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La Borsa di New York “quotata in borsa”

New York La Borsa di New York, l’ultima delle società private senza scopo di lucro che offre azioni al pubblico, sarà presto quotata in borsa come tutte le borse del mondo. Cosi potrà aumentare il fiume di denaro, acquisizioni e fusioni, che scorrono ogni giorno in tutto il pianeta. Ciò fa parte di un processo, partito da lontano, di internazionalizzazione dell’economia per mettere il denaro sotto controllo di gruppi privati. Quando, nel 1828, Andrew Jackson venne eletto presidente degli Stati Uniti, come primo atto portò la Banca Centrale Americana, caduta sotto il controllo di capitali privati stranieri, sotto il controllo del tesoro americano. Questa decisione venne annullata nel 1913 con l’approvazione del Federal Reserve Act, al quale Woodrow Wilson non oppose il suo veto, che rimetteva la Banca Centrale Americana sotto il controllo di capitali privati. La storia prosegue con gli emendamenti di Franklin Delano Roosevelt del 1933 e di Nixon nel 1971 che resero impossibile la conversione del biglietto americano in oro. Questo rese svincolato il biglietto verde da qualsiasi valore concreto: la Banca Centrale può stampare biglietti a volontà con conseguenze non proprio indicate dal punto di vista economico. L’altro passo è stata la creazione, verso la fine della seconda guerra mondiale, di istituzioni internazionali quali il FMI, il WTO e la Banca Mondiale, per armonizzare e controllare il sistema economico mondiale e il commercio internazionale: sono state queste istituzioni a consigliare agli ex paesi socialisti, come ad altri paesi del terzo mondo, di fondare delle borse. Tali paesi, imitando quello che fecero gli Stati Uniti negli anni ottanta, privatizzarono le proprietà dello stato, ferrovie, telecomunicazioni, servizi, per avere capitali da convertire in titoli quotabili in borsa. Oggi, oltre che assistere al lento passaggio dal controllo bancario internazionale ad uno mondiale, si assiste anche ad una “titolarizzazione” dei servizi delle banche: la banca può immettere sul mercato i propri crediti, mutui e prestiti. Questo ordine globalizzato, al di fuori di ogni controllo democratico, non promette nulla di buono.

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