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Il TFR resta a casa

Dai primi dati risulta che il 55% dei lavoratori con contratti privati abbia scelto di mantenere in azienda il proprio Tfr.
Finiscono nei fondi pensionistici comunque ben 7,8 miliardi di euro mentre 11,2 restano in azienda.
Non mancheranno a breve le contromisure del sistema speculativo per accaparrarsi anche questi soldi, ma intanto va segnalata la netta sconfitta del potere finanziario e del potere politico al suo servizio, considerando l’intensa campagna mediatica sostenuta dal governo a favore del trasferimento del Tfr e da alcuni vantaggi fiscali ottenibili passando a questi fondi privati.
Aumentano le espressioni non solo di dissenso, ma di vero “scollamento” tra i vertici politici e la realtà delle scelte quotidiane della gente. Ne fu prova il referendum francese e olandese che bocciò la costituzione europea, ne sono prova i comitati di difesa territoriale (No Tav, No Dal Molin, ecc.) che sorgono continuamente e che nonostante la censura e manipolazione dei media, accrescono il loro potenziale, e la loro forza.
Non destinare il Tfr ai mercati finanziari speculativi può essere interpretato come un segnale di dubbio e incertezza non solo nei confronti di una scelta economica (quasi imposta), ma anche un segnale di sfiducia nel funzionamento dell’attuale sistema fondato sul denaro e sulla speculazione.

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