, in tale situazione , per evitare il collasso è quello di stampare maggiore cartamoneta: cosa che funziona finché il dollaro è considerato una moneta credibile. Ma se per esempio gli altri paesi, per via dei troppi dollari in giro, decidessero di voler essere pagati in euro o direttamente in oro ciò farebbe crollare il dollaro a picco. Non dimentichiamoci che Saddam fu accusato di tutto dopo aver preso la decisione di farsi pagare in euro e non più in dollari, decisione che avrebbe potuto essere imitata anche da altri. Venne quindi detronizzato dalla guerra per la democrazia: “colpiscine uno per educarne cento”. Ma l’attuale guerra preventiva non mette a riparo gli Stati Uniti dall’eventuale aumento del prezzo del greggio che potrebbe mettere in seria difficoltà l’economia americana: l’unica salvezza per gli Stati Uniti è diventare autosufficienti per il fabbisogno di petrolio, cosa difficile visto che producono 7,5 milioni di barili al giorno e ne consumano 20 milioni. Anche se, in realtà, una soluzione c’è: rubare il petrolio degli altri. L’Iraq può produrre 2,6 milioni di barili al giorno, l’Iran 3,4 milioni, mentre l’Arabia Saudita ne produce 8,7 milioni. L’Arabia Saudita è retta da un regime filoamericano tirannico e corrotto ed è pieno di basi americane, mentre l’Iraq e stato di recente “democratizzato” e democraticamente scippato del proprio petrolio. Resta l’Iran. Ecco quindi comparire contro Teheran accuse di fabbricare ordigni nucleari mentre tutti i media montano campagne islamofobiche per far salire la tensione. Questo per nascondere a tutti il vero motivo della prossima guerra: il petrolio.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Allarme rosso in Italia per il gas: si utilizzano le scorte strategiche</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2006 19:34:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La redazione de l'Umanista</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Il taglio del gas fornito dalla Russia mette in crisi l’Italia: si sono incominciate ad utilizzare le scorte strategiche]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.umanista.org/wp-content/382pxBahnstromleitungsmast.jpg' alt='elettricit&agrave;' align=left hspace=5/> Il taglio delle forniture del gas dalla Russia ha causato forte allarme in Italia. Il paese, per far fronte alle necessità di riscaldamento, ha cominciato ad attingere alle riserve strategiche. Secondo il presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà i prossimi quattro anni saranno caratterizzati da forti difficoltà di approvvigionamento energetico. Catricalà aggiunge che non siamo stati lungimiranti: l’elevato costo dell’energia in Italia ingessa il sistema per cui le imprese del settore dovranno accettare la competizione: la situazione attuale di monopolio del gas e dell’energia elettrica strozza lo sviluppo.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;energia alternativa preferita dagli europei: quella solare</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2006 23:22:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La redazione de l'Umanista</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Il sondaggio periodico della commissione europea stabilisce che l'energia alternativa preferita dagli europei è quella solare]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.umanista.org/wp-content/Bruxellatomo.jpg' alt='Atomo' align=left hspace=5/>Il sondaggio periodico effettuato dalla commissione europea ha dato un risultato inequivocabile: il 48% degli europei intervistati vede l&#8217;energia solare come valida soluzione alternativa al petrolio e al gas e vorrebbe che i governi puntassero di più su tale fonte. In buona posizione, come alternative agli idrocarburi, si sono piazzate anche l&#8217;energia eolica (38%) e l&#8217;energia dall&#8217;idrogeno (41%). Pessima figura, come fanalino di coda, il nucleare(12%).</p>
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		<title>La terza guerra mondiale è gia scoppiata: per il petrolio</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2006 01:35:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La redazione de l'Umanista</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Il terzo conflitto mondiale, nonostante i media tentino di anestetizzarlo, è già scoppiato: studi dimostrano una crisi del petrolio a brevissimo termine]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.umanista.org/wp-content/cannone_02.jpg' alt='Cannone' align=left hspace=5/>Studi statistici parlano chiaro: l’attuale consumo di petrolio, attestato attualmente a circa 28 miliardi di barili l’anno, è destinato a crescere, aumentando nel 2020 del 50%. Questo perché il petrolio nel  breve periodo è destinato a rimanere la principale fonte di energia per trasporti e attività industriali e produttive. Per contro, secondo studi di esperti, il massimo numero di scoperte di nuovi pozzi petroliferi è stato toccato nel 1964, mentre il massimo della produzione di petrolio è stato toccato nel 2004: ciò significa che dal 1964 si scoprono sempre meno pozzi di petrolio mentre dal 2004 la produzione mondiale dell’oro nero decrementa. Secondo dati estrapolati dalle due osservazioni precedenti lo scarto tra il bisogno di petrolio e la sua produzione continuerà a crescere portando a conseguenze catastrofiche. Alcuni dicono che, per evitare la catastrofe,  si può puntare allo sviluppo delle energie alternative: energia eolica, energia solare, macchine ad idrogeno. Ma il problema è che qui non si parla di calende greche ma del 2015: secondo molti esperti in quella data tali energie non saranno ancora in grado di soppiantare il petrolio. Gli Stati Uniti, il Giappone e l’Europa non hanno alcuna intenzione di rinunciare al loro attuale consumo di petrolio: la Cina, poi, ne ha grandissimo bisogno per i propri ambiziosi progetti di sviluppo. Allora come fare? La soluzione è semplicissima: la guerra. Giustificata ovviamente da ideali di giustizia. Infatti le guerre in Afghanistan e in Iraq sono state fatte in nome dei diritti umani, non per l’oleodotto e il gasdotto che dalle repubbliche ex-sovietiche e dal mar Caspio porteranno nell’oceano indiano petrolio e gas o per i giacimenti petroliferi in Iraq. E le prossime mosse della Cina in Sudan e nel Ciad saranno dettate anche esse da nobili ragioni: il petrolio, ovviamente, non c&#8217;entra affatto. </p>
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