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Sull’attentato a Samarra ancora riflessioni e lati oscuri da chiarire

Baghdad Sul modo in cui la situazione in Iraq, dopo il crollo del regime di Saddam, è stata gestita, ci sarebbe da dire. Prima di tutto la decisione, presa dagli americani in disaccordo con gli inglesi, di armare gli sciiti subito dopo la caduta del regime, credendo in una loro fedeltà per averli liberati da un tiranno che li aveva repressi in più modi. Infatti, per controllare l’Iraq, gli Stati Uniti all’inizio hanno puntato su una rapida vittoria seguita da un ritiro rapido, lasciando nel paese un governo e un esercito fedele agli americani: con ciò non hanno tenuto conto della storia e della complessità dell’Iraq. Quindi si sono trovati a gestire una situazione coloniale senza avere, in quel campo, l’esperienza della Gran Bretagna e dell’Italia. Adesso ci si chiede chi siano i responsabili dell’attentato alla moschea di Samarra: sunniti integralisti? americani? sionisti? L’unica cosa certa è che tale attentato provocherà una guerra civile nella quale sciiti e sunniti si scanneranno tra di loro, risparmiando quindi le forze americane. Queste ultime potrebbero riparare nelle quattordici basi aeree dislocate in Iraq, dalle quali, hanno dichiarato, non si ritireranno anche dopo la pacificazione dell’Iraq: è vero che così potrebbero rischiare di perdere il controllo del petrolio iracheno ma manterrebbero punti di controllo strategici nell’area mediorientale e mondiale.

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