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Caschi blu in Libano: una possibilità sprecata

Beirut E’ la prima volta che l’ONU interviene direttamente in Medio Oriente e che Israele accettata una sua risoluzione. Anche l’invio di una Forza internazionale di interposizione in Libano è un fatto positivo, ma dovrebbe rispettare condizioni che purtroppo non vediamo realizzarsi nella missione in partenza.

A Israele, non si chiede niente: né di ritirarsi dai territori occupati, né di abbattere il muro, né di rispettare, quindi, le oltre settanta risoluzioni internazionali che finora ha ignorato. Israele non viene neppure condannato per aver rapito e imprigionato ministri e parlamentari di un altro paese, fatto gravissimo che viola tutte le norme del diritto internazionale.

La questione palestinese resta insoluta e, cosa ancor più grave, questo tipo di intervento da parte dei paesi occidentali, così sbilanciato a favore di Israele, rischia di inasprire ulteriormente le tensioni nel mondo arabo e alimentare l’estremismo e il fondamentalismo.
Tutti i paesi che partecipano alla missione dovrebbero essere neutrali, mentre l’Italia ha stipulato un accordo di cooperazione militare con Israele. Tale accordo andrebbe immediatamente sospeso.
La missione dell’ONU dovrebbe estendersi anche a Gaza e alla Cisgiordania.

Fino a quando non si risolverà la questione palestinese, con la creazione di uno Stato Palestinese, il Medio Oriente resterà in una perenne situazione di instabilità, violenza e conflitto.

E’ necessario il ritiro di Israele dai territori occupati e lo smantellamento del suo arsenale atomico, nel quadro di una politica di disarmo che tutte le potenze nucleari dovrebbero avviare con urgenza.

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