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Primarie e antipolitica

Palazzo ChigiL’unico risultato reale di questa consultazione è che i partiti possono continuare a credere. A credere che gli italiani ancora possono convincersi che la realtà è quella che i loro media configurano, e il futuro è quello che il politico, nel salotto di turno, prefigura.
Una manifestazione elettorale da candidato unico del PCUS, spacciata e, a loro intendere creduta, una espressione di democrazia, è stata la loro conferma che l’italiano medio può ancora convincersi di tutto.
Infatti nessuno ha commentato la vittoria del candidato unico qual è quando la competizione è reale: la vittoria di una visione su un’altra, di un programma, di un’azione. Il rilievo posto dai giornalisti è stato la “vittoria” della politica sull’anti-politica. Quella che così hanno definito, “anti”-politica, cioè “anti” tutto ciò che ha consentito loro di trovarsi dietro ad una telecamera o sui fogli di un giornale, e che continuerà a consentirlo se saranno bravi megafoni.
Volevano e hanno finalmente tirato un sospiro di sollievo, tanto agognato al punto che non sono riusciti a notare, nonostante la riduzione ad un solo euro del prezzo del voto, il decremento di un quarto (soltanto?) dei votanti. Lo slogan “anti-politica” secondo costoro può funzionare. A fermare quella che in realtà è l’anti-“partitocrazia”: la rinnovata partitocrazia che nega la vera democrazia, quella partecipata, grazie al possesso della televisione pubblica e privata e dei giornali, grazie alla presentazione di un candidato unico alle primarie e di liste bloccate alle politiche. La partitocrazia che alimentano per esserne alimentati. Che possiede il sapere dell’uomo comune, il quale non sa o non può cercare da sé l’informazione: sul web, nei movimenti d’impegno civile, nelle organizzazioni umanitarie.
Hanno tirato un sospiro di sollievo, questo solo attendevano, non un candidato vincente. E sollievo è stato già soltanto perché la vera democrazia non li ha ancora travolti. La democrazia partecipata, quella delle proposte di legge di iniziativa popolare, quella dei referendum, quella delle liste civiche “certificate”, è l’incubo di questa informazione.
Questa informazione che identifica la politica con la partitocrazia, che non si accorge del paradosso che vi sia il bisogno di “certificare” semplicemente che una lista sia quello che dovrebbe essere in un paese normale. Cioè una lista composta da persone che non sono state condannate (com’è per chiunque altro voglia svolgere una funzione pubblica), che non contempla trasformisti della politica (nomadi che transitano da un partito ad un altro cambiando posizioni come mutande), che non dà sostentamento a politicanti “professionisti”, obbligando, col limite dei due mandati, a conservare il contatto con la vita reale (e un lavoro normale, come gli altri).
Per la partitocrazia e per i suoi megafoni questa è anti-politica.

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