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SADDAM HUSSEIN: CONDANNATO A MORTE

Ieri 5 novembre il tribunale iracheno ha condannato a morte per impiccagione Saddam Hussein. Le reazioni nel mondo sono diverse. L’Unione Europea in generale è contraria a questa sentenza, Bush invece ha esultato e ha dichiarato: “Questa condanna è il primo passo per la democrazia”. Come una pena capitale possa essere un passo democratico appare un mistero. Ma quello che più preoccupa è la reazione che tale condanna a morte potrebbe avere soprattutto in un paese come l’Iraq ancora così instabile politicamente. La minoranza sunnita, seguace di Saddam, potrebbe da questa sentenza prendere ancora più forza e divenire più violenta e pericolosa. Si rischia di fare di Saddam Hussein un martire e ora l’Iraq non ne ha proprio bisogno. Inoltre a rendere ancora più precaria la situazione è il sospetto che serpeggia tra diverse persone: Questa sentenza, a due giorni dalle elezioni di medio termine in USA per il rinnovo del Congresso statunitense, può essere utile a Bush, in calo continuo di popolarità. E’ un caso che sia stata emessa, dopo un anno di contenzioso, proprio ora? Malgrado le atrocità commesse da parte del dittatore sunnita, la sua condanna a morte getterà benzina su una situazione già di per sè infiammabile e violenta. Anche tra la popolazione sciita irachena, benchè felice della condanna dopo le persecuzioni subite da Hussein, si ha la sensazione, pericolosissima per le truppe NATO sul territorio, che dietro ci sia la manovra americana. Ora la UE sta cercando di fare di tutto per bloccare tale sentenza. La giustizia e la democrazia non passano per la pena di morte.

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