Gli umanisti non voteranno il referendum antidemocratico

13 giugno 2009

I tre quesiti referendari sui quali gli italiani sono chiamati a
pronunciarsi il 21 giugno, riguardano la modifica della vigente legge
elettorale. I quesiti sono falsamente abrogativi: il loro effetto non
è quello di abrogare in tutto o in parte la legge elettorale, ma di
scriverne una nuova, peggiore di quella attuale.

L’attuale legge elettorale, (il “porcellum”), ha eliminato il voto di
preferenza e la possibilità di scegliersi i propri rappresentanti in
Parlamento. Questa possibilità di scegliere è stata spostata dai
cittadini alle segreterie dei partiti che di fatto nominano i
“rappresentanti del popolo” escludendo da questa decisione la volontà
popolare.
Inoltre attraverso l’introduzione di soglie di sbarramento ha tolto
una delle regole fondamentali della democrazia che è la possibilità di
espressione e rappresentanza parlamentare delle minoranze.

Il referendum propone sostanzialmente due modifiche della vigente
legge elettorale: a) attribuisce il premio di maggioranza alla lista,
che abbia ottenuto anche un solo voto in più delle altre liste
concorrenti, abrogando la possibilità che il premio venga attribuito
ad una coalizione di partiti; b) determina il raddoppio delle soglie
di sbarramento confermando per tutti la soglia del 4% alla Camera dei
Deputati e dell’8% al Senato (che la legge attuale impone soltanto ai
partiti non coalizzati).
Attribuire il premio di maggioranza ad una sola lista determina un
incremento inusitato del premio stesso, lasciando un potere
sproporzionato al partito vincitore delle elezioni e al suo leader
(quindi soggiogando il Parlamento alla volontà del capo del governo) e
riducendo proporzionalmente la rappresentanza parlamentare delle altre
liste.
In questo modo si realizzerebbe una sorta di dittatura della
minoranza, in quanto un solo partito, senza avere il consenso della
maggioranza del popolo italiano, avrebbe nelle sue mani il controllo
del Governo, la possibilità di eleggere – da solo – il Presidente
della Repubblica e di modificare la Costituzione.

Si tratta di un referendum truffa: ci chiama alle urne per cambiare la
legge elettorale, mascherando questo cambiamento come positivo per la
democrazia, ma in realtà la peggiora gravemente.

Per questo diciamo No al referendum elettorale, non andando a votare.
Se chiamati alle urne per il ballottagio, rifiuteremo le tre schede
del referendum.

Lettera di Giorgio Schultze dopo le elezioni europeae

12 giugno 2009

Pressenza, Milan, 10/06/09

Costruttori della Nazione Umana Universale, fondatori di un’Europa di pace e di solidarietà, cari amici, GRAZIE!

Per questa volta non siamo riusciti ad ottenere un umanista al Parlamento Europeo, ma sicuramente lo sforzo fatto non sarà stato invano.

Non abbiamo più niente, abbiamo lanciato sassi di cambiamento e di speranza a mani nude mentre altri tiravano missili di disperazione e violenza sulle nostre teste. In questa “intifada della coscienza” ci hanno sostenuto gli Dei, le Guide che giungono da lontano, richiamate dal profondo, risvegliate dal lungo oblio.

Non abbiamo più niente e per questo siamo liberi. E’ il momento in cui stiamo buttando il “cuore oltre la barricata”! Ognuno raccoglierà quello che ha seminato. Noi stiamo seminando SPERANZA, nel deserto della disperazione.

Ci vorrebbe un “miracolo”, ci hanno detto. Ed è a questo a cui abbiamo lavorato e per cui continueremo a lavorare, noi, gli Umanisti, andando casa per casa, persona per persona, entrando da sotto le porte, dagli spifferi delle finestre socchiuse. Niente di meno…cari amici! Questa è la nostra Marcia Mondiale per la Pace e la Non violenza, iniziata già da tempo dentro ognuno di noi.

Così volevamo vivere, così l’abbiamo fatto!

Cosa resterà di milioni di volantini distribuiti, migliaia di telefonate, centinaia di incontri, migliaia di chilometri percorsi, per raggiungere i paesini più sperduti di valli dimenticate? Cosa resterà oltre la stanchezza dei nostri corpi? Resteranno gli sguardi dei nostri interlocutori. Resteranno i ringraziamenti dei giovani in cerca di riferimenti certi e profondi. Resteranno i sorrisi e gli abbracci di chi ha ritrovato la forza della solidarietà e della fiducia, in chi si batte per l’Essere Umano. In me resterà la gioia profonda di aver condiviso con tutti voi questo tentativo di straordinaria “impossibilità”.

E alla fine, comunque sia andata, cosa resterà? La nostra azione valida, la nostra piena unità interna,che è riuscita a volare nuovamente sulle ali leggere del tentativo.

Pace Forza Allegria a tutti voi!!!

Ronde nere in arrivo…

12 giugno 2009
Verranno presentate il 13 giugno a Milano. Si chiamano ‘Guardia Nazionale Italiana’. Intervista al loro fondatore, Gaetano Saya

La divisa della GniQuest’estate, salvo imprevisti, i volontari dellaGuardia Nazionale Italiana (Gni) dovrebbero iniziare a pattugliare le strade delle città italiane in applicazione del disegno di legge sulla sicurezza del governo Berlusconi (approvato dalla Camera lo scorso 14 maggio, ora all’esame del Senato) che all’articolo 3 (commi 40-44) prevede il concorso di “associazioni di cittadini non armati” al presidio del territorio (le cosiddette ronde).
Sono ex appartenenti alle forze armate e alle forze dell’ordine e normali cittadini “patrioti e nazionalisti” pronti a “servire la nostra terra e il popolo italiano” svolgendo attività di vigilanza “per potenziare la sicurezza nei centri urbani” ma anche di “protezione civile” e di “promozione e divulgazione della storia, delle lingue e delle tradizioni Italiane con particolare riferimento all’Impero Romano”.
Hanno un Comandante Generale, il colonnello dei carabinieri in congedo Augusto Calzetta, di Massa Carrara, e un Presidente Nazionale, il giovane ex alpino Maurizio Correnti, di Torino (città in cui si trova anche la loro sede nazionale).
Indossano una divisa: camicia grigia (inizialmente era prevista kaki) con cinturone e spallaccio neri, cravatta nera, pantaloni grigi con banda nera laterale nera, basco o kepì grigio con il simbolo della Gni: l’aquila imperiale romana.
Il loro equipaggiamento completo prevede elmetto, anfibi neri, guanti di pelle e una grossa torcia elettrica di metallo nero.
Al braccio portano una fascia nera con la “ruota solare”, simbolo del Partito Nazionalista Italiano (Pni): la nascente formazione politica che sta dietro alla Gni.
Il sito del PniAnche i membri del Pni avranno un’uniforme: la stessa della Guardia Nazionale Italiana. Il programma politico del Pni, di stampo statalista e collettivista, prevede tra l’altro la pena di morte per “gli usurai, i profittatori e i politicanti”, la lotta “contro il parlamentarismo corruttore” e la creazione di “un forte potere centrale dello Stato” e di “camere sindacali e professionali”, il diritto di cittadinanza e l’accesso alle cariche pubbliche “solo per chi sia di sangue italiano”, lo stop a “ogni nuova immigrazione di non-italiani” e l’immediata espulsione forzata di “tutti i non-italiani che sono immigrati in Italia dopo il 31 dicembre 1977″, il divieto di pubblicazione di “giornali che contrastano con l’interesse della comunità” e l’abolizione di tutte le organizzazioni e istituzioni “che esercitano un influsso disgregatore sulla nostra vita nazionale”.
La divisa grigia del PniI paramilitari del colonnello Calzetta e le camicie grigie del Pni debutteranno ufficialmente il 13 giugno a Milano, al numero 5 di via Chiaravalle, angolo via Larga, in occasione del congresso nazionale delMovimento Sociale Italiano – Destra Nazionale di Gaetano Saya, che nella sua pagina internet personale si dichiara “l’ispiratore politico” della Guardia Nazionale Italiana”.
Estimatore di Berlusconi e acerrimo nemico di Fini, Saya, che dopo il recente scioglimento di Alleanza Nazionale è rimasto l’unico depositario del simbolo dell’Msi di Almirante, è il sedicente ex agente segreto della Nato e del Sismi, ex ‘gladiatore’ed ex massone che già nel 2003 provò a creare un gruppo paramilitare di ‘camice grigie’ (i Reparti di Protezione Nazionale) e che nel 2005 venne arrestato per l’oscura vicenda dei ‘servizi paralleli’ (il Dssa, Dipartimento Studi Strategici Antiterrorismo, diretto da Gaetano Saya e Riccardo Sindoca): una “banda di pataccari” secondo l’allora ministro degli Interni Pisanu, che però risultò avere rapporti con i vertici degli apparati di sicurezza dello Stato, in particolare con i servizi segreti militari.
PeaceReporter ha intervistato Gaetano Saya per capire qualcosa di più sulla Guardia Nazionale Italiana e sul Partito Nazionalista Italiano. Ecco cosa ci ha detto.

Gaetano SayaSaya, una breve digressione prima di cominciare: com’è finita la storia del Dssa?

L’inchiesta contro di me fu avviata per gettare fumo negli occhi, per sviare l’attenzione dai veri servizi deviati, quelli che facevano e fanno tuttora capo a Marco Mancini, l’allora dirigente del controspionaggio del Sismi. Proprio nei giorni del mio arresto, nel luglio 2005, Mancini e soci stavano rischiando grosso per la vicenda del rapimento di Abu Omar: erano i giorni in cui il capocentro della Cia a Milano, Robert Seldon Lady, lasciava precipitosamente il territorio nazionale per sfuggire alla giustizia italiana.
Io e la Dssa siamo stati usati come capro espiatorio, sono stato vittima di una trappola, una cospirazione orchestrata dagli agenti deviati di Mancini, come il giornalista Renato Farina, l’agente ‘Betulla’, che su Libero scrisse che io e la Dssa eravamo coinvolti nel rapimento di Omar.
Dopo che, nel 2006, Mancini, Pollari, Pio Pompa, Tavaroli e Cirpiani sono finiti nei guai per il caso Abu Omar e per lo scandalo Telecom-Sismi, la persecuzione contro di me non serviva più e quindi è finita nel nulla. Salvo scoprire, proprio pochi giorni fa, che la Procura di Genova ha chiesto la riapertura del caso. Stavolta questi magistrati e poliziotti eversori, legati ai servizi deviati di cui sopra e appoggiati dalla sinistra, ma anche da Gianfranco Fini, vogliono colpire me per colpire il governo Berlusconi. Ci ha già provato, senza riuscirci, la Procura di Torino, cercando di criminalizzare la Guardia Nazionale Italiana per far naufragare il decreto sicurezza del governo: pochi giorni prima della sua approvazione alla Camera, la Digos di Cuneo è andata a casa mio figlio Dario accusandolo di far parte della Gni e di detenere illegalmente armi. Speravano di scatenare un putiferio. Ma le armi erano tutte regolarmente detenute, inoltre mio figlio non ha nulla a che fare con la Guardia Nazionale Italiana. Adesso, dopo questo buco nell’acqua della Procura di Torino, torna alla carica quella di Genova con la Dssa…

La fascia con la ruota solareSaya, veniamo alla Guardia Nazionale Italiana. Sembra tanto un gruppo paramilitare fascista: le divise, i riferimenti al patriottismo, l’aquila imperiale romana…

Queste sono tutte stupidaggini! La Guardia Nazionale Italiana non c’entra niente con il fascismo. Io stesso non sono fascista. Sono di destra, sono un conservatore, un nazionalista: chiamatemi come volete, ma non sono fascista. Se fossi vissuto nel 1943 e avessi visto i fascisti che rastrellavano e fucilavano dei cittadini italiani mi sarei ribellato. Ho appena visto al cinema il film ‘Vincere’, che dà una visione molto negativa di Mussolini e del fascismo, e le posso dire che mi è piaciuto molto. Io mi considero un cittadino fedele, un difensore della Costituzione del 1948, sulla quale ogni membro della Guardia Nazionale Italiana dovrà giurare. Io ho sempre avuto ottimi rapporti con il governo d’Israele e i suoi servizi segreti: pensa che se fossi fascista gli israeliani lavorerebbero con me? Sulle divise, sa che le dico? Se devono suscitare tutto ‘sto clamore, vorrà dire che magari le cambieremo (dopo quest’intervista, la camicia kaki ha lasciato il posto alla camicia grigia, n.d.r.). L’aquila imperiale romana? Bisogna essere ignoranti per non sapere che è un simbolo storico della nostra patria, visibile su tanti monumenti di Roma, e che non c’entra nulla con il fascismo.
La Guardia Nazionale Italiana è un’associazione apolitica nella quale può entrare chiunque si riconosca in questa iniziativa: si figuri che hanno aderito perfino dei comunisti, persone di Massa Carrara.

Stento a crederlo. La nostra Costituzione repubblicana si fonda sull’antifascismo, ma sul gruppo Facebook della Guardia Nazionale Italiana, il Presidente Nazionale, Maurizio Correnti, scrive ai sostenitori: “Si prega di astenersi con lo scrivere ‘camerati’ ecc ecc, comunque frasi e slogan tipici di altri tempi. Con questo – precisa Correnti – non vogliamo assolutamente dichiararci antifascisti, sia ben chiaro”. C’è qualcosa che non torna…

Questo lo ha scritto lui, ognuno è libero di scrivere ciò che pensa. Nella Guardia Nazionale Italiana ci sono fascisti e non fascisti.

Neonazisti UsaQuesto, però, lo ha scritto lei, sulla sua pagina Internet personale, lo scorso febbraio, alla vigilia della creazione della Guardia Nazionale Italiana. Cito testualmente: “Migliaia di prostitute straniere schedate e non espulse. Migliaia di zingari che commettono furti nella totale impunità. Milioni di clandestini che si aggirano impunemente nelle città. Migliaia di stranieri che spacciano, rubano, stuprano, uccidono. Un aumento dell’80 percento di scioperi e di occupazione di uffici pubblici e privati. Centinaia di assalti armati contro la proprietà privata commessi da stranieri. Attentati contro la proprietà dello Stato. Gruppi di giovani sovversivi che agiscono al di fuori dei limiti parlamentari. Deputati e Senatori della Repubblica che istigano all’insurrezione armata contro i poteri dello Stato, un ministro dell’Interno dichiaratamente secessionista. Un numero indescrivibile di riviste e programmi televisivi politici che invitano alla rivolta. Giullari e saltimbanchi che oltraggiano e vilipendono i Ministri e il Governo. L’uso della libertà minaccia da tutte le parti i poteri e le autorità costituite. (…) Il popolo è minorenne, la Nazione malata; ad altri aspetta il compito di curare e di educare. A noi il dovere di reprimere, la repressione è il nostro credo. Repressione e Civiltà”. E ancora: “Noi vogliamo ripulire l’Italia dal marcio che vi si annida, vogliamo riportare una ferrea disciplina in tutta la Nazione”. “La Destra snuda la sua spada per tagliare i troppi nodi di Gordio, che irretiscono e intristiscono la vita Italiana. Chiamiamo Iddio sommo e lo Spirito immortale delle migliaia di morti a testimoni che un solo impulso ci spinge, una sola volontà ci raccoglie, un solo pensiero ci infiamma: contribuire alla grandezza e alla salvezza della Patria. Uomini della Destra di tutta Italia, tendete gli spiriti e le forze, bisogna vincere e con l’aiuto di Dio vinceremo!!!”.

Ma questi sono solo degli slogan, che faccio un po’ qua e un po’ là! Allora, chiariamo una cosa: gli immigrati sono l’ultimo dei problemi. Non sono loro il nostro obiettivo. Se proprio vuole saperla tutta, per noi il vero pericolo per l’Italia è rappresentato dai secessionisti della Lega Nord. Loro sì che sono contro la Costituzione! Loro che vogliono distruggere la nostra unità nazionale, che offendono continuamente i simboli della nostra patria, che creano impunemente governi provvisori secessionisti e arruolano gente nella formazione anticostituzionale della Guardia Nazionale Padana. E’ questa gente che dovrà fare i conti con la nostra Guardia Nazionale Italiana: se vedremo un leghista che brucia un tricolore lo faremo arrestare! Che la Lega stia attenta a dove va. E’ per contrastare la Lega Nord che alle prossime elezioni ci presenteremo al nord con il Partito Nazionalista Italiano.

La sala ufficiali del castello di WewelsburgQuello che per simbolo ha lo schwarze sonne, il sole nero utilizzato da tanti gruppi neo-nazisti? Quella specie di svastica a dodici braccia, antico simbolo pagano germanico, che adorna il pavimento della sala principale del castello di Wewelsburg, il quartier generale delle Ss?

Non diciamo sciocchezze! La ruota solare non ha nessun legame provato con il nazismo, tant’è vero che in Germania essa non è vietata, come lo è invece la svastica, e viene liberamente utilizzata come logo commerciale. Questo simbolo, di cui io detengo la proprietà in Italia, è in realtà un simbolo magico dei Maya che evoca il potere…

Scusi se la interrompo, ma come appassionato di cultura Maya e mesoamericana le posso garantire che nel simbolismo di quel popolo non c’è traccia di qualcosa di simile.

Ma come no! Faccia una ricerca su Google con le parole ‘terra cava’!

Maria Antonietta Cannizzaro e BerlusconiTorniamo al Partito Nazionalista Italiano: ce ne può parlare? Abbiamo capito, dal simbolo e dalle divise comuni, che è legato alla Guardia Nazionale Italiana. Ma in che relazione sta con lei e con il suo Msi?

Il Partito Nazionalista Italiano, Pni, nascerà ufficialmente a Milano il prossimo 13 giugno, in occasione del congresso nazionale del Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale. Quel giorno, io lascerò la presidenza dell’Msi-Destra Nazionale a mia moglie, Maria Antonietta Cannizzaro, che è in ottimi rapporti con il capo del governo. Il sottoscritto diventerà quindi presidente del nuovo Partito Nazionalista Italiano, che alle prossime elezioni politiche nazionali si presenterà nelle regioni settentrionali, dove la fiamma tricolore non tira molto, per contrapporre al nazionalismo padano il nazionalismo italiano. Nelle regioni centrali e meridionali, invece, si presenterà l’Msi-Destra Nazionale con il suo simbolo storico. Entrambi, spero, come alleati del Pdl di Berlusconi: se poi qualcuno ce lo impedirà, correremo da soli.

Saya, è vero che già duemila persone si sono iscritte alla Guardia Nazionale Italiana?

Abbiamo superato ampiamente le duemila adesioni. Ogni giorno ne arriva una valanga di nuove, soprattutto ex appartenenti alle forze dell’ordine. La invito al congresso del 13 giugno, al quale abbiamo invitato anche il presidente Berlusconi, così si renderà conto con i suoi occhi: noi non abbiamo nulla da nascondere.

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Un umanista alle Elezioni Europee

23 maggio 2009

Giorgio Schultze, portavoce del Movimento Umanista e della Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza, si candida all’europarlamento come indipente nella lista “Italia dei Valori” nella circoscrizione elettorale del Nord Ovest (Piemonte, Lombardia, Valle d’Aosta, Liguria). Questa opportunità si è aperta grazie a IdV che ha proposto a diversi esponenti della società civile di candidarsi nelle proprie liste.

Segretario del Partito Umanista dal 1996 al 2003, Giorgio Schultze, è impegnato da molti anni nel campo della pace, del disarmo e della nonviolenza. Sostenerlo significa dare forza ai temi per i quali Giorgio e tutti gli umanisti si battono da anni:
– il disarmo nucleare in Europa e nel mondo;
– l’applicazione del Trattato di non proliferazione nucleare;
– il ritiro delle truppe dai territori occupati;
– la riconversione degli oltre 1300 miliardi di dollari destinati annualmente agli armamenti in favore della salute, dell’educazione e dell’occupazione
– il dialogo tra le culture e la difesa dei diritti dei migranti;
– la protezione dei bambini contro la violenza e contro l’uso di psicofarmaci somministrati in età infantile;
– l’applicazione piena in Europa della Carta dei Diritti dell’Uomo (ONU 1948) e della Carta per un Mondo Nonviolento (sottoscritta da 19 premi Nobel per la Pace, 2008);
– lo sviluppo di fonti energetiche diversificate e rinnovabili;
– la difesa dell’acqua come un bene primario comune, pubblico e non mercificabile.

Abbiamo bisogno del tuo sostegno e del tuo aiuto. Se abiti in Piemonte, Lombardia, Valle d’Aosta, Liguria vota e fai votare Giorgio Schultze.
E se puoi fare di più, contatta il Comitato Elettorale!
www.giorgioineuropa.it

Il video della Marcia Mondiale arriva a 50.000 contatti

7 marzo 2009

In sole tre settimane il video ufficiale è un successo su Internet

E’ stato messo su YouTube il 15 febbraio scorso e ha già superato i 50000 contatti, dimostrando così l’interesse che la Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza sta suscitando.
“Ci siamo innamorati di una parola” si intitola il video di due minuti che promuove la Marcia Mondiale, realizzato in modo totalmente gratuito da un’equipe di professonisti.
Il video è stato già tradotto in spagnolo, francese e inglese e si prevedono versioni in numerose altre lingue.
I promotori della Marcia hanno organizato una campagna a cui invitano tutti ad aderire per far sì che il video raggiunga presto i 100000 contatti e si installi nella hit-parade dei video più visti su You Tube.

Repubblica Ceca: 13 regioni su 14 con Jan Tamas e Sindaci nel viaggio a Bruxelles

13 febbraio 2009

Mercoledì 11 febbraio si è svolta a Praga, nella sala cinema della Camera dei Deputati, una conferenza stampa organizzata dalla deputata socialdemocratica Anna Čurdová in cui i governatori di 13 regioni su 14 hanno espresso il loro appoggio ufficiale al viaggio a Bruxelles di Jan Tamas del Movimento nonviolento insieme alla Lega dei sindaci contro la base militare deli Stati Uniti in Repubblica Ceca.

Alla conferenza hanno preso parte Jan Tamas, Jan Neoral (portavoce della lega dei sindaci contro il radar), Radko Martínek (governatore della regione Pardubice) e la deputata Anna Čurdova (del partito socialdemocratico).

Jan Tamas, ha presentato il viaggio che il Movimento nonviolento e la Lega dei Sindaci realizzeranno il 18 Febbraio a Bruxelles: “Incontreremo insieme ai sindaci la vicepresidente del Parlamento Europeo Luisa Morgantini, esponenti del senato belga e un gruppo di europarlamentari”.
Tamas ha poi descritto i motivi di questa missione a Bruxelles: “L’obiettivo è di incontrare i membri del Parlamento Europeo e informarli sul fatto che da anni, due terzi dei Cechi sono contrari all’installazione della base radar degli Stati Uniti vicino Praga. Ma il governo ceco, ignorando la popolazione, ha firmato l’accordo con l’amministrazione Bush”.


Jan Neoral, portavoce della Lega dei sindaci, ha sottolineato: “È importante informare direttamente l’Europa sulla opposizione ceca, senza passare tramite gli esponenti del governo ceco che presiedono l’Unione Europea”.
La Lega é composta da 56 sindaci membri piú altri 80 sindaci simpatizzanti che hanno espresso il loro appoggio.

Anna Čurdová ha osservato un paradosso dell’attuale governo ceco: “L’amministrazione Obama presa dalla crisi economica e dai nuovi passi in politica estera non ha ancora una posizione definitiva sul progetto dello scudo spaziale. Non capiamo allora perché il governo ceco abbia tanta fretta di ratificare l’accordo con gli Stati Uniti”.

Il governatore Radko Martínek ha espresso pieno appoggio al viaggio a Bruxelles: “A nome dei 13 governatori, auguro al Movimento nonviolento e ai sindaci di avere successo nel loro incontro con gli europarlamentari. Spero sia un’occasione per far sapere all´Europa cosa i cechi pensano davvero sulla presenza di basi militari straniere sul loro territorio”.

Jan Tamas, noto per il suo sciopero della fame contro il radar USA che nell’estate del 2008 ebbe un’eco mondiale, ha poi anticipato che il movimento nonviolento insieme ai sindaci, ai governatori e ad alcuni europarlamentari prepareranno una lettera che intendono inviare al neo presidente Obama al ritorno dall’incontro di Bruxelles.

Manifestazioni di appoggio all’incontro di Bruxelles si svolgeranno lo stesso 18 Febbraio in varie cittá europee (Madrid, Copenhagen, Berlino, Budapest) e italiane (Milano, Roma, Torino, Palermo, Firenze, Settimo Torinese).

Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza

9 febbraio 2009


Il 2 ottobre 2009 – compleanno di Gandhi, dichiarato dall’ONU “Giornata internazionale della Nonviolenza” – comincerà la Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza.
Tre mesi di percorso, sei continenti e 100 paesi toccati, la Marcia, lanciata dall’organizzazione internazionale Mondo Senza Guerre e da moltissime altre organizzazioni, istituzioni e individui in tutto il pianeta, terminerà a Punta de Vacas, nelle Ande, il 2 gennaio 2010.

Ha lo scopo di creare una coscienza globale riguardo alla pace e alla nonviolenza, che porti allo smantellamento degli arsenali nucleari, alla fine delle guerre come mezzo per risolvere conflitti e ad un rifiuto universale di tutte le forme di violenza. Sarà un evento multiforme e multipolare: in contemporanea al passaggio della marcia per una data città si svolgeranno in tutto il mondo tutti i tipi di eventi – concerti, congressi, attività culturali, sportive ed artistiche, manifestazioni, forum, atti di disobbidienza civile e qualsiasi altra iniziativa creativa e nonviolenta singoli e associazioni vorranno proporre.

Nel sito www.marciamondiale.org si possono trovare documenti, foto, video e notizie aggiornate sulle iniziative di preparazione della marcia.

Lettera a Barack Obama

28 novembre 2008

I Portavoce del Nuovo Umanesimo del Nord America, Sud America, Europa, Asia e Africa scrivono al neo presidente statunitense perchè avvii una nuova stagione nelle relazioni internazionali. E soprattutto perchè inizi lo smantellamento delle armi nucleari.

Gentile Signor Presidente eletto degli Stati Uniti d’America
In primo luogo, la preghiamo di accettare le nostre più sentite congratulazioni per la sua elezione, che rappresenta una fonte di ispirazione per la gente di tutto il mondo. Vogliamo anche congratularci con Lei per l’integrità e l’abilità con cui ha portato avanti la sua campagna.

La reazione di fronte al risultato elettorale sia a New York, dove la gente si è riversata nelle strade per festeggiare, che a Nairobi e in tutti i punti del pianeta, rispecchia il desiderio di superare le tragedie storiche e le speranze più profonde dei popoli di ogni nazione e colore, perché cambi la forma di governare degli Stati Uniti e la loro relazione col mondo.
Questi sono momenti di grandi cambiamenti, di grandi pericoli e di grandi opportunità. Come umanisti vogliamo sottolineare soprattutto il grave pericolo di guerra nucleare che minaccia il mondo, un pericolo maggiore perfino dei momenti più difficili della Guerra Fredda.

Per questi motivi le rivolgiamo un appello affinché usi il potere della sua nuova carica, il mandato che ha ricevuto dai cittadini del suo paese e l’appoggio della gente di tutto il mondo, per dare un segnale decisivo che modifichi la direzione della politica estera degli Stati Uniti.
A nostro parere le priorità per questo segnale sono: il ritiro delle truppe statunitensi da tutti i territori occupati, compresi l’Iraq e l’Afganistan e un’iniziativa chiara ed immediata per avanzare verso il disarmo nucleare globale in forma progressiva e proporzionale.
La esortiamo a mettere in pratica immediatamente queste proposte, per inviare un segnale chiaro al mondo e diminuire le tensioni internazionali.
Crediamo che il ventaglio di opportunità per queste misure sia molto ristretto: poche settimane, certo non mesi.
Se lei continuerà a mostrare il coraggio e la visione evidenziati nella sua campagna, tracciando un percorso chiaro per il ritiro delle truppe e il disarmo, siamo sicuri che la gente in ogni parte del mondo l’appoggerà con forza.
Se Lei invece vacillerà, si perderà un’opportunità, senza possibilità di recupero.

Sappiamo che Lei non governerà da solo e che subirà grandi pressioni da parte di potenti interessi per continuare nella direzione di militarizzazione che già ha prodotto risultati disastrosi.
Crediamo anche che Lei abbia la forza e la capacità per forgiare una nuova direzione per l’umanità, in questo particolare momento storico di grandi cambiamenti per tutti noi che viviamo in questo piccolo pianeta.
Lei può cambiare la direzione degli eventi.
E’ urgente e necessario salvare il pianeta dalla catastrofe nucleare; per questo può contare sull’appoggio degli umanisti di tutto il mondo.

Vogliamo anche informarla riguardo alla Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza. Promossa da “Mondo senza Guerre” e appoggiata da numerose organizzazioni e personalità impegnate a favore della pace mondiale, la marcia comincerà a Wellington, Nuova Zelanda, il 2 ottobre 2009, giornata Internazionale della Nonviolenza, attraverserà 90 paesi e 6 continenti nell’arco di tre mesi e si concluderà in Argentina il 2 gennaio 2010.
Sarà un’ attività aperta ed includente, che promuoverà iniziative creative e molteplici (marce , concerti, manifestazioni, festival, coinvolgimento dei mass-media, conferenze, seminari, incontri con governi ecc.). con l’obiettivo di generare una coscienza a livello globale della necessità urgente del disarmo nucleare.
Presidente Obama, La invitiamo ad aderire alla Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza e Le inviamo i nostri migliori saluti ed auguri

Chris Wells
Portavoce del Nuovo Umanesimo per il Nord-America

Tomas Hirsch
Portavoce del Nuovo Umanesimo per l’America latina

Giorgio Schultze
Portavoce del Nuovo Umanesimo per l’Europa

Sudhir Gandotra
Portavoce del Nuovo Umanesimo per l’ Asia e il Pacifico

Ivan Andrade
Portavoce del Nuovo Umanesimo per l’Africa

Obama: quello che sta succedendo tra la gente

5 novembre 2008

di Chris Wells*
C’è una sensazione molto speciale, come se qualcosa di grande, che aspettavamo da tanto tempo, stia finalmente succedendo. Stanotte stiamo andati ad Harlem a guardare i risultati su un mega schermo per strada, insieme a migliaia di persone. La gioia e il senso di connessione tra la gente era palpabile. Quando, verso le 11, c’è stato l’annuncio che Obama aveva vinto, la gente ha cominciato a riversarsi per strada e a organizzare feste spontanee, una cosa che non avevo mai visto. Ho visto che la gente di tutto il mondo ci stava guardando e che in Kenia hanno addirittura proclamato una vacanza nazionale!

Obama è un tipo notevole, ma per me la cosa più commovente è quello che sta succedendo alla gente e tra la gente: l’orgoglio degli afro-americani (come se centinaia di anni di lotte finalmente avessero prodotto qualcosa di buono), la gioia di sentire il futuro aperto e il senso che il meglio della gente (le speranze, il senso di giustizia e verità, la compassione, il desiderio di connettersi con gli altri) si sia liberato dopo essere rimasto nascosto per molti anni.

E insieme a tutto questo c’è la chiara comprensione del fatto che ora dobbiamo rimboccarci le maniche e metterci al lavoro. Non sarà facile, chiaro, ma c’è in giro un nuovo tipo di energia e le cose sembrano possibili.

Credo che dovremmo collegare la Marcia Mondiale del prossimo anno a tutto questo, convergere con questo spirito e magari l’anno prossimo la gente ballerà per le strade per la Pace e la Nonviolenza!

*Portavoce del Nuovo Umanesimo del Nord America

“Attraverseremo il mondo con un messaggio di nuova umanità”

20 ottobre 2008

Si è chiusa a Milano la tre giorni di Nuovo Umanesimo “La forza della nonviolenza”. Partecipanti da tutta Europa hanno condiviso la gravità del momento attuale e rilanciato attività e iniziative per un’uscita nonviolenta dalla situazione di crisi.
Spicca fra tutte la “Marcia Mondiale per la pace la nonviolenza” con inizio il 2 ottobre 2009 in Nuova Zelanda e arrivo il 2 gennaio 2010 nella Cordigliera delle Ande.

Quello che segue è l’intervento d’apertura di Giorgio Schultze portavoce europeo del Nuovo Umanesimo


Ottavia Piccolo e Giorgio Schultze

Cari amici,
Vorrei condividere con voi alcune riflessioni di chi ha avuto la fortuna di attraversare questo mondo e di vivere quest’epoca straordinaria per l’umanità.
Sono innegabili i progressi compiuti in questa regione in poco più di secolo secolo e mezzo di storia, così come sono innegabili le lacerazioni, le sofferenze, le violenze subite e inflitte.
Non vi è dubbio che un sistema, per quanto formalmente democratico, che si regge sull’iniquità e sulla sproporzione nella distribuzione della ricchezza, che mina alla base le fondamenta della coesione sociale, che nega i diritti fondamentali della persona come la salute, l’educazione, una vecchiaia serena, che genera ogni sorta di discrimianzione e razzismo, che consuma le risorse finite, che avvelena l’ambiente, prima o poi è destinato al fallimento.
Il crollo delle Borse e la bancarotta dei mercati finanziari sono l’indicatore più evidente e ultimo di una crisi strutturale dalla portata epocale che da da anni si profila all’orizzonte.
Se fossimo un pò cinici ci metteremmo alla finestra ed osservare “il disastro” compiuto da chi si sentiva trionfatore e portatore di un modello imperiale “globalizzante” ed attenderemmo con serenità la conclusione di questa sua folle corsa.
Ma come cittadini di questo mondo siamo profondamente preoccupati, perchè non è detto che la risposta e l’uscita alla crisi vadano nella direzione auspicata.
Ci preoccupa che la risposta a questa crisi economico-finaziaria e ai debordamenti sociali che inevitabilmente provocherà (e che sta già provocando), anzichè trasformarsi in equità e giustizia sociale e in riequilibrio ambientale e ridistribuzione delle risorse, si trasformi in ricatto armato contro la popolazione.
Ci preoccupa che le fonti energetiche e gli approvigionamenti idrici, anziché essere tutelati e protetti come “beni comuni dell’umanità”, siano controllati e minacciati con un arsenale nucleare in grado di far “saltare” il pianeta ben 25 volte. Ma non ne basta una sola?
E chi potrebbe fermare il dito di chi a “scopo preventivo” dovesse decidere di provocare una mini-catastrofe nucleare, anche solo “dimostrativa”? In questa guerra, come in tutte le guerre non ci sarebbero né vinti né vincitori, ma soltato morti. E come diceva Gandhi: “che differenza fa per un morto se la folle distruzione è forgiata in nome del totalitarismo o sotto il sacro nome della libertà e della democrazia?”
Ora come possiamo disarmare le testate nucleari? Come possiamo disinnescare la violenza? A quali immagine possiamo ispirarci in un momento così difficile, in cui tutto appare così accelerato che sembra non esserci più tempo per pensare, sentire ed agire in forma coerente, in forma “nonviolenta”?
Come potremo iniziare a dare risposte differenti noi “civiltà occidentale”; che fin dal Codice di Hammurabi (18° secolo a.C.) consideriamo la vendetta e la punizione come le uniche forme di giustizia, e ci nutriamo del principio “occhio per occhio, dente per dente” o “mors tua vitae mea”?.
Con questo modo di vedere il mondo, con questa tensione di fondo nello strutturare le relazioni con gli altri, come potremo riorganizzare la società, l’economia, la politica di questa regione, basandoci su principi di solidarietà, sussidarietà, cooperazione, reciprocità?
Da secoli, le tribù Bantù, Zulu, Xcosa trasmettono di padre in figlio il concetto dell“Ubuntu”: “il legame universale che unisce l’intera umanità”, una sorta di rete invisibile che sostiene la vita, in cui tutti noi siamo immersi e il principio comportamentale che ne deriva: “umuntu ngumuntu ngabantu”, tu sei attraverso gli altri”.
Se qualcuno maltratta, ferisce, uccide qualcun altro, altera, lacera l’Ubuntu. Tu non puoi, per vendetta, rabbia o disperazione maltrattare, ferire ed uccidere a tua volta, perché così facendo lacereresti ulteriormente la ferita; anzi dovrai fare qualcosa per aiutare te stesso e l’altro a ripararla”.
Un principio simile a quello riportato nel Talmud, il Testo Sacro degli Ebrei, così come nel Corano, testo sacro dell’Islam : “Chiunque distrugga una sola vita è tanto colpevole come se avesse distrutto il mondo intero, e chiunque salvi una sola vita ha tanto merito come se avesse salvato il mondo intero”.
Un principio alla base di tutte le religioni e culture universali, dall’Induismo del Mahabarata, al Crisitanesimo dell’Antico Testamento, da Confucio a Buddha, da Seneca a Volteire. Una regola, La Regola d’Oro, “tratta gli altri come vorresti essere trattato”che se davvero applicata fino alle sue ultime conseguenze rappresenterebbe quella rivoluzione epocale, quel “Nuovo Umanesimo” a cui aspiriamo.
Una concezione non punitiva ma riparatrice, un’azione non vendicativa ma di riconciliazione, atti non contradittori ma unitivi e validi rivolti ad altri e che alla fine “premiano” noi stessi.
Affinché la nonviolenza possa trionfare oltre ai principi comportamentali e alle azioni dovremo mettere in campo un altro attributo: la Verità.

Molto di quanto è avvenuto in questo ultimo secolo di storia umana si è svolto sotto l’insegna deformante della menzogna, della manipolazione dell’informazione, della creazione di paure di massa per fomentare la reazione cieca, o peggio ancora per togliere la speranza.
Riprendendo quanto diceva Zarathustra, oltre 3.000 anni fa (“Pensa bene, fai buone azioni, dì la verità”), Gandhi ci ha insegnato la Satyagraha, parola composta, che deriva dal sanscrito (satya= verità) e graha (aggrapparsi fortemente). “Aggrapparsi fortemente alla verità”, per poter sostenere l’Ahimsa, la nonviolenza.
E’ questa la più alta e difficile missione dell’azione nonviolenta: portare alla luce la verità e squarciare il manto tenebroso della menzogna, creare coscienza.
Molte persone, anche qui presenti tra noi, ci hanno mostrato, nel momento del lutto e del dramma della perdita violenta di una persona cara, che ciò che porta alla giustizia non è la vendetta, ma la ricerca della verità. Ed hanno dimostrato come la giustizia abbia un senso compiuto non solo nel rispetto formale dei Codici, ma soprattutto se darà alla coscienza il segnale che si può aprire una strada verso la riconciliazione.
Come ha fatto il papà palestinese a cui hanno ucciso il figlio di 10 anni, quando ha deciso, dopo tre notti di tormenti e di agonia, in pieno contrasto con i “codici” della sua comunità e della comunità “nemica”, di donare gli organi del figlio a cinque bambini ebrei, a cui ha salvato la vita.
Come ha fatto la mamma del soldato ebreo ucciso in Libano, nel ritrovare il senso della vita ed aprire, in una sottile terra di confine, un ospedale per curare bambini palestinesi con medici israeliani, abbattendo i muri tra i confini e nelle coscienze.
Come abbiamo fatto con alcuni giovani della Repubblica Ceca e dell’Italia, con manifestazioni e scioperi della fame per svelare al mondo un progetto segreto di morte come lo scudo spaziale americano.
Come sta facendo un gruppo di ragazzi di Palermo, che ha costruito, prima uno ed ora quattro asili e scuole multietniche, per mostrare che un dialogo tra le culture è possibile e necessario o che è possibile dire “addio pizzo!”.

Sappiamo che l’azione nonviolenta avrà bisogno di molto coraggio e persistente pazienza.
Questo cammino verso la nonviolenza non sorge spontaneamente, così come non sorge spontaneamente il cammino verso la riconciliazione. Entrambe richiedono una grande comprensione e l’insinuarsi dentro ognuno di noi della ripugnanza fisica e mentale per la violenza.

L’Umanità, l’Essere umano, ogni singola persona ha bisogno di superare il dolore e la sofferenza, ha bisogno di trovare nuove strade di riconciliazione, ha bisogno di provare compassione di fronte a chi è in difficoltà, ha bisogno di ritrovare il sorriso pensando al futuro.
Di cosa parleranno i Bambini di Ubuntu quando arriveranno ad avere la nostra età?
Ancora di discriminazione e razzismo?
Oppure parleranno come Costruttori e Ambiascitori della nazione umana universale?
L’ideale di un mondo così non inizia per decreto, ma nella pratica, nell’impegno quotidiano, negli ambiti dove ci tocca vivere e lavorare e nei quali ognuno deve lottare per ottenere cambiamenti positivi.
Si richiede un salto della coscienza, un cambiamento epocale nel concepire noi stessi e il mondo che ci circonda come una struttura unica, una rete invisibile che ci unisce.
Una rete invisibile che ci unisce a chi vive, a chi ci ha preceduto e chi ha avuto il coraggio di aprire la strada e la pazienza nell’attenderci in questo incrocio della storia.

Stiamo per iniziare la lunga Marcia della Pace e della Nonviolenza!

Io e te, attraverseremo il Mondo con un messaggio di Nuova umanità.
Io e te attraverseremo questo mare tempestoso, con le navi costruite di tenacia ed intenzionalità.
Io e te attraverseremo scalzi le fredde catene montagnose per ritrovarci nelle accoglienti Città dei Costruttori di Pace,
Io e te illumineremo questa notte infinita della Presistoria Umana, con le fiaccole della pazienza e i falò del coraggio, in attesa dell’alba di una vera, nuova Storia Umana.
Già in molti ci stanno aspettando: Mahatma Gandhi, Martin Luther King, Henry David Thoreau, Leon Tolstoy, Albert Einstein, Betty Williams e Mairead Corrigan, Patrice Lumumba, Nelson Mandela, Aung San Suu Kyi, Rigoberta Menchù…
E molti altri ci stanno raggiungendo con le loro bandiere di Speranza, mosse dal soave respiro della Libertà.

E come mi disse Silo un pò di tempo fa: “Non avere paura. Ama la realtà che costruisci e, nulla… nemmeno la morte fermerà il tuo volo”.

A Milano! A Milano!

16 ottobre 2008

Si apre a Milano, dal 17 al 19 ottobre, il Forum Umanista Europeo col titolo “La forza della nonviolenza”: tre giorni di conferenze, tavole rotonde, spettacoli ed esposizioni di artisti vari (qui il programma della tre giorni). Per il forum sono attese circa 200 associazioni e migliaia di iscritti provenienti da tutta l’Europa.

Il Primo Forum Mondiale si celebrò a Mosca il 7 Ottobre 1993 e nacque dalla necessità di implementare una discussione globale futura che tenesse conto dei contributi di tutte le correnti di pensiero e di azione. Si realizzò grazie alla partecipazione di tutti coloro che aspirano alla costruzione di una nazione umana universale ricca nelle sue diversità, accogliente nelle sue istituzioni, solidale e nonviolenta.
La violenza – afferma Giorgio Schultze, portavoce del Forum – è praticata in ogni sua forma e a tutte le latitudini: fame, povertà, diritti negati, guerre, isolamento e discriminazione. Per quanto l’Europa abbia fatto innegabili progressi in poco più di un secolo di storia, la sproporzione nella distribuzione della ricchezza mina alla base le fondamenta della coesione sociale. Il venire meno dei diritti fondamentali della persona, l’avvelenamento dell’ambiente, il crollo delle borse e la bancarotta dei mercati finanziari, sono l’indicatore più evidente di una crisi strutturale dalla portata epocale. Come cittadini di questo mondo, siamo profondamente preoccupati perchè la risposta a questa crisi potrebbe sfociare in ulteriore violenza, solitudine e paura. L’obiettivo di questo forum è la dimostrazione della forza della nonviolenza attraverso il confronto tra forme diverse di azione, il dialogo tra le culture e la testimonianza di chi ha dedicato la propria vita all’impegno sociale.


Il canale Youtube del Forum

Implosione nell’Impero

6 ottobre 2008

di Guillermo Sullings
In questi giorni stiamo assistendo all’aggravarsi di una enorme crisi finanziaria, con epicentro negli Stati Uniti ma con conseguenze in tutto il mondo. Questa crisi, esplosa la scorsa estate, era già iniziata nel 2006 e le sue radici sono ancora precedenti. Potremmo sicuramente dire che la “terra fertile” per lo sviluppo di tali radici, è stata arata da decenni.

Nel libro “Economia Mista” (2000), descrivevo “la trappola del credito”, il fenomeno con cui si stimolano le persone ad anticipare i consumi indebitandosi. In un primo momento il livello del consumo si incrementa (perché le persone spendono l’equivalente di quello che guadagnano, più i debiti), ma in un secondo momento i consumi diminuiscono perché i debiti (più gli interessi, che nel caso del credito a lungo tempo, possono arrivare a duplicare il valore di ciò che si è acquistato) costringono a ridurre le spese regolari, per poter far fronte ai debiti contratti.
Da una parte si trasferiscono così le “entrate” dall’economia produttiva alla Banca e dall’altra si generano cicli di successiva espansione e contrazione nell’economia. Questo perché, quando si espande il credito, il maggior consumo genera una crescita dell’economia reale, (e quindi aumentando gli stipendi si creano le condizioni per affrontare spese e debiti), dopo però, essendo il ritmo di crescita reale sempre minore rispetto alla crescita del credito, si generano le famose “bolle”, che inevitabilmente scoppiano.

Sempre in “Economia Mista”, anticipai che il livello critico di indebitamento della società statunitense avrebbe, in qualche momento, raggiunto il limite, producendo un’ esplosione. Anche se tutto indica che questo momento si stia avvicinando, non è semplice stimare i tempi di processi.
Sulla crisi Argentina del 1998 anticipando il crollo della convertibilità della moneta, riuscimmo a realizzare un’analisi su una economia molto più piccola, più semplice e limitata ad un solo paese.
L’economia degli Stati Uniti invece, oltre ad essere enormemente più grande e complessa, ha “esportato” i suoi problemi e si dovrebbe avere accesso ad una enorme quantità di informazioni da tutto il mondo, per poter fare previsioni più precise. Però non ci sono dubbi: la tendenza è che la crisi è ogni volta più profonda.

Prima di analizzare il detonatore dell’attuale crisi, bisogna capire come funziona la società statunitense nel nei confronti del credito, del consumo e dell’investimento speculativo.
In questo paese esiste una cultura molto radicata rispetto all’uso dell’indebitamento per salire nella scala sociale (ed esprimerlo mediante il consumo). Inoltre chi ha capacità di risparmio, ha una cultura molto diffusa per l’investimento azionario,i fondi di investimento e tutta una serie di complessi strumenti finanziari, che altrove la gente comune non capisce.
Negli Stati Uniti la maggior parte della popolazione si indebita per comprare elettrodomestici, auto e case e quando termina di pagarli si indebita di nuovo per rinnovarli. Anche gli studenti universitari si indebitano per pagare i loro studi. E’ una società indebitata al punto tale che nel momento attuale il livello di indebitamento medio delle casalinghe, è del 120% del loro reddito annuo; in pratica se i cittadini statunitensi potessero stare un anno senza spendere un dollaro neanche per mangiare, dovrebbero ugualmente lavorare tutto l’anno e qualche mese in più per pagare tutto il debito accumulato.
Il 75% di questi debiti corrispondono ai mutui, i detonanti dell’attuale crisi. Però questo livello di indebitamento dei cittadini statunitensi, non è solamente interno (tra di loro), ma va fuori sia per l’enorme deficit che ha questo paese tanto nella bilancia commerciale, come nella bilancia dei pagamenti, visto che è il governo più indebitato del pianeta.
Cina e Giappone accumulano titoli del debito statunitense di un valore quasi di 2 miliardi di dollari, grazie al loro surplus commerciale con quel paese.

Gli antecedenti della crisi attuale
In questo contesto di indebitamento crescente e creazione di bolle speculative comincia a crescere la bolla immobiliare tra il 2002 e il 2005.
In quegli anni la Federal Reserve aveva abbassato i tassi per attivare l’economia, dopo l’impatto recessivo degli attentati dell’11 settembre.
Le banche quindi potevano indebitarsi per il 2% (su base annua) e fare prestiti per l’8% a chi voleva comprare o costruire una casa. Era davvero un grande affare, però la voraci banche non si accontentavano; per attirare ancora più clienti ad accendere mutui, ammorbidirono le loro regole e i loro controlli e concessero prestiti a persone con scarse garanzie di capacità di restituzione (ipoteche “subprime”) e fu l’auge dell’affare immobiliare, che fece salire a dismisura il prezzo delle proprietà.
Però a loro volta per poter prestare sempre più soldi a sempre più clienti, le banche avevano bisogno di ulteriori fondi che drenarono dal mercato finanziario offrendo in garanzia le stesse ipoteche che avevano nelle cartelle dei loro clienti.
Così le ipoteche sulle case si trasformarono in supporti di tutta una complessa trama di strumenti finanziari che arrivarono a far parte dei fondi delle banche europee.

Milioni di risparmiatori, attraverso banche, fondi di investimento e imprese quotate in borsa hanno finanziato la crescita della bolla, la maggior parte delle volte senza sapere quali fossero le garanzie finali dei loro investimenti.
Tutto questo d’accordo con la agenzie di rating che si sono tanto impegnate a squalificare le economie emergenti e mai si sono occupate di avvertire i risparmiatori sul rischio di questi irrazionali strumenti di credito del primo mondo.
È stato tutto un gran bell’affare finché il valore delle proprietà saliva e a seguire la ruota degli indebitamenti e dei pagamenti delle rate. Però come tutte le bolle un bel giorno è scoppiata.
La Federal Reserve cominciò ad aumentare i tassi fino a superare il 5% per contenere l’inflazione e così le banche aumentarono anche loro i tassi dei mutui già aggiudicati (quelli a tasso variabile).
Molti proprietari che non erano molto solvibili, iniziarono ad entrare in mora: con l’aumento dei tassi le more si moltiplicarono e già nel 2006 si ebbero 1.200.000 esecuzioni ipotecarie. Il valore delle proprietà, che era arrivato a dei livelli irrazionali, iniziò a sgonfiarsi, prima per la logica dei valori relativi. Però questo sgonfiamento si accelerò ulteriormente quando molti proprietari misero in vendita le loro case perché non potevano pagare le rate del mutuo.
Questo calo del valore degli immobili fece sì che molti proprietari si trovassero con la banca un debito maggiore del valore della loro casa, con il quale l’avevano messa in vendita, valore che a sua volta condizionato dalle vendite, continuò ad abbassarsi.
Al giorno di oggi si stima che più di 5.000.000 di famiglie abbiano in vendita la loro casa perché non possono pagare l’ipoteca e ce ne sono altre 2.000.000 che stanno per perderla in una esecuzione ipotecaria.
Quando scoppiò la crisi nell’agosto del 2007, si stimava che avevano morosità accumulate più di 500.000 milioni di dollari nel mercato delle ipoteche.
Era però molto maggiore la perdita del valore dei titoli e delle azioni vincolati ai cosiddetti “mutui subprime” (ipoteche spazzatura). In altre parole, molte delle banche vincolate in affari immobiliari non poterono affrontare i loro debiti perché evaporarono i loro attivi, supportati da mutui non solvibili e svalutati.
In questa complessa trama finanziaria, l’effetto domino iniziò a portare al fallimento di molti istituti relazionati in qualche modo con questi strumenti finanziari: i casi più risonanti furono Freddie Mac, Fannie Mae, Bearns Stearns, e più recentemente Lehman Brothers e AIG. Complessivamente un centinaio di entità danneggiate in USA più alcune in Europa.
Questo effetto domino ha già un anno e ancora non è arrivato alla sua fine. Il governo degli Stati Uniti e la Federal Reserve continuano ad iniettare migliaia di milioni di dollari per contenere il terremoto, però non è sufficiente e la crisi dei mutui ha contaminato tutti i mercati finanziari. I finanziatori tolgono il denaro dalle banche e dai fondi di investimento per panico e sfiducia e con questa azione debilitano ancora più il sistema finanziario. Gli intestatari di buoni o di azioni cercano di venderli per avere contanti perché prevedono una loro maggiore svalutazione e nel farlo generano ulteriore perdita di valore. Cioè, si sta passando dalla dimensione ipotecaria (di per sé enorme), all’avverarsi della profezia di una corrida bancaria e di borsa che genera fallimenti a catena. Questo il problema che stanno affrontando gli Stati Uniti oggi.

Fino a dove arriverà la crisi?
È molto difficile sapere quando si toccherà il fondo.
In primo luogo perché non si sa bene fin dove è arrivata la contaminazione degli strumenti finanziari supportati con i “mutui subprime”, data la complessità di tali strumenti.
In secondo luogo perché assume importanza il fattore psicologico della sfiducia dei risparmiatori, molto più difficile da misurare e prevenire, che continuerà a ripercuotersi nell’economia reale, fondamentalmente attraverso la restrizione del credito per gli investimenti e il consumo e attraverso la perdita di capacità di spendere della popolazione, accentuando così la spirale recessiva.
In terzo luogo, perché la interdipendenza tra l’economia del mondo con quella degli Stati Uniti, apre una ventaglio di molteplici conseguenze che si andranno retroalimentando.
L’economia degli Stati Uniti rappresenta il 25% dell’economia mondiale ed è sommamente interconnessa con quella della Cina, del Giappone e dell’Europa: implica che più del 50% dell’economia mondiale è direttamente danneggiato dalla crisi. Quindi praticamente nessun paese può considerarsi al riparo dalle conseguenze, anche se indirettamente ed in differenti gradi.
Una recessione economica degli Stati Uniti significa una forte diminuzione dei consumi dei prodotti fabbricati in Cina e Giappone, di cui è il principale consumatore. Un rallentamento nell’economia cinese conseguente alla diminuzione delle esportazioni, implicherà meno importazione di materie prime.
La sfiducia verso gli investimenti a maggior tasso di rischio danneggerà il flusso degli investimenti nei paesi emergenti. Però in quale profondità e per quanto tempo si darà questo è impossibile prevederlo.
Il governo degli Stati Uniti, contraddicendo i propri “principi” di ortodossa neoliberista, lasciando che i mercati si autoregolino lasciando fallire chi deve fallire e sopravvivere chi deve sopravvivere, sta facendo un appello (antidottrinario secondo le logiche neoliberiste) a risorse, iniettando migliaia di milioni di dollari nel barile senza fondo della crisi finanziaria. Se lo continuerà a fare, forse eviterà l’Apocalisse di un nuovo crack (potenzialmente maggiore di quello del 1929), però a costo di portare il suo indebitamento come Stato a dei limiti inimmaginabili. Ma più in là della poca o maggiore spettacolarità che potrebbe avere la caduta, quello che è sicuro è una recessione e un indebolimento prolungato della maggiore economia del mondo.

Conclusioni
In definitiva, questa crisi del capitalismo e della globalizzazione, dimostrano una volta in più che la speculazione finanziaria nel mondo va bloccata, forzando il reinvestimento produttivo dei guadagni imprenditoriali.
Il mondo non può essere governato dalla tirannia del capitale speculativo, che genera povertà e caos dovunque.
Il mondo deve avanzare verso una Nazione Umana Universale, nella quale i popoli, attraverso la democrazia diretta, trovino una soluzione al fatto che le immense risorse che oggi si destinano alla speculazione finanziaria, all’usura e agli armamenti, vadano invece a contribuire allo sviluppo umano e che facciano terminare la povertà.
In questo senso ci sarà da stare attenti perché questa implosione finanziaria sta certamente debilitando il cuore dell’impero, ma questo, come una belva ferita, al fine di riconquistare il potere, può pretendere di ricorrere alla forza bruta, più di quanto non abbia fatto finora.