Andreotti “No dal Molin”, conversione o messaggio in codice?
Intanto, dopo Vicenza, il popolo pacifista si da appuntamento a Roma il 17 marzo per chiedere il ritiro delle truppe e lo smantellamento di basi e arsenali nucleari. Alle 14 a Piazza Esedra e alle 17 a Piazza Navona per costruire un simbolo “umano” della pace.
Il senatore a vita ha confessato di essere contrario al raddoppio della base NATO di Vicenza, poichè ormai non esistono più le ragioni e le condizioni per autorizzare una presenza militare di così vaste dimensioni.
Il gobbo di San Pietro (versione romanesca e democristiana del Quasimodo) ha giustamente ricordato che l’Unione Sovietica e il Patto di Varsavia non esistono più da molto tempo, per cui “da chi dovremmo difenderci?”. Di certo non dal terrorismo.
Perchè – parole testuali del senatore “pacifista” – “il terrorismo non si combatte dagli aeroporti”. Parole sante, in tutti i sensi. A onor del vero, bisogna riconoscere a Giulio quel che è di Giulio, per cui propongo di tributargli un sincero e caloroso applauso. D’altronde, il senatore Andreotti non è affatto nuovo a questo tipo di esternazioni pubbliche, che potremmo definire “pacifiste” e persino “filo-terzomondiste”.
Come quando si schierò apertamente a sostegno della causa palestinese, ammettendo che anche lui sarebbe potuto diventare un terrorista se fosse nato in un campo-profughi e fosse vissuto sin dall’infanzia in uno stato di oppressione del proprio popolo e di occupazione della propria terra natale da parte di truppe straniere.
Quali possono essere le reali intenzioni del senatore quando si lascia andare a simili esternazioni “antagoniste”?
Non sarebbe affatto superfluo, né assurdo o illogico, nutrire qualche piccolo dubbio sulla sincerità delle dichiarazioni pubbliche rilasciate negli ultimi tempi dal senatore filo-papalino.
Ormai la carriera politica di Andreotti è giunta al culmine e data la sua veneranda età la nomina a senatore a vita dovrebbe essere il coronamento ufficiale e conclusivo della sua scalata ai massimi livelli delle istituzioni statali. Quali aspirazioni o vanità segrete può ancora coltivare il senatore a vita?
Egli mira semplicemente a riscattarsi agli occhi della nazione? A quelli della sinistra pacifista, per riabilitare la propria immagine e ripulire la propria coscienza?
Oppure esistono scopi reconditi, riconducibili a complesse strategie di politica interna e/o internazionale, di difficile interpretazione? Si tratta dell’ennesimo messaggio cifrato e rivolto al povero curato di campagna, il ragionier Don-Abbondio-Fracchia-Prodi?
Come si usava ai tempi della vecchia Democrazia cristiana, quando il gobbo (Andreotti) e il nano (Fanfani) si disputavano il potere a suon di minacce, ricatti e colpi di dossier, ricorrendo pure alle opposte fazioni dei servizi segreti. Come dicono nella Roma capoccia ex-papalina: che lenze!
Oppure, in ultima analisi, si tratta di una questione peregrina, di nessuna importanza?
Come si suol dire, ai posteri l’ardua sentenza!



17 marzo 2007 alle 21:57
Mica vi fiderete di Belzebù, vero? Non parla certo per pacifismo, ma per convenienza. E’ già riuscito a far cadere il governo, ne ha ottenuto una riedizione molto vicina alla Dc del centrismo, pur senza votarlo perché, complice il Vaticano, è contrario ai DiCo o meglio agli omosessuali, da lui definiti “sodomiti che vanno all’inferno” e accomunati ai pedofili.
E’ una tattica. A questo individuo due uomini che si baciano fanno schifo. A meno che, ovviamente, non si tratti di strani contadini meridionali con cui il senatore pare aver stretto rapporti molto intimi.
26 marzo 2007 alle 11:03
Infatti…