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A Vicenza si vota comunque, nonostante il Consiglio di Stato

Il Consiglio di Stato ha reso inutile e irrealizzabile il referendum sulla costruzione della nuova base militare USA a Vicenza.

L’appiglio giuridico di questa sentenza tutta politica, è nel considerare la consultazione popolare sulla “sdemanializzazione dell’area” come inutile perché domanda dalla risposta ovvia. Ha anche aggiunto “è come chiedere ad un privato cittadino se sia favorevole ad aumentare il proprio patrimonio personale”.
Il quesito era nato per far esprimere, attraverso uno strumento di democrazia diretta, la volontà popolare: “È lei favorevole all’adozione da parte del Consiglio comunale di Vicenza, nella sua funzione di organo d’indirizzo politico amministrativo, di una deliberazione per l’avvio del procedimento di acquisizione al patrimonio comunale, previa sdemanializzazione, dell’area aeroportuale “Dal Molin” - ove è prevista la realizzazione di una base militare statunitense - da destinare a usi d’interesse collettivo salvaguardando l’integrità ambientale del sito?”

Il Consiglio di Stato ha detto che la risposta è ovvia ed è “SI”.
E per questo motivo ha annullato il referendum.
E’ come dire: giochiamo a questo gioco solo se vinciamo, altrimenti non si gioca.

E’ del tutto evidente la volontà di fermare un movimento popolare democratico e nonviolento e di favorire l’emergere di fazioni violente che possano giustificare, anche qui, l’intervento dell’esercito.

Fanno bene allora il sindaco, le organizzazioni e i movimenti a continuare, invitando i cittadini a votare comunque negli stand allestiti per le strade. E fanno bene i vicentini a votare, a esprimersi e ad alzare la voce della nonviolenza. La questione non è solo pacifista. È la difesa dell’espressione e della volontà popolare.

Nella speranza che qualche autorità discuta la sentenza come incostituzionale (l’articolo 1 dice che “la sovranità appartiene al popolo” … e non al Consiglio di Stato), è opportuna non solo una riflessione, ma anche un’azione di difesa della democrazia dai molteplici attacchi che subisce anche dagli organi di più elevato valore costituzionale.

L’attuale democrazia è puramente formale -e questo di Vicenza ne è l’ennesimo esempio- ma vorremmo abbandonare questa formalità in cambio di una democrazia reale. Non di una dittatura.

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