Obama: quello che sta succedendo tra la gente

5 Novembre 2008

di Chris Wells*
C’è una sensazione molto speciale, come se qualcosa di grande, che aspettavamo da tanto tempo, stia finalmente succedendo. Stanotte stiamo andati ad Harlem a guardare i risultati su un mega schermo per strada, insieme a migliaia di persone. La gioia e il senso di connessione tra la gente era palpabile. Quando, verso le 11, c’è stato l’annuncio che Obama aveva vinto, la gente ha cominciato a riversarsi per strada e a organizzare feste spontanee, una cosa che non avevo mai visto. Ho visto che la gente di tutto il mondo ci stava guardando e che in Kenia hanno addirittura proclamato una vacanza nazionale!

Obama è un tipo notevole, ma per me la cosa più commovente è quello che sta succedendo alla gente e tra la gente: l’orgoglio degli afro-americani (come se centinaia di anni di lotte finalmente avessero prodotto qualcosa di buono), la gioia di sentire il futuro aperto e il senso che il meglio della gente (le speranze, il senso di giustizia e verità, la compassione, il desiderio di connettersi con gli altri) si sia liberato dopo essere rimasto nascosto per molti anni.

E insieme a tutto questo c’è la chiara comprensione del fatto che ora dobbiamo rimboccarci le maniche e metterci al lavoro. Non sarà facile, chiaro, ma c’è in giro un nuovo tipo di energia e le cose sembrano possibili.

Credo che dovremmo collegare la Marcia Mondiale del prossimo anno a tutto questo, convergere con questo spirito e magari l’anno prossimo la gente ballerà per le strade per la Pace e la Nonviolenza!

*Portavoce del Nuovo Umanesimo del Nord America

“Attraverseremo il mondo con un messaggio di nuova umanità”

20 Ottobre 2008

Si è chiusa a Milano la tre giorni di Nuovo Umanesimo “La forza della nonviolenza”. Partecipanti da tutta Europa hanno condiviso la gravità del momento attuale e rilanciato attività e iniziative per un’uscita nonviolenta dalla situazione di crisi.
Spicca fra tutte la “Marcia Mondiale per la pace la nonviolenza” con inizio il 2 ottobre 2009 in Nuova Zelanda e arrivo il 2 gennaio 2010 nella Cordigliera delle Ande.

Quello che segue è l’intervento d’apertura di Giorgio Schultze portavoce europeo del Nuovo Umanesimo


Ottavia Piccolo e Giorgio Schultze

Cari amici,
Vorrei condividere con voi alcune riflessioni di chi ha avuto la fortuna di attraversare questo mondo e di vivere quest’epoca straordinaria per l’umanità.
Sono innegabili i progressi compiuti in questa regione in poco più di secolo secolo e mezzo di storia, così come sono innegabili le lacerazioni, le sofferenze, le violenze subite e inflitte.
Non vi è dubbio che un sistema, per quanto formalmente democratico, che si regge sull’iniquità e sulla sproporzione nella distribuzione della ricchezza, che mina alla base le fondamenta della coesione sociale, che nega i diritti fondamentali della persona come la salute, l’educazione, una vecchiaia serena, che genera ogni sorta di discrimianzione e razzismo, che consuma le risorse finite, che avvelena l’ambiente, prima o poi è destinato al fallimento.
Il crollo delle Borse e la bancarotta dei mercati finanziari sono l’indicatore più evidente e ultimo di una crisi strutturale dalla portata epocale che da da anni si profila all’orizzonte.
Se fossimo un pò cinici ci metteremmo alla finestra ed osservare “il disastro” compiuto da chi si sentiva trionfatore e portatore di un modello imperiale “globalizzante” ed attenderemmo con serenità la conclusione di questa sua folle corsa.
Ma come cittadini di questo mondo siamo profondamente preoccupati, perchè non è detto che la risposta e l’uscita alla crisi vadano nella direzione auspicata.
Ci preoccupa che la risposta a questa crisi economico-finaziaria e ai debordamenti sociali che inevitabilmente provocherà (e che sta già provocando), anzichè trasformarsi in equità e giustizia sociale e in riequilibrio ambientale e ridistribuzione delle risorse, si trasformi in ricatto armato contro la popolazione.
Ci preoccupa che le fonti energetiche e gli approvigionamenti idrici, anziché essere tutelati e protetti come “beni comuni dell’umanità”, siano controllati e minacciati con un arsenale nucleare in grado di far “saltare” il pianeta ben 25 volte. Ma non ne basta una sola?
E chi potrebbe fermare il dito di chi a “scopo preventivo” dovesse decidere di provocare una mini-catastrofe nucleare, anche solo “dimostrativa”? In questa guerra, come in tutte le guerre non ci sarebbero né vinti né vincitori, ma soltato morti. E come diceva Gandhi: “che differenza fa per un morto se la folle distruzione è forgiata in nome del totalitarismo o sotto il sacro nome della libertà e della democrazia?”
Ora come possiamo disarmare le testate nucleari? Come possiamo disinnescare la violenza? A quali immagine possiamo ispirarci in un momento così difficile, in cui tutto appare così accelerato che sembra non esserci più tempo per pensare, sentire ed agire in forma coerente, in forma “nonviolenta”?
Come potremo iniziare a dare risposte differenti noi “civiltà occidentale”; che fin dal Codice di Hammurabi (18° secolo a.C.) consideriamo la vendetta e la punizione come le uniche forme di giustizia, e ci nutriamo del principio “occhio per occhio, dente per dente” o “mors tua vitae mea”?.
Con questo modo di vedere il mondo, con questa tensione di fondo nello strutturare le relazioni con gli altri, come potremo riorganizzare la società, l’economia, la politica di questa regione, basandoci su principi di solidarietà, sussidarietà, cooperazione, reciprocità?
Da secoli, le tribù Bantù, Zulu, Xcosa trasmettono di padre in figlio il concetto dell“Ubuntu”: “il legame universale che unisce l’intera umanità”, una sorta di rete invisibile che sostiene la vita, in cui tutti noi siamo immersi e il principio comportamentale che ne deriva: “umuntu ngumuntu ngabantu”, tu sei attraverso gli altri”.
Se qualcuno maltratta, ferisce, uccide qualcun altro, altera, lacera l’Ubuntu. Tu non puoi, per vendetta, rabbia o disperazione maltrattare, ferire ed uccidere a tua volta, perché così facendo lacereresti ulteriormente la ferita; anzi dovrai fare qualcosa per aiutare te stesso e l’altro a ripararla”.
Un principio simile a quello riportato nel Talmud, il Testo Sacro degli Ebrei, così come nel Corano, testo sacro dell’Islam : “Chiunque distrugga una sola vita è tanto colpevole come se avesse distrutto il mondo intero, e chiunque salvi una sola vita ha tanto merito come se avesse salvato il mondo intero”.
Un principio alla base di tutte le religioni e culture universali, dall’Induismo del Mahabarata, al Crisitanesimo dell’Antico Testamento, da Confucio a Buddha, da Seneca a Volteire. Una regola, La Regola d’Oro, “tratta gli altri come vorresti essere trattato”che se davvero applicata fino alle sue ultime conseguenze rappresenterebbe quella rivoluzione epocale, quel “Nuovo Umanesimo” a cui aspiriamo.
Una concezione non punitiva ma riparatrice, un’azione non vendicativa ma di riconciliazione, atti non contradittori ma unitivi e validi rivolti ad altri e che alla fine “premiano” noi stessi.
Affinché la nonviolenza possa trionfare oltre ai principi comportamentali e alle azioni dovremo mettere in campo un altro attributo: la Verità.

Molto di quanto è avvenuto in questo ultimo secolo di storia umana si è svolto sotto l’insegna deformante della menzogna, della manipolazione dell’informazione, della creazione di paure di massa per fomentare la reazione cieca, o peggio ancora per togliere la speranza.
Riprendendo quanto diceva Zarathustra, oltre 3.000 anni fa (“Pensa bene, fai buone azioni, dì la verità”), Gandhi ci ha insegnato la Satyagraha, parola composta, che deriva dal sanscrito (satya= verità) e graha (aggrapparsi fortemente). “Aggrapparsi fortemente alla verità”, per poter sostenere l’Ahimsa, la nonviolenza.
E’ questa la più alta e difficile missione dell’azione nonviolenta: portare alla luce la verità e squarciare il manto tenebroso della menzogna, creare coscienza.
Molte persone, anche qui presenti tra noi, ci hanno mostrato, nel momento del lutto e del dramma della perdita violenta di una persona cara, che ciò che porta alla giustizia non è la vendetta, ma la ricerca della verità. Ed hanno dimostrato come la giustizia abbia un senso compiuto non solo nel rispetto formale dei Codici, ma soprattutto se darà alla coscienza il segnale che si può aprire una strada verso la riconciliazione.
Come ha fatto il papà palestinese a cui hanno ucciso il figlio di 10 anni, quando ha deciso, dopo tre notti di tormenti e di agonia, in pieno contrasto con i “codici” della sua comunità e della comunità “nemica”, di donare gli organi del figlio a cinque bambini ebrei, a cui ha salvato la vita.
Come ha fatto la mamma del soldato ebreo ucciso in Libano, nel ritrovare il senso della vita ed aprire, in una sottile terra di confine, un ospedale per curare bambini palestinesi con medici israeliani, abbattendo i muri tra i confini e nelle coscienze.
Come abbiamo fatto con alcuni giovani della Repubblica Ceca e dell’Italia, con manifestazioni e scioperi della fame per svelare al mondo un progetto segreto di morte come lo scudo spaziale americano.
Come sta facendo un gruppo di ragazzi di Palermo, che ha costruito, prima uno ed ora quattro asili e scuole multietniche, per mostrare che un dialogo tra le culture è possibile e necessario o che è possibile dire “addio pizzo!”.

Sappiamo che l’azione nonviolenta avrà bisogno di molto coraggio e persistente pazienza.
Questo cammino verso la nonviolenza non sorge spontaneamente, così come non sorge spontaneamente il cammino verso la riconciliazione. Entrambe richiedono una grande comprensione e l’insinuarsi dentro ognuno di noi della ripugnanza fisica e mentale per la violenza.

L’Umanità, l’Essere umano, ogni singola persona ha bisogno di superare il dolore e la sofferenza, ha bisogno di trovare nuove strade di riconciliazione, ha bisogno di provare compassione di fronte a chi è in difficoltà, ha bisogno di ritrovare il sorriso pensando al futuro.
Di cosa parleranno i Bambini di Ubuntu quando arriveranno ad avere la nostra età?
Ancora di discriminazione e razzismo?
Oppure parleranno come Costruttori e Ambiascitori della nazione umana universale?
L’ideale di un mondo così non inizia per decreto, ma nella pratica, nell’impegno quotidiano, negli ambiti dove ci tocca vivere e lavorare e nei quali ognuno deve lottare per ottenere cambiamenti positivi.
Si richiede un salto della coscienza, un cambiamento epocale nel concepire noi stessi e il mondo che ci circonda come una struttura unica, una rete invisibile che ci unisce.
Una rete invisibile che ci unisce a chi vive, a chi ci ha preceduto e chi ha avuto il coraggio di aprire la strada e la pazienza nell’attenderci in questo incrocio della storia.

Stiamo per iniziare la lunga Marcia della Pace e della Nonviolenza!

Io e te, attraverseremo il Mondo con un messaggio di Nuova umanità.
Io e te attraverseremo questo mare tempestoso, con le navi costruite di tenacia ed intenzionalità.
Io e te attraverseremo scalzi le fredde catene montagnose per ritrovarci nelle accoglienti Città dei Costruttori di Pace,
Io e te illumineremo questa notte infinita della Presistoria Umana, con le fiaccole della pazienza e i falò del coraggio, in attesa dell’alba di una vera, nuova Storia Umana.
Già in molti ci stanno aspettando: Mahatma Gandhi, Martin Luther King, Henry David Thoreau, Leon Tolstoy, Albert Einstein, Betty Williams e Mairead Corrigan, Patrice Lumumba, Nelson Mandela, Aung San Suu Kyi, Rigoberta Menchù…
E molti altri ci stanno raggiungendo con le loro bandiere di Speranza, mosse dal soave respiro della Libertà.

E come mi disse Silo un pò di tempo fa: “Non avere paura. Ama la realtà che costruisci e, nulla… nemmeno la morte fermerà il tuo volo”.

A Milano! A Milano!

16 Ottobre 2008

Si apre a Milano, dal 17 al 19 ottobre, il Forum Umanista Europeo col titolo “La forza della nonviolenza”: tre giorni di conferenze, tavole rotonde, spettacoli ed esposizioni di artisti vari (qui il programma della tre giorni). Per il forum sono attese circa 200 associazioni e migliaia di iscritti provenienti da tutta l’Europa.

Il Primo Forum Mondiale si celebrò a Mosca il 7 Ottobre 1993 e nacque dalla necessità di implementare una discussione globale futura che tenesse conto dei contributi di tutte le correnti di pensiero e di azione. Si realizzò grazie alla partecipazione di tutti coloro che aspirano alla costruzione di una nazione umana universale ricca nelle sue diversità, accogliente nelle sue istituzioni, solidale e nonviolenta.
La violenza - afferma Giorgio Schultze, portavoce del Forum - è praticata in ogni sua forma e a tutte le latitudini: fame, povertà, diritti negati, guerre, isolamento e discriminazione. Per quanto l’Europa abbia fatto innegabili progressi in poco più di un secolo di storia, la sproporzione nella distribuzione della ricchezza mina alla base le fondamenta della coesione sociale. Il venire meno dei diritti fondamentali della persona, l’avvelenamento dell’ambiente, il crollo delle borse e la bancarotta dei mercati finanziari, sono l’indicatore più evidente di una crisi strutturale dalla portata epocale. Come cittadini di questo mondo, siamo profondamente preoccupati perchè la risposta a questa crisi potrebbe sfociare in ulteriore violenza, solitudine e paura. L’obiettivo di questo forum è la dimostrazione della forza della nonviolenza attraverso il confronto tra forme diverse di azione, il dialogo tra le culture e la testimonianza di chi ha dedicato la propria vita all’impegno sociale.



Il canale Youtube del Forum

Implosione nell’Impero

6 Ottobre 2008

di Guillermo Sullings
In questi giorni stiamo assistendo all’aggravarsi di una enorme crisi finanziaria, con epicentro negli Stati Uniti ma con conseguenze in tutto il mondo. Questa crisi, esplosa la scorsa estate, era già iniziata nel 2006 e le sue radici sono ancora precedenti. Potremmo sicuramente dire che la “terra fertile” per lo sviluppo di tali radici, è stata arata da decenni.

Nel libro “Economia Mista” (2000), descrivevo “la trappola del credito”, il fenomeno con cui si stimolano le persone ad anticipare i consumi indebitandosi. In un primo momento il livello del consumo si incrementa (perché le persone spendono l’equivalente di quello che guadagnano, più i debiti), ma in un secondo momento i consumi diminuiscono perché i debiti (più gli interessi, che nel caso del credito a lungo tempo, possono arrivare a duplicare il valore di ciò che si è acquistato) costringono a ridurre le spese regolari, per poter far fronte ai debiti contratti.
Da una parte si trasferiscono così le “entrate” dall’economia produttiva alla Banca e dall’altra si generano cicli di successiva espansione e contrazione nell’economia. Questo perché, quando si espande il credito, il maggior consumo genera una crescita dell’economia reale, (e quindi aumentando gli stipendi si creano le condizioni per affrontare spese e debiti), dopo però, essendo il ritmo di crescita reale sempre minore rispetto alla crescita del credito, si generano le famose “bolle”, che inevitabilmente scoppiano.

Sempre in “Economia Mista”, anticipai che il livello critico di indebitamento della società statunitense avrebbe, in qualche momento, raggiunto il limite, producendo un’ esplosione. Anche se tutto indica che questo momento si stia avvicinando, non è semplice stimare i tempi di processi.
Sulla crisi Argentina del 1998 anticipando il crollo della convertibilità della moneta, riuscimmo a realizzare un’analisi su una economia molto più piccola, più semplice e limitata ad un solo paese.
L’economia degli Stati Uniti invece, oltre ad essere enormemente più grande e complessa, ha “esportato” i suoi problemi e si dovrebbe avere accesso ad una enorme quantità di informazioni da tutto il mondo, per poter fare previsioni più precise. Però non ci sono dubbi: la tendenza è che la crisi è ogni volta più profonda.

Prima di analizzare il detonatore dell’attuale crisi, bisogna capire come funziona la società statunitense nel nei confronti del credito, del consumo e dell’investimento speculativo.
In questo paese esiste una cultura molto radicata rispetto all’uso dell’indebitamento per salire nella scala sociale (ed esprimerlo mediante il consumo). Inoltre chi ha capacità di risparmio, ha una cultura molto diffusa per l’investimento azionario,i fondi di investimento e tutta una serie di complessi strumenti finanziari, che altrove la gente comune non capisce.
Negli Stati Uniti la maggior parte della popolazione si indebita per comprare elettrodomestici, auto e case e quando termina di pagarli si indebita di nuovo per rinnovarli. Anche gli studenti universitari si indebitano per pagare i loro studi. E’ una società indebitata al punto tale che nel momento attuale il livello di indebitamento medio delle casalinghe, è del 120% del loro reddito annuo; in pratica se i cittadini statunitensi potessero stare un anno senza spendere un dollaro neanche per mangiare, dovrebbero ugualmente lavorare tutto l’anno e qualche mese in più per pagare tutto il debito accumulato.
Il 75% di questi debiti corrispondono ai mutui, i detonanti dell’attuale crisi. Però questo livello di indebitamento dei cittadini statunitensi, non è solamente interno (tra di loro), ma va fuori sia per l’enorme deficit che ha questo paese tanto nella bilancia commerciale, come nella bilancia dei pagamenti, visto che è il governo più indebitato del pianeta.
Cina e Giappone accumulano titoli del debito statunitense di un valore quasi di 2 miliardi di dollari, grazie al loro surplus commerciale con quel paese.

Gli antecedenti della crisi attuale
In questo contesto di indebitamento crescente e creazione di bolle speculative comincia a crescere la bolla immobiliare tra il 2002 e il 2005.
In quegli anni la Federal Reserve aveva abbassato i tassi per attivare l’economia, dopo l’impatto recessivo degli attentati dell’11 settembre.
Le banche quindi potevano indebitarsi per il 2% (su base annua) e fare prestiti per l’8% a chi voleva comprare o costruire una casa. Era davvero un grande affare, però la voraci banche non si accontentavano; per attirare ancora più clienti ad accendere mutui, ammorbidirono le loro regole e i loro controlli e concessero prestiti a persone con scarse garanzie di capacità di restituzione (ipoteche “subprime”) e fu l’auge dell’affare immobiliare, che fece salire a dismisura il prezzo delle proprietà.
Però a loro volta per poter prestare sempre più soldi a sempre più clienti, le banche avevano bisogno di ulteriori fondi che drenarono dal mercato finanziario offrendo in garanzia le stesse ipoteche che avevano nelle cartelle dei loro clienti.
Così le ipoteche sulle case si trasformarono in supporti di tutta una complessa trama di strumenti finanziari che arrivarono a far parte dei fondi delle banche europee.

Milioni di risparmiatori, attraverso banche, fondi di investimento e imprese quotate in borsa hanno finanziato la crescita della bolla, la maggior parte delle volte senza sapere quali fossero le garanzie finali dei loro investimenti.
Tutto questo d’accordo con la agenzie di rating che si sono tanto impegnate a squalificare le economie emergenti e mai si sono occupate di avvertire i risparmiatori sul rischio di questi irrazionali strumenti di credito del primo mondo.
È stato tutto un gran bell’affare finché il valore delle proprietà saliva e a seguire la ruota degli indebitamenti e dei pagamenti delle rate. Però come tutte le bolle un bel giorno è scoppiata.
La Federal Reserve cominciò ad aumentare i tassi fino a superare il 5% per contenere l’inflazione e così le banche aumentarono anche loro i tassi dei mutui già aggiudicati (quelli a tasso variabile).
Molti proprietari che non erano molto solvibili, iniziarono ad entrare in mora: con l’aumento dei tassi le more si moltiplicarono e già nel 2006 si ebbero 1.200.000 esecuzioni ipotecarie. Il valore delle proprietà, che era arrivato a dei livelli irrazionali, iniziò a sgonfiarsi, prima per la logica dei valori relativi. Però questo sgonfiamento si accelerò ulteriormente quando molti proprietari misero in vendita le loro case perché non potevano pagare le rate del mutuo.
Questo calo del valore degli immobili fece sì che molti proprietari si trovassero con la banca un debito maggiore del valore della loro casa, con il quale l’avevano messa in vendita, valore che a sua volta condizionato dalle vendite, continuò ad abbassarsi.
Al giorno di oggi si stima che più di 5.000.000 di famiglie abbiano in vendita la loro casa perché non possono pagare l’ipoteca e ce ne sono altre 2.000.000 che stanno per perderla in una esecuzione ipotecaria.
Quando scoppiò la crisi nell’agosto del 2007, si stimava che avevano morosità accumulate più di 500.000 milioni di dollari nel mercato delle ipoteche.
Era però molto maggiore la perdita del valore dei titoli e delle azioni vincolati ai cosiddetti “mutui subprime” (ipoteche spazzatura). In altre parole, molte delle banche vincolate in affari immobiliari non poterono affrontare i loro debiti perché evaporarono i loro attivi, supportati da mutui non solvibili e svalutati.
In questa complessa trama finanziaria, l’effetto domino iniziò a portare al fallimento di molti istituti relazionati in qualche modo con questi strumenti finanziari: i casi più risonanti furono Freddie Mac, Fannie Mae, Bearns Stearns, e più recentemente Lehman Brothers e AIG. Complessivamente un centinaio di entità danneggiate in USA più alcune in Europa.
Questo effetto domino ha già un anno e ancora non è arrivato alla sua fine. Il governo degli Stati Uniti e la Federal Reserve continuano ad iniettare migliaia di milioni di dollari per contenere il terremoto, però non è sufficiente e la crisi dei mutui ha contaminato tutti i mercati finanziari. I finanziatori tolgono il denaro dalle banche e dai fondi di investimento per panico e sfiducia e con questa azione debilitano ancora più il sistema finanziario. Gli intestatari di buoni o di azioni cercano di venderli per avere contanti perché prevedono una loro maggiore svalutazione e nel farlo generano ulteriore perdita di valore. Cioè, si sta passando dalla dimensione ipotecaria (di per sé enorme), all’avverarsi della profezia di una corrida bancaria e di borsa che genera fallimenti a catena. Questo il problema che stanno affrontando gli Stati Uniti oggi.

Fino a dove arriverà la crisi?
È molto difficile sapere quando si toccherà il fondo.
In primo luogo perché non si sa bene fin dove è arrivata la contaminazione degli strumenti finanziari supportati con i “mutui subprime”, data la complessità di tali strumenti.
In secondo luogo perché assume importanza il fattore psicologico della sfiducia dei risparmiatori, molto più difficile da misurare e prevenire, che continuerà a ripercuotersi nell’economia reale, fondamentalmente attraverso la restrizione del credito per gli investimenti e il consumo e attraverso la perdita di capacità di spendere della popolazione, accentuando così la spirale recessiva.
In terzo luogo, perché la interdipendenza tra l’economia del mondo con quella degli Stati Uniti, apre una ventaglio di molteplici conseguenze che si andranno retroalimentando.
L’economia degli Stati Uniti rappresenta il 25% dell’economia mondiale ed è sommamente interconnessa con quella della Cina, del Giappone e dell’Europa: implica che più del 50% dell’economia mondiale è direttamente danneggiato dalla crisi. Quindi praticamente nessun paese può considerarsi al riparo dalle conseguenze, anche se indirettamente ed in differenti gradi.
Una recessione economica degli Stati Uniti significa una forte diminuzione dei consumi dei prodotti fabbricati in Cina e Giappone, di cui è il principale consumatore. Un rallentamento nell’economia cinese conseguente alla diminuzione delle esportazioni, implicherà meno importazione di materie prime.
La sfiducia verso gli investimenti a maggior tasso di rischio danneggerà il flusso degli investimenti nei paesi emergenti. Però in quale profondità e per quanto tempo si darà questo è impossibile prevederlo.
Il governo degli Stati Uniti, contraddicendo i propri “principi” di ortodossa neoliberista, lasciando che i mercati si autoregolino lasciando fallire chi deve fallire e sopravvivere chi deve sopravvivere, sta facendo un appello (antidottrinario secondo le logiche neoliberiste) a risorse, iniettando migliaia di milioni di dollari nel barile senza fondo della crisi finanziaria. Se lo continuerà a fare, forse eviterà l’Apocalisse di un nuovo crack (potenzialmente maggiore di quello del 1929), però a costo di portare il suo indebitamento come Stato a dei limiti inimmaginabili. Ma più in là della poca o maggiore spettacolarità che potrebbe avere la caduta, quello che è sicuro è una recessione e un indebolimento prolungato della maggiore economia del mondo.

Conclusioni
In definitiva, questa crisi del capitalismo e della globalizzazione, dimostrano una volta in più che la speculazione finanziaria nel mondo va bloccata, forzando il reinvestimento produttivo dei guadagni imprenditoriali.
Il mondo non può essere governato dalla tirannia del capitale speculativo, che genera povertà e caos dovunque.
Il mondo deve avanzare verso una Nazione Umana Universale, nella quale i popoli, attraverso la democrazia diretta, trovino una soluzione al fatto che le immense risorse che oggi si destinano alla speculazione finanziaria, all’usura e agli armamenti, vadano invece a contribuire allo sviluppo umano e che facciano terminare la povertà.
In questo senso ci sarà da stare attenti perché questa implosione finanziaria sta certamente debilitando il cuore dell’impero, ma questo, come una belva ferita, al fine di riconquistare il potere, può pretendere di ricorrere alla forza bruta, più di quanto non abbia fatto finora.

A Vicenza si vota comunque, nonostante il Consiglio di Stato

2 Ottobre 2008

Il Consiglio di Stato ha reso inutile e irrealizzabile il referendum sulla costruzione della nuova base militare USA a Vicenza.

L’appiglio giuridico di questa sentenza tutta politica, è nel considerare la consultazione popolare sulla “sdemanializzazione dell’area” come inutile perché domanda dalla risposta ovvia. Ha anche aggiunto “è come chiedere ad un privato cittadino se sia favorevole ad aumentare il proprio patrimonio personale”.
Il quesito era nato per far esprimere, attraverso uno strumento di democrazia diretta, la volontà popolare: “È lei favorevole all’adozione da parte del Consiglio comunale di Vicenza, nella sua funzione di organo d’indirizzo politico amministrativo, di una deliberazione per l’avvio del procedimento di acquisizione al patrimonio comunale, previa sdemanializzazione, dell’area aeroportuale “Dal Molin” - ove è prevista la realizzazione di una base militare statunitense - da destinare a usi d’interesse collettivo salvaguardando l’integrità ambientale del sito?”

Il Consiglio di Stato ha detto che la risposta è ovvia ed è “SI”.
E per questo motivo ha annullato il referendum.
E’ come dire: giochiamo a questo gioco solo se vinciamo, altrimenti non si gioca.

E’ del tutto evidente la volontà di fermare un movimento popolare democratico e nonviolento e di favorire l’emergere di fazioni violente che possano giustificare, anche qui, l’intervento dell’esercito.

Fanno bene allora il sindaco, le organizzazioni e i movimenti a continuare, invitando i cittadini a votare comunque negli stand allestiti per le strade. E fanno bene i vicentini a votare, a esprimersi e ad alzare la voce della nonviolenza. La questione non è solo pacifista. È la difesa dell’espressione e della volontà popolare.

Nella speranza che qualche autorità discuta la sentenza come incostituzionale (l’articolo 1 dice che “la sovranità appartiene al popolo” … e non al Consiglio di Stato), è opportuna non solo una riflessione, ma anche un’azione di difesa della democrazia dai molteplici attacchi che subisce anche dagli organi di più elevato valore costituzionale.

L’attuale democrazia è puramente formale -e questo di Vicenza ne è l’ennesimo esempio- ma vorremmo abbandonare questa formalità in cambio di una democrazia reale. Non di una dittatura.

Attacco alla diversità

20 Settembre 2008

di Vito Coreddu (Help to Change)
Quello che si respira oggi nella società, alimentato dai mass media e da scelte populiste e scellerate degli ultimi governi, è un vero proprio attacco alla diversità.
Chi non si omologa ai dettami e alle sirene del sistema, chi non piega la testa di fronte alle ingiustizie, chi non accetta contratti di lavoro capestro, chi appartiene a religioni, culture e tradizioni diverse, chi ha un orientamento sessuale diverso, chi non ha un permesso di soggiorno, chi vive al di sotto della soglia di povertà è percepito come una minaccia e diventa il principale colpevole degli innumerevoli problemi che oggi attanagliano la nostra società.

Questo atteggiamento così avverso alla diversità non è il frutto di una deriva razzista, xenofoba, discriminatoria nella società.
I disvalori quali l’egoismo, l’individualismo, l’arrivismo, il nazionalismo, il razzismo, il conformismo erano già presenti, non sono un fenomeno nuovo. In questo senso questi disvalori non hanno fatto nuovi adepti negli ultimi anni. Ciò che c’è di nuovo in questo momento è che quelle forze progressiste che un tempo arginavano questi disvalori introducendo continuamente nuovi spunti di riflessione e discussione e contribuendo a mantenere alto il livello culturale di questa società, quelle forze progressiste, hanno smesso di compiere il loro prezioso lavoro, quelle forze progressiste si sono ammutolite. In questo senso hanno una grande responsabilità. Bisognerebbe dire che dappertutto, piuttosto che occuparsi di essere traino verso la costruzione di una società migliore, assistiamo ancora al totale disorientamento che ha procurato la caduta del muro di Berlino, come se quel muro rappresentasse allegoricamente l’ultimo argine a difesa dell’utopia di un mondo migliore. Se i segnali di questo fenomeno si potevano cogliere ancor prima, quel momento segnerà una spartiacque dove ciò che rimane è una certa e triste nostalgia per i tempi andati.

In questo paesaggio che s’inserisce la Manifestazione Nazionale Antirazzista del 4 ottobre 2008 con la giusta pretesa di rompere questo clima così nefasto.

E’ una manifestazione costruita dal basso, da quelle organizzazioni che umilmente e senza secondi fini si sono adoperate per la difesa dei diritti umani, per la difesa della diversità, trovando nell’umanesimo socialista, cristiano, esistenzialista e anarchico e universalista una fonte di ispirazione per reagire all’ingiustizia e guardare con altri occhi al futuro.

E’ una manifestazione che esprime la diversità, la diversità etnica, religiosa, culturale e politica. Ed è per questo motivo che questa manifestazione continua ad essere taciuta dai mass media e osteggiata dalle grandi sigle sindacali o da quei partiti della “sinistra” che un tempo si trovavano in parlamento.

E’ una manifestazione che si ricollega storicamente alla manifestazione del 3 febbraio ‘96 quando 50.000 persone scesero in piazza per contestare apertamente il Decreto Dini sull’immigrazione. Anche in quel momento quelle stesse forze oltre che disertare cercarono di boicottare, salvo poi fare il mea culpa il giorno dopo.

Questa manifestazione, certamente potrà dar fastidio a molti e molti vorrebbero che questa fallisca magari facendo in modo che qualche “imbecille” cominci a giocare con la polizia al “piccolo teppistello”, permettendo ai mass media di riempire il giorno dopo alcune pagine dei loro giornali con la descrizione di arresti e incidenti, alimentando ancora nell’opinione pubblica razzista e violenta la convinzione che gli immigrati e chi li difende sono un virus per questa società.

Questa manifestazione deve essere pacifica e soprattutto nonviolenta. Dovrà evidenziare la nonviolenza come risposta alla logica violenta di questo sistema quindi non solo per una questione di convenienza ma anche morale, dovranno essere isolati e “cortesemente”. espulsi dal corteo tutti coloro che intendono manifestare con altri intenti. Con questo voglio pensare ai centinaia di immigrati che nella condizione di clandestini si troveranno fortemente esposti alle forze dell’ordine. Questi esseri umani coraggiosi ma privi del permesso di soggiorno, l’ultima cosa di cui avrebbero bisogno è quella di assistere ed essere coinvolti in scontri violenti con la polizia.

In ultimo, se questa manifestazione è antirazzista non lo è solo per negare quell’atteggiamento negativo quale il razzismo ma anche per salutare l’immigrazione e la diversità come un elemento prezioso per questa società decadente affinché trovi nuovi modi di essere e di percepire l’esistente.

Evo ed il popolo boliviano affrontano il razzismo e l’odio dell’antiumanesimo

15 Settembre 2008

di Tomás Hirsch
Portavoce del Nuovo Umanesimo per l’America Latina


L’opposizione boliviana non ha ottenuto l’appoggio popolare nel recente referendum, dove è stata sconfitta con più del 66% dei voti. Non ha nemmeno ottenuto l’appoggio internazionale per abbattere il governo di Evo Morales.
Invece di accettare la sconfitta come avviene in un processo democratico, ha preso una decisione abominevole e mostruosa: destabilizzare il governo boliviano a qualunque prezzo, senza occuparsi della vita delle persone, mettendo in pericolo tutta la società nel disprezzo dei loro stessi figli e del loro stesso sangue.

Nonostante al governo Bush restino pochi mesi, c’è ancora tempo sufficiente per continuare a procurare disastri all’umanità, in Georgia, in Iraq, in Afghanistan ed ora anche in Bolivia.
L’espulsione dell’ambasciatore nordamericano a La Paz è un atto coraggioso ed un appello a tutta la comunità internazionale affinché si ostacoli l’interventismo nordamericano che appoggia un’opposizione malata di odio e violenza.

Chiediamo a tutti i governi del mondo che convochino l’ambasciatore degli Stati Uniti in ogni paese per dare spiegazioni di quello che sta succedendo in Bolivia. Non possono permettere questo intervento senza una minima dimostrazione di preoccupazione. Gli Stati Uniti devono sapere che il mondo è cambiato e che non si può incentivare la divisione in fazioni all’interno dei paesi.

Chiediamo al popolo boliviano, in particolare a quello che appoggia l’opposizione, che non si lasci trascinare dai discorsi accesi e non si lascino contagiare dall’odio, gli insulti, il razzismo, l’isteria dei leader irresponsabili che rischiano le vite altrui per i propri interessi.

Chiediamo al popolo boliviano, a quello che sta con Evo ed il processo di trasformazione, che resista in forma nonviolenta ad ogni provocazione, che resista alle offese e continui la sua lotta nonviolenta, che si unisca in questo momento intorno alla figura di Evo Morales perché non è il momento per discussioni né divisioni; è il momento di resistere attraverso la nonviolenza, di unirsi ed avanzare verso il referendum sulla Costituzione.

Gli umanisti del mondo sono uniti nell’esigere dai governi il ripudio dell’intervento nordamericano in Bolivia.
Chiediamo ai nostri governi che appoggino con decisione il mandato popolare che il popolo boliviano ha espresso democraticamente nel recente referendum.

Da parte nostra, esprimiamo la nostra totale solidarietà ed appoggio al Presidente della Bolivia, Evo Morales ed al popolo boliviano che cerca di costruire un futuro migliore.

info: www.tomashirsch.org

La Nonviolenza al centro dell’Europa

8 Settembre 2008

Tre giorni di conferenze, tavole rotonde, dibattiti, laboratori, testimonianze e spettacoli, esposizioni di artisti vari. 10.000 partecipanti previsti da tutta Europa. Centinaia di associazioni e persone impegnate nel mondo del pacifismo e del volontariato che lavoreranno per la costruzione di un’Europa aperta al futuro, ricca nelle sue diversità, accogliente nelle istituzioni, nonviolenta e solidale. Con il patrocinio di: Comune di Milano, Provincia di Verbano Cusio Ossola, Comune di Cinisello Balsamo, Comune di Agrate Brianza, Provincia di Ferrara, Provincia di Pesaro e Urbino, Provincia di Rovigo.

I Forum Umanisti iniziano nel 1993, con il Primo Forum Mondiale che si è svolto a Mosca il 7 Ottobre, il secondo nel 1994 a Città del Messico e il terzo nel 1995 a Santiago del Cile.
Negli anni successivi si è avviato un processo di regionalizzazione. Vaste aree geografiche, nelle quali i popoli che lì risiedono condividono storia, tradizioni e cultura comuni, hanno cominciato ad assumere un’importanza crescente nel contesto più generale della mondializzazione. Si è reso quindi necessario l’incontro fra i popoli che convivono all’interno di queste grandi regioni e così hanno iniziato a svilupparsi i Forum Umanisti Regionali.
In Europa il primo Forum Umanista, si è tenuto a Lisbona nel novembre 2006, preceduto dagli incontri di Madrid (1999), Praga (2003) e Budapest (2004).
Nell’anno 2006 si sono realizzati il primo Forum Africano, il primo Forum Asiatico-Pacifico, il primo Forum Latino-Americano e il primo Forum Europeo. Nel 2007 a New York, si è svolto il primo Forum della regionale Nord Americana.


Elenco dei testimonial che hanno confermato ad oggi la loro presenza:

Luisa Morgantini Italia - Vice-presidente del Parlamento Europeo
Ottavia Piccolo Italia - attrice
Maria Cuffaro Italia - giornalista
Giulietto Chiesa Italia - Europarlamentare
Monica Frassoni Italia- Europarlamentare e presidente del Gruppo dei Verdi al Parlamento Europeo
Pina Grassi Italia - Addio Pizzo, Libero Futuro, Associazione antiracket Libero Grassi
Giovanni Impastato Italia - Associazione Peppino Impastato - Casa Memoria di Cinisi
Paolo Bolognesi Italia - Presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980
Angelo Baracca Italia - Professore di Fisica all’Università di Firenze
Pol D’Huyvetter Belgio - International Office, Mayors for Peace 2020 Vision Campaign
Rita Borsellino Italia - Progetto L’altra Storia
Esteban Elmer Catarina Bolivia - Ambasciatore della Bolivia in Italia
Hans Kristensen USA - Director, Nuclear Information Project, Federation of American Scientists, Washington, D.C. (videomessaggio)
Emilio Molinari Italia - Presidente del Comitato Italiano Contratto Mondiale sull’Acqua
Jan Tamas Repubblica Ceca - Portavoce del movimento contro le basi in Repubblica Ceca
Angelica Romano Italia - Comitato Pace, Disarmo e Smilitarizzazione del territorio, Napoli
Noam Livne Israele - Refusnik e attivista antimilitarista
Lindis Percy Gran Bretagna - Coordinatore Campaign for the accountability of American bases - CAAB
Massimo Zucchetti Italia- Professore di Impianti Nucleari dell’Università di Torino
Marco Deriu Italia - sociologo
Roberto Burlando Italia- economista presso le Università di Torino ed Exeter
Guido Morisco Italia - Presidente del Consiglio Nazionale dei Bahá’í d’Italia e Membro della consulta interreligiosa del Comune di Roma
Giuseppe Robiati Italia - Co-fondatore dell’EBBF - European Bahà’ì Business Forum
Marco Romoli Italia - Presidente Un tempio per la pace Firenze
Gabriele Mandel Italia - Vicario generale per Italia della Confraternita Sufi Jerrahy Halveti
Vittorio Bellavite Italia - Coordinatore nazionale di Noi Siamo Chiesa, affiliata a “International Movement We Are Church” (IMWAC)
Manuela Sadun Paggi Italia - Comunità Ebraica Firenze
Dijana Pavlovic Italia - artista e scrittrice comunità Rom
Mouelhi Mohsen - rappresentante Sufi
Carlo Giudicepietro Italia - portavoce Centro delle Culture
Manuela Dviri Vitali Norsa Israele - Giornalista, scrittrice ed esponente del movimento pacifista israeliano
Giuseppe Santagada Italia - Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada
Deborah Lambillotte Belgio - International Lesbian and Gay Association (ILGA)
Peter Tatchell Gran Bretagna - Outrage
Andrea Barberini Italia - Gruppo Emmanuele, Associazione Gay Cattolici, Padova
Marianella Kloka Grecia - Redattore della rivista LGBT City Uncovered
Grigoris Vallianatos Grecia - attivista LGBT, avvocato e membro del PASOK
Luca Poma Italia - portavoce nazionale “Giù le mani dai bambini”
Antonio M.C. Monopoli Italia - Esperto in roboetica

Programma
Venerdì 17 ottobre dalle 15.30 alle 24.00
al Palazzetto dello sport – Palalido

Sabato 18 ottobre dalle 10.00 alle 19.00
all’Università degli studi di Milano – Bicocca.
Dalle 21.30 Concerto per la Nonviolenza
al Palazzetto dello sport – Palalido

Domenica 19 ottobre dalle 14.30 alle 19.00
al Palazzetto dello sport – Palalido

Sposati con chi vuoi tu!

13 Febbraio 2008

Gli umanisti di Roma il 14 febbraio dalle ore 15 a Ponte Milvio organizzano un San Valentino molto speciale: “Giornata della libera celebrazione del matrimonio”.


Il motto della giornata sarà: “Le vie dell’amore sono infinite. Il 14 febbraio sposati con chi vuoi tu”.
Con questo evento si vuole riportare l’attenzione non solo sul tema della tutela delle coppie di fatto, ma anche sul dare la possibilità a coppie dello stesso sesso di potersi sposare. Il Partito Umanista crede fermamente nella libertà di scelta e nella tutela dei diritti civili per tutti gli esseri umani a prescindere dal loro orientamento sessuale. Per gli Umanisti il matrimonio è sacro sancendo, da secoli e nelle più differenti culture, un vero e proprio passaggio di stato dinnanzi alla società di appartenenza. Ogni essere umano ha il diritto di poter sperimentare questo passaggio e questo diritto non può essere pregiudicato dall’orientamento sessuale di chi decide di compiere questo passo. In questa prospettiva è un dovere morale e civile dare l’opportunità anche alle coppie omosessuali di potersi sposare e di legittimare la loro unione. Ogni Essere Umano deve avere diritto a vivere la sua vita pienamente, ha diritto ad essere felice e, se vuole, ha diritto a sposarsi. Attraverso il matrimonio, oltre alla sua valenza interna e simbolica, vengono riconosciuti e tutelati molti diritti. E i diritti umani devono essere universali, non solo per gli eterosessuali.

L’obiettivo della giornata è sposare “simbolicamente” tantissime coppie, di ogni orientamento sessuale. Un modo originale per dare voce a chi vuole veder tutelati i propri diritti senza dover essere necessariamente etero e riportare l’attenzione sul tema dei PACS, DICO ecc., trascurato e messo in sordina da quasi tutte le forze politiche perché spinoso. Invitiamo più coppie possibili a sposarsi simbolicamente. Invitiamo a partecipare inoltre tutti coloro che vogliono dare voce ad una politica che vuole essere realmente a tutela dell’individuo, di qualsiasi etnia, religione, sesso e anche di qualsiasi orientamento sessuale. Le vie dell’amore sono infinite. Scegli la tua e rispetta quella degli altri. Perché ogni essere umano ha diritto alla libertà di scelta.

Il caso di European Telecom International contro la Bolivia deve essere bloccato

15 Gennaio 2008

863 gruppi di cittadini chiedono al presidente della Banca Mondiale di rispettare il ritiro della Bolivia dalla corte arbitrale. È necessaria una visione indipendente sull’arbitraggio investitori-stato, sui diritti umani e sulla povertà globale

Martedì 15 gennaio più di 800 gruppi di cittadini di 59 paesi in tutti i continenti presenteranno una petizione al Presidente della Banca Mondiale Robert B. Zoellick, esprimendo preoccupazione sul Centro Internazionale per la Risoluzione delle Controversie sugli Investimenti (ICSID, International Center for the Settlement of Investment Disputes), il cui presidente del Consiglio di Amministrazione è il sig. Zoellick.

Nel maggio scorso il governo della Bolivia è diventato il primo paese al mondo a ritirarsi dall’ICSID, citando la documentazione della corte come in favore di limitati interessi aziendali rispetto al bene pubblico. Tale corte ora si rifiuta di rispettare le azioni del governo boliviano e ammette il proseguimento di un caso presentato da una società di telecomunicazioni europea.

La petizione globale riflette le crescenti preoccupazioni nel mondo rispetto a un sistema di diritti degli investitori che indebolisce la democrazia e i diritti umani. Molti gruppi firmatari hanno conosciuto questi problemi attraverso il noto caso di Betchel contro la Bolivia. Nel 2001 una filiale di Betchel ha citato in giudizio il paese più povero del Sud America rispetto a un progetto di privatizzazione dell’acqua fallito. Dopo cinque anni di pressione pubblica, la società ha abbandonato il caso nel 2006.

Come si indica nella petizione, la Bolivia è solo uno dei numerosi governi che stanno sfidando le protezioni eccessive degli investitori negli accordi di libero commercio e nei trattati bilaterali di investimento. ICSID è il meccanismo più utilizzato per far rispettare tali regole.

Sebbene il governo boliviano abbia seguito procedure corrette nel ritiro dall’ICSID, è prevista la creazione di un tribunale in tempi brevi per esaminare un caso presentato da Euro Telecom International (ETI), una società costituita nei Paesi Bassi tra i cui proprietari si trovano Telecom Italia e la spagnola Telefónica. ETI possiede il 50% di ENTEL, che fornisce oltre il 60% dei servizi telefonici della Bolivia.

Tra i firmatari si trovano 863 organizzazioni sindacali, ambientali, religiose, di consumatori, di piccoli agricoltori, per i diritti umani, di donne, per lo sviluppo e per la pace di cinque continenti. L’Institute for Policy Studies, un’organizzazione di ricerca con sede a Washington, DC, è stato il promotore iniziale della petizione.

Per avere copie complete della petizione dei cittadini in:
Inglese
Spagnolo
Italiano
Portoghese
Francese